Un comunista alla Scala

Sono diventati come le mezze stagioni: non ci sono più i comunisti di una volta. Niente più proletari, braccianti, operai, mangiapreti alla Peppone e don Camillo. Stenti a riconoscerli. Col tempo si sono evoluti, sono diventati artigiani, piccoli imprenditori, commercianti. I più avveduti, riunitisi in cooperativa, hanno costituito gruppi commerciali che registrano fatturati milionari, in euro. Sono quotati in borsa e danno perfino la scalata alle banche. E’ l’evoluzione della specie.

Così i vecchi proletari che lottavano contro i padroni ed i capitalisti, oggi possiedono belle ville in campagna, con piscina e frutteto intorno, fanno le vacanze a St. Moritz, solcano i mari su eleganti barche a vela da 18 metri, indossano pregiati capi d’abbigliamento  in cachemire, partecipano ad esclusivi party nei salotti romani o milanesi con vista Madonnina o Cupolone, vanno a braccetto con nobili e ricchi borghesi, sono diventati democratici, progressisti e liberal. Insomma, hanno abbandonato il vecchio ed anacronistico Manifesto del Partito comunista, ma hanno tenuto “Il Capitale”,  lo hanno investito in Borsa ed hanno realizzato enormi profitti, diventando dei pilastri dell’economia italiana. Chiamali scemi!

Uno degli illustri esponenti di questa nuova specie sociale, derivata dall’evoluzione comunista, è il sindaco di Milano, Pisapia. Dopo una militanza giovanile in Democrazia proletaria, grazie alla metamorfosi in corso, è approdato a Rifondazione comunista e, col sostegno di SEL di Vendola, ha vinto  le primarie del centro sinistra per la candidatura a sindaco e poi ha vinto le elezioni contro la candidata del centro destra, Letizia Moratti. Ed è diventato sindaco di Milano. Immagino che negli anni della contestazione fosse fra quelli che, fra un corteo, una barricata, uno sciopero, un’assemblea studentesca, un’occupazione di facoltà, si ritrovavano, come appuntamento fisso ed immancabile, a  lanciare uova addosso al pubblico che entrava alla Scala; specie alla Prima, notoriamente appuntamento fisso della borghesia milanese.

Ma il tempo passa, cambiano le stagioni, dalle crisalidi nascono le farfalle e Pisapia, da contestatore, diventa borghese, veste un elegante smoking da sera, con regolamentare farfallina, e va ad assistere alla Prima della Scala, nel palco reale, insieme a varie autorità locali, nazionali ed internazionali. Eccolo, immortalato, elegantissimo, in compagnia del premier Monti il quale, dimenticando per una sera lo spread, l’economia a rotoli, i milioni di disoccupati, le aziende che chiudono, i precari, gli imprenditori che si ammazzano perché assillati dai debiti, l’Italia sull’orlo del baratro (lo ha detto lui), si rilassa nel palco reale, assistendo alla rappresentazione del Lohengrin; cinque ore di Wagner. Roba da strapparsi le budella dalla disperazione.

Eccolo il Pisapia in versione Scala. Dalle uova marce sul pubblico al palco reale. Non c’è che dire, questi comunisti hanno avuto proprio una trasformazione radicale; irriconoscibili. Che bello fare i comunisti in Italia!

2 pensieri su “Un comunista alla Scala

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