I Black bloc, la sera…

Le idee rivoluzionarie e sovversive o, più moderatamente, il senso di ribellione verso la società, sono come le malattie esantematiche: ci passano quasi tutti. Per fortuna si superano abbastanza facilmente e senza conseguenze. Poi si cresce e restano solo un ricordo. Ma non sempre. In alcuni casi i sintomi permangono anche in età giovanile o adulta. Così, capita di incontrare persone che continuano a propugnare la necessità di cambiare il mondo e fare le loro piccole o grandi rivoluzioni contro le multinazionali, il capitalismo, la borghesia, il conformismo, la società consumistica, lo sfruttamento, i padroni o, più semplicemente, contro il potere di qualunque genere e colore. Ma è da giovani che si sente con più forza questo istinto rivoluzionario. E in qualche modo bisogna sfogarlo. Così, ogni pretesto è buono per innalzare nuove bandiere, scendere in piazza, sfilare in corteo, urlare qualche slogan, bruciare quello che capita, tanto per riscaldare il clima, e fare le prove di guerriglia in previsione del grande giorno della rivoluzione.

Poi, la sera, questi piccoli apprendisti rivoluzionari tornano a casa, dove sono assicurati vitto, alloggio, paghetta settimanale e dove c’è sempre la mamma che li attende con ansia e provvede a fare la spesa, cucinare, lavargli la biancheria e pulirgli il sederino. Mangiano, bevono, dormono tranquilli nella loro bella cameretta adornata con le immagini di Marx e Che Guevara e sognano la rivoluzione. E il giorno dopo si svegliano, fanno colazione con latte, burro, marmellata e biscotti (tutto preparato dalla mamma), come la famigliola del Mulino bianco. Poi riprendono, con calma, la loro opera di predicatori e salvatori del mondo, contro il capitalismo, il consumismo, il potere e le comodità borghesi. In fondo sono dei “bravi ragazzi“, tutto casa e corteo,  guerriglia e nutella.

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