Censimento e Ucas

Ovvero: come complicarci la vita. Ho sempre pensato che al mondo esistano delle persone il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di complicare l’esistenza a se stessi ed agli altri. Così da noi, oltre alle parti sociali, i centri sociali, gli ammortizzatori sociali, le assistenti sociali, esiste un’altra categoria: i complicatori sociali. Quelli che si svegliano al mattino e, come dicevo, pensano a come complicarvi la vita. Si inventano nuove disposizioni, circolari di ogni genere, indagini inutili, modelli e questionari da compilare. Sono quelli che predispongono  i modelli delle dichiarazioni dei redditi e adesso…il censimento.

Vogliono sapere tutto di voi, anche cose del tutto personali che non dovrebbero riguardarli. Per esempio, vi chiedono il numero di telefono e l’indirizzo E-Mail, nel caso avessero bisogno di contattarvi. E perché mai dovrebbero contattarmi? Allora precisiamo. Non c’è nessuna legge che mi obbliga ad avere il telefono, né un cellulare, né un indirizzo di posta elettronica. Allora facciamo che io non ce l’ho. E siccome non ce l’ho non posso riportarlo nel questionario. Che succede? Mi becco la multa prevista di 2.000 euro per dichiarazione errata? Appello: Non date il vostro numero di telefono, né l’E-Mail, nemmeno all’Istat.

Lasciamo perdere per carità cristiana di entrare nel merito delle altre domande poste. Intanto, il sito dell’Istat, in cui, secondo preciso invito, si poteva compilare il questionario, dato l’alto numero di accessi, è andato subito in tilt. A Roma i solerti cittadini che, come da disposizioni, volevano consegnare il loro bel questionario alle Poste, sono stati invitati a tornare a febbraio. Ci fosse una volta che tutto funziona e fila liscio. No, da noi non si riesce a fare niente che non comporti imprevisti, disguidi, problemi e complicazioni. Il che serve a ricordarci, per i più distratti, che siamo in Italia.

Mi viene in mente un vecchio post del 2004, purtroppo sempre attuale. Eccolo…

UCAS (come complicarci la vita)

Sì, tutti, prima o poi, abbiamo a che fare con l’UCAS ( Ufficio Complicazioni Affari Semplici). Non esiste Azienda, Ente o Ufficio, anche il più piccolo, che non abbia il suo UCAS. Magari non appare e non c’è una targhetta sulla porta, ma state certi che esiste. Lo capite quando fra capo e collo, all’improvviso, arrivano circolari o nuove disposizioni che stravolgono anni di tranquillo lavoro. E figuriamoci se lo Stato non ha il suo UCAS. C’è, e possiamo immaginarlo come un edificio enorme, tipo ministero; non risulta ufficialmente, è più segreto dell’Area 51, ma c’è. E, vi chiederete voi, chi ci lavora? Anche questo sembra essere un segreto, ma io ho una mia idea. Avete presente la legge Basaglia? Sì, quella che ha chiuso i manicomi. Bene, c’erano migliaia di persone nei manicomi. Con la legge Basaglia sono spariti. Dove sono andati? Semplice, sono stati assunti tutti alla sede centrale dell’UCAS!

Che questa famigerata sede centrale esista non ci sono ormai dubbi. Tutti possiamo verificarne gli effetti. Basta trovarsi di fronte ai moduli per la dichiarazione dei redditi, tanto per fare un esempio, ed è subito chiaro che quell’accozzaglia di formule incomprensibili non può essere stata partorita che da menti contorte. E sempre dalla stessa sede partono quelle perle semantiche partorite dopo lunghi studi, consulenze, riunioni e attente riflessioni. Così nasce, per esempio, l’idea di nobilitare un antico mestiere come lo spazzino chiamandolo “operatore ecologico”. Ancora gli stessi esperti, dopo chissà quante consulenze di altissimo livello, hanno inventato il termine LSU ( Lavoratori Socialmente Utili ). Ora, l’esigenza di specificare il fatto che questi lavoratori siano ” socialmente utili”, significa rafforzare una loro peculiarità in contrapposizione a quei lavoratori che, ovviamente, non sono “socialmente utili”, ovvero tutti gli altri. Il che significa che tutti coloro che non sono lavoratori socialmente utili sono…inutili! Beh, qualcuno magari lo è, ma qui si esagera.

Sempre con lo stesso criterio sono scomparsi termini quali cieco, sordo, sostituiti da più eleganti “non vedente, non udente…”. Scomparso perfino il termine “disabile” sostituito da un più specifico ” diversamente abile”. Immagino che proseguendo con questa opera di sempre maggior specificità della terminologia si potrebbe arrivare a definire una persona priva delle gambe “affetta da incapacità deambulatoria causata dall’assenza degli arti preposti a svolgere tale funzione”. Mi sembra corretto, no? Magari crea qualche problema riportare l’intera dicitura sui documenti vari, però…è chiara!

Già, ma le persone che per loro fortuna sono in possesso di tutti gli arti perfettamente funzionanti come li chiamano? Normali? No, no. Troppo semplice. Essendo queste persone “normali” dotati degli arti regolari, normali, li definiscono ” Normodotati”. Geniale vero? Siccome però non tutti sono al corrente di queste “innovazioni” conviene stare attenti nell’uso di questi neologismi. Sarebbe pericoloso, per esempio, rivolgervi a qualcuno dicendo ” Lei che è una persona normodotata…” Potrebbe rispondervi ” Normodotato sarà lei e tutta la sua famiglia”. E se si limita a questo vi va già bene. Ma credete che sia finita qui? Temo di no.

Già, perché questa dotazione di serie, questa “normodotazione” non specifica, per esempio, una delle differenze sostanziali fra gli esseri umani; la differenza fra maschi e femmine. Tutti in possesso della dotazione di serie, ma…con precise peculiarità. I maschi, notoriamente, hanno una dotazione di serie diversa dalle femmine. E credete che gli esperti dell’UCAS prima o poi non si porranno il problema? Secondo me ci stanno già lavorando. Azzardo una mia idea. Credo che finiranno per specificare la diversa dotazione evidenziando gli attributi che caratterizzano e diversificano i due sessi. Non più, quindi, un vago e generico ” Normodotati”, ma termini specifici e differenziati. Si potrebbero chiamare i maschi “Penedotati” e le donne “Tettedotate”. Oppure per specificare la mancanza dell’attributo maschile si potrebbero chiamare le donne, prive di pene, ” Spenate” o, ma forse sarebbe troppo forte, “Scazzate”. No?

Temo, però, che protesterebbero le femministe, perché in tal modo si assegnerebbe all’organo maschile una priorità rispetto a quello femminile, evidenziando non una peculiarità della donna, ma una sua “mancanza” di qualcosa. Inaccettabile. Credo che la proposta potrebbe essere quella di evidenziare, invece, qualcosa che le donne hanno e gli uomini no. E quindi chiamare le donne ” Figadotate” e gli uomini ” Sfigati…”. Sì, credo che questa sarebbe una buona idea, anche perché il mondo è già pieno di sfigati, quindi l’innovazione non sarebbe molto traumatica. Non vi pare? Eh sì, se non ci fosse l’UCAS bisognerebbe inventarlo. O no?

Un pensiero su “Censimento e Ucas

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