Bavagli e querele

Tutti contro il bavaglio. Anche Wikipedia  ha oscurato le pagine in italiano, coperte con un comunicato di protesta. Qualche giorno fa c’è stata la grande manifestazione di piazza contro il bavaglio e le norme ammazza blog. A ben guardare, però, le facce viste sembrano conosciute. Sono gli stessi che partecipano a tutti i cortei di protesta mascherati, di volta in volta, da studenti, operai, precari, cassintegrati, popolo viola o popolo della rete. Forse non hanno di meglio da fare, così ogni pretesto è buono per scendere in piazza e fare un po’ di baldoria. Cambia la protesta, le bandiere, gli striscioni, i cartelli e gli slogan, ma i protestanti sono sempre gli stessi. Per loro la protesta è un hobby, un passatempo come un altro. Tanto che se si facesse un corteo di protesta contro quelli che protestano, loro ci sarebbero, in prima fila.

Fa piacere, tuttavia, vedere con quanta passione difendono la libertà di pensiero, di espressione e di stampa, garantiti dall’art. 21 della Costituzione. Peccato che sia, però, una difesa con riserva. La libertà di stampa va benissimo quando si attacca quotidianamente Berlusconi, il governo, il centro destra ed i suoi esponenti. In quel caso tutto è lecito e consentito, accuse di ogni genere, sberleffi, calunnie, satira, dileggio, irrisione, offese e insulti a piacere. Lo garantisce l’art.21. Ma se per caso si usano gli stessi metodi contro la sinistra, i suoi esponenti ed i loro interessi, l’art.21 è temporaneamente sospeso. La libertà di stampa diventa macchina del fango e deve essere messa a tacere. Perché toccare la sinistra è come toccare i fili dell’alta tensione; non si muore, ma ti querelano. Vediamo alcuni esempi recenti.

Pierluigi Bersani, a Ballarò, temendo di dover rispondere di responsabilità in merito alle tangenti rosse del caso Penati, disse che se qualcuno aveva dei dubbi su di lui o sul partito, doveva dirlo chiaro e l’avrebbe querelato. Ha perfino minacciato di avviare una class action contro il Giornale perché accennava genericamente a “diversamente ladri“. Di recente Ornella Vanoni durante un concerto pubblico ha detto “Berlusconi è un ladro“. E non è successo niente, perché di Berlusconi si può dire di tutto e di più. Sugli avversari, invece, non si possono avere nemmeno deboli sospetti e dubbi: ti querelano. E una!

Qualche giorno fa, Massimo D’Alema, anche lui temendo eventuali implicazioni nell’inchiesta barese sulle tangenti nella sanità in cui sono coinvolti alcuni esponenti di area dalemiana, ha dichiarato che se qualcuno lo tira in ballo in merito all’inchiesta Tarantini lo querela. E due!

Nichi Vendola, parlando in pubblico e riferendosi ad Emilio Fede, lo ha definito “Vecchio rincoglionito”. Il giorno dopo Fede intervistato a Radio24, gli ha risposto chiamandolo Pendolo ed affermando che bisogna capirlo, davanti e dietro. Sembra un normale scambio di battute, ma non lo è. Già, perché secondo la ferrea logica sinistra, l’insulto di Vendola è libertà di espressione, ma la battuta di Fede è un gravissimo insulto omofobo. Tanto che Vendola ha annunciato la querela dicendo che la questione con Fede ed i responsabili della radio si sarebbe risolta in tribunale. E tre!

Una decina di giorni fa il quotidiano regionale L’Unione sarda riportava la notizia di una inchiesta della procura su Renato Soru per evasione fiscale. Diritto di cronaca? Giammai. Il giorno dopo Soru, ex governatore della Sardegna, patron di Tiscali, editore de L’Unità, paladino della sinistra e, come tale, strenuo difensore della libertà di stampa…ha querelato il quotidiano. E quattro!

Alcuni mesi fa il finiano Italo Bocchino ha querelato il Giornale, il direttore ed una trentina di redattori perché, a suo dire, parlavano male di lui. Il che gli procurava ansia, insonnia e stava dimagrendo. Sembra una barzelletta su cui sorridere, ma è vera. E cinque!

Qualche anno fa Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, scrisse un libro “Falce e carrello” in cui denunciava lo strapotere delle Coop rosse che condizionavano il mercato della grande distribuzione. Immediata la denuncia delle Coop. Forse perché nel libro c’erano notizie false e accuse non dimostrate? No, perché quel libro era “Concorrenza sleale”. Così interviene subito il soccorso rosso delle toghe rosse e Caprotti viene condannato a risarcire 300.000 euro di danni. Non solo, viene stabilito l’immediato ritiro di tutte le copie del libro da librerie e punti vendita sul territorio nazionale ed il divieto di ristampa. Per ritrovare un esempio simile di censura, col divieto di stampa di un libro, forse bisogna risalire al ventennio fascista. E nessuno è sceso in piazza a difesa dell’art.21. E sei!

L’ultimissima di pochi giorni fa è che Vasco Rossi aveva denunciato il sito Nonciclopedia reo di averlo diffamato. Il sito, che fa il verso a Wikipedia e tratta i vari argomenti e personaggi in chiave ironica, ha rischiato la chiusura. Già, perché anche l’ironia e la satira vanno benissimo e devono essere libere, ma solo se sono contro Berlusconi. Altrimenti ti querelano. E sette!

Non c’è bisogno di fare grandi sforzi di fantasia per capire che l’applicazione dell’art. 21 è un po’ casual. A sinistra è un diritto garantito dalla Costituzione, a destra no. Già, perché bisogna sempre ricordarsi che a sinistra sono diversi, sono speciali. Sono quelli che, come diceva Occhetto ai tempi di Tangentopoli, “Noi abbiamo le mani pulite“, intendendo che, ovviamente, tutti gli altri avessero le mani sporche. Sono quelli che, come urlava Fassino dal palco ai tempi dell’affare scalata Unipol-BNL, “Noi siamo persone perbene“, intendendo, ovviamente, che gli altri siano tutti delinquenti, corrotti, mafiosi, camorristi e truffatori.

Eh sì, a sinistra sono tutti puri e innocenti come pargoletti. Ma allora di che avete paura? Tranquilli, per voi non ci sarà nessun bavaglio. Come si fa con i neonati perché non si sporchino mangiando la pappa, al massimo vi metteranno un bavaglino!

2 pensieri su “Bavagli e querele

  1. ti è sfuggito santoro Giano,
    in una puntata di annozero ha mandato in onda il numero di cell di Berlusconi dicendo: “che sarà mai???”
    dopo due giorni un giornale pro-B pubblica il numero di cell di santoro e che succede? santoro querela e chiede 150.000 euro di risarcimento.

    TADS

    …….
    Hai ragione, ma non ci sarebbe solo Santoro, l’elenco sarebbe lungo. Da Forattini querelato da Caselli e D’Alema per due vignette a Prodi che fece chiudere un sito di satira perché danneggiava la sua immagine. Mah, hanno uno strano concetto della libertà di stampa. Nuona serata…

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  2. sally brown

    due notizie- la prima è che non tutte le pagine di wiki sono oscurate stamane la pagine su ranieri di monaco era ancora accessibile.
    la seconda è che nel corso di un procedimento civile le parti possono scambiarsi qualunque infamia senza correre il rischio di querela per falso o per diffamazione. Una sorta di porto_franco insomma…
    ole/.)

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