Berlusconi millanta

E’ lo scoop del giorno. La notiziona campeggia su tutti i quotidiani. Eccola: “I giudici vogliono indagare il premier“. Da non credere, non si era mai sentito che un giudice volesse indagare Berlusconi. Scherzi a parte, in questo folle e quotidiano accanimento persecutorio si sono superati tutti i limiti, si è raggiunta e superata perfino la soglia del ridicolo. Quando hanno arrestato Tarantini accusandolo di ricatto nei confronti di Berlusconi il mio primo pensiero è stato che fosse solo un trucco per tirare ancora in ballo il premier e trovare qualche nuovo appiglio per incastrarlo. Non mi ero sbagliato. In questo strano caso giudiziario c’è una persona arrestata, Tarantini, per ricatto. Ma curiosamente non esiste un ricattato, né una denuncia in tal senso. Ricorda molto da vicino l’affare Ruby in cui Berlusconi veniva indagato per concussione, ma non esisteva un concusso. 

Ma ormai quando si tratta di Berlusconi non c’è nemmeno bisogno che esista il reato, basta l’intenzione. Infatti, visto che nel caso Tarantini è difficile dimostrare il ricatto, allora ci si inventa una nuova accusa; Berlusconi avrebbe indotto Tarantini a mentire. Siamo in pieno processo alle intenzioni. E se non riusciranno a dimostrare che c’è stata l’induzione a mentire, diranno che, comunque, avrebbe potuto farlo e, se non lo ha fatto, almeno l’ha pensato. Perché l’importante è tenere sempre Berlusconi sotto accusa, anche quando le inchieste finiscono nel nulla. Caso esemplare quello dell’accusa per concussione per la famosa telefonata con Saccà. Visto che l’accusa è caduta e l’inchiesta è stata archiviata, i solerti magistrati se ne sono inventata un’altra. Visto che non possono indagarlo per concussione, per la stessa vicenda hanno aperto una nuova inchiesta accusandolo di abuso d’ufficio. Altro caso esemplare la vicenda della famosa telefonata, pubblicata dal Giornale, tra Fassino e Consorte in merito alla scalata Unipol alla BNL.  La vicenda sembrava chiusa con la condanna dell’editore e dell’allora direttore del quotidiano, Belpietro, a pagare un risarcimento di 50.000 euro a Fassino per danni morali. Ora, però, gli inquirenti chiedono che per quella vicenda sia indagato anche il premier per “Concorso morale“.

Su queste due vicende emblematiche si potrebbe fare qualche considerazione. Sarebbe interessante sapere se nella storia giudiziaria ci sia un altro caso di qualcuno arrestato per ricatto senza che esista il ricattato. L’altra curiosità riguarda il fatto che mentre si danno in pasto ai media migliaia di intercettazioni telefoniche private di Berlusconi, che poco o nulla hanno a che fare con l’inchiesta, ma servono solo a sputtanare il premier, se però il Giornale si permette di pubblicare una sola intercettazione che riguarda Fassino viene condannato a pagare i danni.

Viene in mente una frase che abbiamo imparato a conoscere seguendo i vecchi telefilm di Parry Mason. Una frase che veniva detta ai testimoni che si apprestavano a deporre in tribunale: “Tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei“. In Italia quella frasetta non si usa, però la si applica alla perfezione. Tutto quello che Berlusconi fa, dice o pensa di dire e fare, viene immancabilmente usato per trovare qualche appiglio per incastrarlo.

Ora, se anche l’accusa di induzione a mentire  non andasse a buon fine, i nostri infaticabili custodi della Legge, troverebbero un altro appiglio,  hanno un asso nella manica. Fra le centomila intercettazioni fatte ce n’è una che inchioda definitivamente Berlusconi. Quella in cui, scherzando sulle sue performances amatorie, afferma di avere undici ragazze in fila dietro la porta. E conclude con una battuta: “Me ne sono fatte solo 8“. Ecco la prova schiacciante. Preso atto della esagerata esaltazione delle sue prestazioni sessuali, la procura aprirà una nuova inchiesta sul premier: Berlusconi indagato per millantato credito.

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