Guerra mediatica

L’influenza dei media sta diventando sempre più determinante in una società globalizzata. Ne abbiamo una prova ulteriore proprio in questi giorni di conflitti e di sconvolgimenti nel nord Africa ed in particolare in Libia. L’informazione in tempo reale consente di essere al corrente degli eventi e di creare una opinione pubblica che può incidere sugli stessi eventi. Un loop che può essere determinante per le scelte, le decisioni e per l’esito finale di una operazione, anche di tipo bellico. E’ evidente che, in queste condizioni, il controllo dell’informazione diventa fondamentale. Il suo uso spregiudicato e la manipolazione delle notizie diventa un’arma potentissima. Un’arma mediatica, certo, ma pur sempre un’arma. 

E’ esattamente quanto sta succedendo in Libia. Nel post “Libia e mozzarella” elencavo alcune bufale diffuse ad arte dai media in questa ultima settimana. Non si può affermare che siano state determinanti per l’esplosione della rivolta, per il suo estendersi nella Cirenaica e per l’andamento degli scontri in atto. Ma resta più di un dubbio. Siamo sicuri che le prime allarmanti notizie (false) diffuse da Al Jazeera (si parlava di migliaia di morti e di fosse comuni), subito dopo la prima manifestazione dei ribelli a Bengasi, non abbia contribuito a fomentare la rivolta o che, addirittura, non abbia influito anche sulle decisioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU? Non ne sarei tanto sicuro. Anzi, ho forti dubbi sull’attendibilità della emittente del Qatar e sulle trame segrete che hanno scatenato la rivolta in Libia.

L’ultima bufala di Al Jazeera è di ieri. In mattinata annunciava che i ribelli avevano conquistato Sirte, la città natale di Gheddafi. La notizia veniva ripresa da tutti i media, compresa la BBC, e compariva su tutte le prime pagine dei quotidiani. E’ evidente l’impatto psicologico della notizia della caduta della città simbolo per i governativi. Peccato che fosse una bufala. Già a fine mattinata diversi corrispondenti occidentali smentivano la notizia confermando che i ribelli si trovavano a circa 140 Km. dalla città. Lo ribadisce oggi in un suo pezzo, il corrispondente Fausto Biloslavo, presente in Libia fin dai primi scontri e che ieri si trovava proprio a Sirte. Ma allora, se non era vero, perché Al Jazeera, sapendo benissimo che si trattava di una notizia falsa, annunciava la conquista di Sirte da parte dei ribelli? La domanda è inquietante e conferma quanto dicevo: l’informazione è un’arma e viene usata come tale.

Allora chiedersi quanto siano attendibili i media, quanto possano influenzare l’andamento del conflitto, quanto siano schierati a favore di una o l’altra fazione e quale sia il grado di manipolazione delle notizie, diventa una domanda molto, ma molto seria. L’impressione è che ultimamente sia sempre più evidente l’uso distorto dell’informazione. E che quello che leggiamo sui giornali o vediamo e sentiamo in televisione più che informazione sia una grande unica bufala messa in atto per sostenere una delle fazioni in conflitto. E non è detto che sia quella giusta. 

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