Okkupato

Ormai il Bel Paese è come l’unico bagno di una famiglia numerosa: sempre occupato.  Durante la guerra subimmo l’occupazione tedesca. Poi ci occuparono gli alleati. Così, dopo tante occupazioni, diventammo bravi ed imparammo ad occuparci da soli. Ed infatti, per quasi due decenni, fummo tutti occupati nella ricostruzione. Non avevamo ancora finito di occuparci della ricostruzione che cominciarono le occupazioni delle fabbriche e le occupazioni studentesche del ’68. E da allora viviamo in uno stato di occupazione permanente.

In questi giorni sono gli studenti ad occuparsi di tenere viva la tradizione dell’occupazione, occupando tutto quello che possono; strade, piazze, facoltà universitarie, scuole, palazzi, monumenti, chiese e perfino i tetti. Una volta gli studenti li riconoscevi dai libri sotto il braccio. Oggi li riconosci dal casco in testa, il passamontagna ed il candelotto fumogeno.

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Difficile distinguerli dai no global, dagli antagonisti o dai ragazzi dei centri sociali. Anche perché molto spesso sono le stesse persone. Costituiscono una sorta di lobby della protesta. Sempre pronti ad entrare in azione, in sede o in trasferta, e girare l’Italia, ovunque ci sia un pretesto per giustificare un corteo, una manifestazione, dei poliziotti da prendere a sassate, vetrine da sfasciare, auto e cassonetti da incendiare, distruggere negozi e quello che capita a portata di mano. Sono una mutua della contestazione,  si sostengono a vicenda. Se manifestano gli studenti accorrono gli antagonisti. Se scendono in piazza gli antagonisti arrivano in soccorso gli studenti. Non importa per quale causa o motivo, tutto va bene; dalla No Tav a Castel Volturno, dalla base di Vicenza alla spazzatura di Napoli, dal terremoto a L’Aquila allo sciopero contro la riforma scolastica.

Ecco perché esiste la disoccupazione giovanile. I giovani disoccupati sono tutti occupati ad occupare qualcosa. E non hanno tempo per studiare o, peggio ancora, lavorare. Così, oggi, parlare di scuola e di studenti fa venire in mente, per associazione d’idee, similitudini di tipo scatologico. E’ come entrare in un bagno pubblico durante un’epidemia di diarrea: tutto Okkupato! Dagli studenti…

P.S.

A conferma di quanto detto, ma non ce n’era bisogno, ecco oggi sulla stampa il resoconto di una tranquilla giornata di guerriglia urbana a Genova. Ma le stesse scene le abbiamo viste a Roma, Torino, Milano e altre città. Questo è ciò che fanno passare come “Protesta studentesca”.

È successo di tutto durante il corteo di ieri mattina organizzato dagli studenti genovesi per protestare contro la riforma del sistema universitario. Tanto che la «solita» città bloccata è sembrata quasi la situazione meno grave. Circa duemila ragazzi che, al ritmo di «entusiasmo!!», «blocchiamo tutto» e «sciopero generale», hanno percorso le vie del centro da Caricamento a De Ferrari, poi anche paralizzando la Sopraelevata, fermando il traffico cittadino e regalando attimi di panico a chi si trovava nella zona battuta dagli «studenti in lotta».

Guide d’eccezione «le universitarie e gli universitari di Socialismo Rivoluzionario» che firmavano i volantini informativi. Arrivati in piazza Portello la sorpresa: i ragazzi, nonostante il blocco delle forze dell’ordine, hanno deviato il percorso su piazza Fontane Marose, via XXV Aprile e via Roma, per arrivare davanti alla sede della Prefettura. Pochi secondi e dalle fila degli studenti, alla cui testa c’erano già quelli che indossano i caschi per prepararsi allo scontro, partono cinque fumogeni, bottiglie di vetro e uova marce lanciate contro gli uffici del Prefetto. Ed iniziano i primi scontri. Le forze dell’ordine, accolte a suon di «digos boia», caricano i ragazzi per riportarli all’ordine. Alla fine ci sarà anche un ferito lieve.

Il corteo riparte e arriva in piazza De Ferrari. Qui si scatena il panico davanti agli stand della Banca Monte dei Paschi di Siena, all’interno dei quali si stava svolgendo un convegno economico sui temi dell’imprenditoria giovanile. Un’irruzione in piena regola, scene da guerriglia urbana sotto gli occhi esterrefatti dei presenti. I manifestanti fanno irruzione, interrompono la diretta e lanciano uova sui presentatori e una secchiata di letame sul parterre di invitati, colpendo in pieno gli assessori allo sviluppo economico Gianni Vassallo, del Comune, e Paolo Perfigli, della Provincia. Sono minuti di paura, Vassallo cade anche dalla poltrona rischiando di farsi male. Poco più tardi presenzierà al consiglio comunale indossando una camicia dei vigili urbani presa in prestito, scusandosi con i colleghi per non poter indossare giacca e cravatta.

Fuori dallo stand assalito i compagni urlano «Tremonti- maiale» mentre qualcuno a bomboletta scrive un «ladri» a caratteri cubitali sul centro incontri di Monte dei Paschi. De Ferrari è un tappeto di carta igienica, lanciata qua e là per festeggiare una giornata di scuola evitata. L’obiettivo c’entrava ben poco con la protesta contro il ddl Gelmini. Lo sapevano bene i giovani dei centri sociali, in prima fila in corteo. I soliti che mettono, o almeno provano a mettere, lo zampino in quasi tutte le manifestazioni organizzate in città, sempre le stesse due o tre facce. Un po’ meno bene gli studenti che li seguivano.

Qualcuno di loro addirittura vede i microfoni di radio e televisioni e s’avvicina minaccioso durante il corteo. Vogliono anche dirti chi puoi o non puoi intervistare. Cosa devi o non devi chiedere. Con slogan da domenica calcistica i centri sociali si mettono in luce ancora una volta per la pochezza che li contraddistingue. Un coro di «beh, diglielo tu che parli meglio» per rispondere a chi gli chiede il perché di una protesta così insignificante. Si dichiarano non violenti parlano di disobbedienza civile e poi inscenano la guerriglia. Insomma, poche idee e, quelle poche, parecchio confuse. Ma a quelle ci penseranno dopo. Si sa che quando il gioco si fa duro i duri si dileguano a gambe levate. Perché in fondo, come diceva Gaber, «la rivoluzione oggi no, domani forse. Ma dopodomani sicuramente». (Guerriglia urbana a Genova)

4 pensieri su “Okkupato

  1. Carissimo Giano, purtroppo in questa occasione hanno ragione loro e tutti gli universitari (ricercatori e precari) che stanno protestando in questo periodo. Innanzitutto perché le proteste e i tentativi di dialogo sono vecchi di due anni e mezzo almeno, e le parole hanno portato al nulla! E poi vorrei ricordare che la Crui ha espresso parere favorevole sulla riforma, ed è un po’ difficile che questi rettori, rappresentanti delle baronie, diano una zappa sui piedi di quegli stessi baroni che li hanno portati al potere.
    In tutto questo chi la riforma veramente la subisce, ovvero studenti, precari e ricercatori a tempo determinato non sono stati mai sentiti o presi in considerazione, e non sono una parte così minoritaria dell’università, ed è proprio questa parte accademica ad avere, in questi due anni e mezzo, fatto proposte anti-baronali (alla faccia di chi dice che sono mossi dai baroni!).
    La situazione, dunque, si è andata a creare soprattutto perché i rappresentanti del popolo non hanno mai voluto ascoltare quel popolo che le loro decisioni le subisce (non possono nemmeno dire che la maggior parte degli universitari, anche in senso estensivo di studenti dell’università, votano per loro – ci metto anche il PD, per inciso -, perché è in quella fascia, se non ricordo male, che c’è il maggior astensionismo): e giusto per fare un esempio, ricordo che non è un caso se gli aquilani sono stati randellati quando sono andati a chiedere spiegazioni!

    Più in generale il problema è comunque nostro, come popolo, che quando ci sono passati davanti (i politici, intendo) ci siamo sempre piegati, invece di guardarli negli occhi da pari a pari quali sono. L’arroganza dell’ultimo mezzo secolo della classe politica italiana la stiamo pagando adesso.

    P.S.: chiosa sulla legge. Le poche cose buone che si troveranno nel ddl sembra che provengano dai finiani, che per iniziare a lavorare in maniera seria sono dovuti uscire dal partito di maggioranza. Al di là dell’ovvia domanda "E prima cosa cavolo stavate facendo?", si potrebbe anche vedere l’osservazione come un indizio che anche in parlamento, per poter essere ascoltati dai capoccioni del proprio partito, bisogna arrivare alle sberle (ah, dimenticavo! A quelle ci sono arrivati da tempo!)

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    1. Giano

      Caro Gianluigi, non entro nel merito specifico della riforma, perché non conosco il testo e, quindi, non posso fare alcuna osservazione. Mi limito a notare come, qualunque sia il pretesto, ormai tutto serve per creare disordini, occupare strade, piazze e tetti e fare le prove generali di guerriglia urbana. Queste forme di “protesta” io non le ho mai capite, né le capirò mai. Ho aggiunto oggi nel post, a conferma di quanto avevo scritto, un pezzo, ripreso dalla stampa, sulla manifestazione a Genova. E’ indubbio, però, che l’università italiana abbia bisogno urgente di una riforma. E’ pure chiaro che qualuqnue riforma finisca per toccare e mettere in pericolo privilegi ormai acquisiti in decenni. Ma lo stesso discorso vale per qulunque riforma, da quella dell’ammisnistrazione pubblica, alla giustizia. Nessuno vuole rinunciare al proprio orticello. E’ comprensibile ed umano, ma non è più giustificabile. Sulla serietà della nostra classe politica è inutile dilungarsi. Politica e serietà sembrano concetti opposto: è un ossimoro. Ma un esempio ce ne dà la prova. Tu dici che qualche cosa buona della riforma è dovuta agli emendamenti di FLI. Sarà, non lo so. Però ho visto due giorni fa il finiano Granata salire sui tetti di Architettura a Roma, in segno di solidarietà con i manifestanti. Ed il giorno dopo, alla Camera, ha votato, approvandola, la riforma Gelmini. Ecco, questa è la perfetta raffigurazione di cosa è la nostra politica oggi. Capisco la tua preoccupazione, essendo direttamente interessato, e non mi resta che farti gli auguri, sperando che il futuro vi dia più sicurezza, serenità nel lavoro e riconoscimenti del merito. Buona giornata.

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