Libertà di stampa: dipende…

Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, è stato sospeso per tre mesi. Aggiungete il fallito attentato a Maurizio Belpietro,  direttore di Libero. Metteteci anche la perquisizione della redazione del Giornale e delle abitazioni private del direttore Sallusti e del vice Porro, ed il sequestro dei loro PC, con tutti i dati personali. Sistemate la ciliegina sulla torta: Gentiloni del PD, ex ministro nel Governo Prodi, ha inoltrato richiesta di chiusura del Giornale, perché colpevole di essere schierato a favore del Governo e di chiamare il premier amichevolmente “Silvio“. Sembra una battuta, ma è vera. Ma guai ad ipotizzare tentativi di “bavaglio“, per loro non vale. Se una cosa simile si facesse nei confronti di giornali e direttori di sinistra, Ezio Mauro o Concita De Gregorio, avremmo già avuto le sommosse popolari. Se succede a Libero e Giornale, ed ai loro direttori, è tutto normale. Anzi, forse, se la sono cercata…

A quanto pare, è lecito, giusto ed auspicabile, fare lunghe campagne diffamatorie su Berlusconi, ma parlarne bene non si può; è reato gravissimo, almeno per Gentiloni e gentiliniani di corte. Ovvio che, in questi casi l’art. 21 della Costituzione, quello tanto sbandierato dalla sinistra, è momentaneamente sospeso. Ho detto spesso che a sinistra hanno questo strano concetto della libertà di stampa. Così come della democrazia: se vincono loro è una grande vittoria della democrazia, se vincono gli altri è regime! A loro tutto è concesso, ma se si azzardano timidamente, una volta tanto, gli altri ad usare gli stessi metodi, allora non è più libertà di stampa, niente art. 21, quello diventa killeraggio, dossieraggio, macchina del fango. Lo ha ribadito anche Saviano, in prima serata TV, senza che nessuno potesse rispondergli a tono. Ma anche questo rientra nella norma. Loro possono farlo, quando, come e dove vogliono. E  pure pagati profumatamente. Gli altri no. Evidentemente la libertà di stampa e l’art.21 sono diritti esclusivi di pochi privilegiati. Uso un’altra parola frequentemente, riferita alla stampa, alla politica ed alla società: ipocrisia.

Si potrebbe pensare che, forse, io esageri. Allora non resta che sentire cosa ne pensano i diretti interessati. Per esempio i giornalisti. Sentiamo, quindi, cosa ne pensa un giornalista di tutto rispetto, Pierluigi Battista, firma di primo piano del più grande quotidiano italiano, il Corriere. Lo ha detto ieri in un breve video (ascoltatelo, è brevissimo) che figura ancora oggi nella home del quotidiano. Eccolo: “I giornalisti italiani? Grandissimi ipocriti“. E se lo dice lui…

A proposito, giusto per confermare che sono cose che ripeto da tempo, ecco cosa scrivevo 5 anni fa: “Libertà di stampa (per chi?)”

14 pensieri su “Libertà di stampa: dipende…

  1. Beh Giano, concordo sulla questione di equità di trattamento da parte del consiglio dell’ordine riguardo chi violi il codice deontologico (che sia destra, sinistra, centro, … ecc.) ma non posso concordare su qualcos’altro.

    L’ordine dei gionalisti è comunque un ordine professionale, se poi vogliamo abolirlo…

    Ok, dai, equipariamoli ai panettieri, ai metalmeccanici, a qualsiasi altra cosa che non sia un “professionista”.. visto che non vogliono essere trattati come vengono trattati tutti gli altri appartenenti ad un ordine professionale, i quali sono obbligati a rispettare il codice deontologico del proprio ordine e puntualmente mazziati ogni qualvolta sbaglino anche solo a soffiarsi il naso controvento.
    I giornalisti vadano a fare i commercianti dei propri titoloni.

    (e guarda che per me la questione è a monte, quindi bipartisan)

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    1. Giano

      Letizia, non confondiamo le parrocchie. Il problema non è che il giornalismo sia una professione o no. La questione è che la libertà di pensiero e di stampa non è, e non può essere, una “professione”. Chi sbaglia paga, ma è un tribunale a stabilirlo, sulla base del codice penale, non sulla deontologia professionale. Non bisogna essere iscritti ad un ordine professionale per esprimere liberamente il proprio pensiero. L’articolo 21 della Costituzione garantisce la libertà di pensiero. Non specifica che, però, per esercitare questo diritto bisogna essere iscritti all’Ordine dei “pensatori”. O no? Ciao, buona serata 🙂

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  2. Scusami elleletizia se anche qui intervengo sul tuo commento: mettiamo che abbia ragione tu, circa il codice deontologico. Ma questo benedetto codice perchè viene applicato a Renato Farina, Vittorio Feltri e quanti altri non parlino male di Berlusconi e invece non tocca mai i cosiddetti illuminati D’Avanzo, Travaglio, Santoro, e… L’elenco sarebbe troppo lungo.
    Ciao.

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  3. l’ordine dei giornalisti è una casta massonica,
    non un ordine professionale.
    Esiste SOLO in Italia,
    troppo spesso ci dimentichiamo che fare il giornalista
    significa semplicemente riportare fedelmente fatti ed eventi,
    dichiarazioni e aggiornamenti su vari fronti.
    Se poi qualcuno si eleva a giudice delle altrui vite,
    si sostituisce a magistrati o politici, tenta di manovrare
    il pensiero delle masse e, soprattutto, distorce la realta
    e manipola notizie con interpretazioni di comodo…
    dovrebbe pagare di tasca propria e magari passare
    qualche annetto in galera a riflettere sulle proprie cazzate.
    Sono 16 anni che il popolo antiBerlusconiano si affida
    alla stampa amica e ai giudici ber battere il Cavaliere.
    Adesso stanno usando Fini per tentare un colpo clamoroso,
    forsa a Roma ogni tanto si dimenticano che ci sono
    dieci milioni di leghisti che non hanno nessuna intenzione
    di farsi prendere per il culo da questa accozzaglia di trasformisti.

    TADS

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    1. Giano

      Ciao sdat, proprio così. Penso che se la stessa sitazione si verificasse a parti invertite sarebbe già scoppiata la guerra civile. Ma non è detto che anche oggi non possa succedere qualcosa di grave. Stanno tirando troppo la corda. E come sappiamo, a furia di tirare, prima o poi si spezza. Buona serata…

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  4. Ok Giano, la cosa può meravigliare, ma in Italia i Giornalisti sono un ordine professionale con un codice deontologico:

    http://www.privacy.it/codeogi.html

    Se vai a guardare (oltre all’art.1 comma 2) vai a vedere l’art.13 comma 2 che parla di sanzioni.
    Precisamente le sanzioni previste dal Titolo III L.69/63:

    http://www.medialaw.it/giornalismo/196369.htm#TitoloIII

    Leggi l’art.54 (l’art. applicato).

    Secondo me è una questione interna loro.
    Potremmo discuterne a volontà.. il Giornalista è un soggetto al suo Ordine e al relativo codice deontologico.
    Buona serata

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    1. Giano

      Letizia, non ho negato che esista l’ordine, che esista un codice deontologico e che possa comminare sanzioni. Dico che la libertà di stampa si applica con due pesi e due misure e così anche le sanzioni. E che, forse, le limitazioni imposte dalle leggi sulla stampa contrastano con l’art. 21 della Costituzione. Leggi cosa scrivevo nell’articolo linkato a fine post. Buona giornata…

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  5. Non è facile il tirocinio per fare il giornalista, lo so.
    Per l’incongrueenza fra art.21 e Ordine dei giornalisti penso che in linea generale l’Ordine dovrebbe garantire una maggior serietà nelle informazioni diffuse periodicamente.
    Resta inteso che nemmeno io amo le due misure, ma non mi vengono casi analoghi (pensa invece ad un’aggravante come il dossier Marcegaglia: annunziato e poi ritrattato).
    Certo, sensazionalismi mirati ce ne sono da ambo le parti ma, simili, non me ne vengono in mente. Potrei sbagliarmi, però..

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  6. Grazie Giano, ho letto, ma qualche dubbio mi resta.. uhm.. ma Calabresi della Stampa di Torino non è il figlio di Luigi Calabresi? (mi sbaglierò, ma mi è sembrato ci fosse un certo affiatamento di argomenti trattati con la testata di Scalfari, di recente)
    va beh, guarda in quegli anni lì.. ero piccolissima (nata nel novembre 70 proprio oggi compio 40 anni) quindi sono più addentro alle polemiche recenti (casi analoghi post 98.. uhm..)
    Ad ogni modo questi sono momenti fluidi e pericolosi, però guardare indietro non è male (a 360 gradi).
    ciao 🙂

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    1. Giano

      Ciao Letizia, sì è proprio il figlio del commissario Calabresi. Ma non c’è da stupirsi, anche Bobo Craxi è finito fra i “compagni” che furono tra i carnefici morali del padre. Né deve meravigliarti la sintonia fra Stampa e Repubblica, ma anche con L’Unità. E’ una vecchia storia che tutti fanno finta di non sapere. La stampa è sostanzialmente, per il 90%, contro Berlusconi. Ma continuano a dire che è Berlusconi a controllare l’informazione. In televisione il 90% dei programmi di approfondimento, di informazione e di satira, sono di sinistra. Fanno ciò che vogliono, quando e come vogliono, ma continuano a parlare di censura, di bavaglio, di attacco alla libertà di stampa e sbraitare che Berlusconi controlla la televisione. Questa è l’Italia.
      A proposito della Stampa, sarà un caso che ci scrive anche Lucia Annunziata? E che certi giornalisti passino direttamente dal Manifesto alla Stampa? Sarà un caso che anche Ezio Mauro, direttore di Repubblica, è stato direttore della Stampa? Sei curiosa di saperne di più di questi strani legami? Leggiti questo post, inserito nel solito blog/archivio. E’ una interessantissima rivelazione sui legami fra le varie testate. Così, tanto per rinfrescarci la memoria…
      http://newsedaltro.blog.tiscali.it/2010/02/20/ezio-mauro-e-la-stampa-libera/

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