Arte biodegradabile.

L’arte contemporanea dovrebbe essere ricompresa nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani, solidi e liquidi. Resta solo da stabilire, di volta in volta, dove scaricarla; se fra l’umido, il secco, la plastica, il vetro. E’ solo una questione di scegliere il cassonetto giusto. In alcuni casi, però, certe opere possono essere facilmente scaricate con i liquidi vari che finiscono nelle fogne. Sì, ma solo se sono biodegradabili e si sciolgono facilmente nell’acqua.

E’ il caso, per esempio, di un’opera esposta al palazzo della Regione a Verona. Succede che, come è giusto, prima di aprire la mostra, si proceda alla pulizia dei locali. E succede che un addetto al servizio pulisca i locali con cura, lavandolo a regola d’arte ed eliminando anche una piccola macchia rossa sul pavimento. Lava la macchia, strizza lo straccio nel secchio e tutto finisce nello scarico fognario. Lavoro perfetto. Peccato che quella macchia non fosse, come giustamente ha pensato l’addetto alla pulizia, una semplice macchia.  Era una componente essenziale e faceva parte integrante di una delle “opere d’arte” esposte; quella dell’artista, si fa per dire, Umberto Vaschetto. (Vedi “Cancellata per errore l’opera choc“)

Ecco un classico esempio di arte biodegradabile. Ma dovrebbe farci riflettere il fatto che una persona normale possa scambiare un’opera d’arte per una semplice macchia. Se sono così facilmente scambiabili significa che il confine fra arte e “monnezza” non è ben definito. La differenza è costituita in genere dal contesto e dalla didascalia. Se vedete un cesso in una discarica è un cesso. Se, però, lo vedete all’interno di un museo, con tanto di targhetta col nome dell’autore, quella è un’opera d’arte (Duchamp insegna). Quindi, ciò che conta non è l’intrinseco valore dell’opera, ma è il luogo e la targhetta. Ovvero, vale più la targa dell’opera. La celebre “Merda d’artista” di Piero Manzoni ormai fa testo.

Per fortuna, ogni tanto, come nella famosa favola dei vestiti nuovi dell’imperatore, c’è un bambino che ci fa notare che il re è nudo. In questo caso è stato un addetto alle pulizie che ci chiarisce la differenza fra arte e spazzatura, cancellando quella macchia e facendola finire nella sua naturale destinazione; lo scarico fognario.

4 pensieri su “Arte biodegradabile.

  1. In teoria l’arte moderna non si basa sulle qualità tecniche dell’artista ma sulla sua capacità di suscitare delle reazioni in chi osserva le sue opere; sono comunque pienamente d’accordo sul fatto che si stà decisamente esagerando…..
    Un saluto.

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    1. Giano

      Già, la chiamano arte concettuale. Ma il più delle volte quel “concetto” sfugge ai più; stranamente lo capiscono solo gli autori, i critici, i galleristi, gli organizzatori di mostre e pochi altri privilegiati “esperti”. Ma loro ci campano! Buona serata…

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  2. Carlo

    Quest’opera è veramente mediocre, ma fare un discorso in cui si infilano nello stesso calderone Duchamp (anni ’10 del ‘900), Manzoni(anni ’60) e Umberto Vaschetto mi sembra quantomeno superficiale. Inoltre l'”arte contemporanea”, se si sa scegliere, offre anche opere non concettuali o strane. Ma per qualcuno è un discorso tipo “I neri hanno il ritmo nel sangue”.

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  3. Pingback: Arte e rifiuti. – Torre di Babele

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