Creativi si nasce. Alberoni si diventa…

Tempo fa usavo leggere la rubrica di Alberoni, sul Corriere. Poche righe, una volta alla settimana, il lunedì. La leggevo perché, di solito, mi faceva sorridere nel constatare come si possa essere tanto banali e passare per grandi intellettuali. Leggere le notizie del giorno è sempre più un esercizio quasi masochistico; fra morti ammazzati, demenze in politichese, stupri, veline, velone, miss, escort, ragazzi che si buttano dal balcone così, per gioco, terremoti, alluvioni, attentati, catastrofismi assortiti, tragedie familiari. Ti viene l’angoscia. Ogni tanto, quindi, bisogna anche rilassarsi. Per esempio, leggendo Alberoni. Poi ho smesso anche di leggerlo; tempo perso. Oggi, però, la trovo in bella evidenza, con apposito box, al centro della Home del sito. Impossibile non vederla. Cedo, quindi, alla curiosità di vedere cosa si sarà inventato oggi di particolarmente importante, originale e denso di profonde analisi, il nostro celebre sociologo. Titolo: “Chi non ha passioni forti, avrà una vita incolore“.

Vale la pena di leggerlo attentamente, anzi di leggerlo un brano per volta, per coglierne a pieno la profondità. Proviamo ad esaminarlo. Apertura: “La creazione, l’invenzione passano sempre attraverso una crisi, una messa in gioco di se stessi. Nel recente film di Aronofsky, Black Swan, la ballerina è bravissima sul piano tecnico, ma per raggiungere la perfezione deve vivere una crisi profonda, uscire da sé, incontrare il dramma, morire e rinascere.”. Non mi risulta che grandi inventori del passato abbiano avuto bisogno di “morire e rinascere” per esprimere al meglio la propria creatività. Non vedo quale sia stata la “Crisi” che abbia fatto da molla alla creatività di Leonardo, Marconi, Edison o Einstein. Ma se applicassimo questa strana logica alla musica, dovremmo concludere che, siccome Beethoven diventò sordo e continuò a comporre capolavori, per essere grandi compositori bisogna prima diventare sordi. O no?

Mi sa che il nostro sociologo fa un po’ di confusione. Non necessariamente per essere creativi bisogna attraversare profonde crisi o “Morire e rinascere“. Non necessariamente coloro che affrontano delle crisi, muoiono e rinascono, diventano di colpo creativi. Non mi risulta che le persone malate di cancro che, per loro fortuna, hanno vinto la battaglia e sono guarite, siano improvvisamente diventate creative. Gli eventi esistenziali possono, in particolari condizioni, favorire l’espressione della creatività, ma solo perché la creatività è già presente nella loro natura, intrinsecamente, geneticamente. Lo scemo del villaggio può andare incontro a tutte le possibili crisi esistenziali, può “morire e rinascere” cento volte, ma resterà sempre scemo. Chiaro, Alberoni?

Continua: “Ma tutti noi affrontiamo il problema a partire dall’infanzia quando la maestra ci interroga. Molti pedagogisti sono contrari agli esami perché dicono che sono traumi. E’ vero sono traumi, ma sono indispensabili proprio perché ti costringono a domandarti cosa vuoi e a prendere coscienza di ciò che fai.”. Difficile vedere il nesso fra creatività, invenzione e l’interrogazione scolastica di un bambino alle elementari. Ma il nostro Alberoni, evidentemente, ce la vede. Ed immagina questo bambino che già a 7 o 8 anni va in crisi perché si sente obbligato a chiedersi cosa vuole e prendere coscienza delle proprie azioni. Forse si chiede anche “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e… Dio esiste?”. Già, sono tutti piccoli filosofi in erba e, naturalmente, già in crisi esistenziale. Meno male che i bambini non leggono Alberoni, non sanno di essere in crisi, se ne fregano, giocano e fanno i bambini. Non credo che gli esami siano traumi. Se così fosse, ne consegue, dal momento che tutti ci siamo passati, che questa sarebbe una società di traumatizzati. Forse qualcuno c’è, ma non tutti, per fortuna. Il trauma non è l’esame, è il non essere preparati e non saper rispondere alle domande. C’è una piccola differenza. Ma Alberoni non la nota, forse perché è troppo evidente. Lui è profondo.

Ancora: “Ci sono delle persone che, nel corso della loro vita, non cambiano modo di pensare, di sentire, talvolta nemmeno lavoro. Una vita prudente, dove tutto viene tenuto sotto controllo, senza rischi, senza colpi di testa, in cui il bisogno di emozione e di passione vengono soddisfatti stordendosi di musica in discoteca oppure in un comizio o nel tifo sportivo. Questo tipo di persone, qualunque mestiere facciano, il funzionario, il filosofo o il politico, non possono inventare, non possono creare.”. Chiaro? Per creare bisogna cambiare spesso opinione, cambiare lavoro, essere un po’ scalmanati, perdere il controllo di sé, cercare il rischio e fare colpi di testa. E se lo dice Alberoni deve essere così! Penso al calmo, placido, tranquillo, abitudinario, sedentario Salgari il quale scrisse decine di romanzi d’avventura, ambientati in lontanissimi paesi esotici, senza mai spostarsi dalla sua stanza. Beh, ma Salgari non conosceva ancora Alberoni. Altrimenti sai che pazzie avrebbe combinato per diventare creativo, scatenare la fantasia e scrivere i suoi romanzi! Per sua fortuna, Salgari, come i bambini citati in precedenza, non ha letto Alberoni.

Non gli passa nemmeno per la testa che quel suo incipit “Ci sono delle persone che, nel corso della loro vita…” ed il loro modo di vivere, si riferisce alla stragrande maggioranza della popolazione. Gente tranquilla che pensa a campare e poco gli importa di diventare “creativi”.  Viene, infine, da sorridere, notando che, fra le persone che conducono un’esistenza così banale, inserisca anche i filosofi. Non mi risulta che i filosofi siano clienti abituali delle discoteche, né che amino stare sotto un palco, magari col berrettino omologato in testa , il pettoralino di circostanza, agitando bandierine e inneggiando al comiziante di turno. A meno che non si riferisca a curiosi filosofi moderni, spesso dagli strani gusti sessuali e dal pensiero molto debole, anzi agonizzante, che preferiscono stare sopra il palco ed elargire consigli non richiesti intrisi di ciarlatanesimo intelletuale a base di reperti ideologici da museo. Ma sono davvero pochi questi esemplari, Alberoni si informi.

Prosegue: “Il cambiamento, l’innovazione, le creazioni maturano sempre nella sofferenza, nel disagio, nella solitudine. La ragazza che non sopporta di vivere nel piccolo paese in cui si sente prigioniera a un certo punto si ribella, scappa, mette in gioco tutta se stessa, rischia di venire distrutta, ma solo accettando quel rischio può rinascere.”. Scappare di casa, dunque, è un atto di creatività, come comporre una sinfonia, scolpire il Mosè, inventare il telegrafo o la lampadina.  “Lo scienziato che segue una strada totalmente nuova si distacca dagli altri che lo deridono e solo dopo anni ammetteranno che aveva ragione.”. Già. ma qui si confonde l’effetto con la causa. Lo scienziato non inventa perché “si distacca dagli altri”, ma si estranea perché segue la sua ispirazione scientifica. Altrimenti tutti quelli che si distaccano dagli altri sarebbero scienziati. Ovvero, secondo la sua logica, tutte le suore di clausura sarebbero dei geni della scienza. No? “Come viene sempre deriso il capo politico o religioso che mette in moto un movimento collettivo dando a gente sfiduciata la forza di ribellarsi, una dignità e una meta. Ma lui può farlo solo se quella disperazione, quella lacerazione, quella rivolta l’ha vissuta dentro di sé.”. Chiaro, anche Hitler, Stalin e Mao erano “creativi”. Ecco, finalmente sappiamo come definire la loro follia: si chiama “Creatività“. Lo dice Alberoni.

E conclude, finalmente: “Le biografie dei grandi del passato ci lasciano spesso sconvolti e turbati perché vi troviamo dei mutamenti imprevedibili, delle azioni che ci sembrano folli. Newton ad un certo punto si è stancato della fisica e si e dedicato all’astrologia, poi si è messo a dare la caccia ad un falsario. Galileo, che era già un ribelle prima, ha volutamente provocato tutti da vecchio scrivendo il Dialogo dei massimi sistemi. Goethe, Lawrence e Nabokov hanno sconcertato perfino gli amici scrivendo opere rivoluzionarie molto tardi, talvolta prima di morire, come una ultima liberazione dalle inibizioni che li imprigionavano.”. Ecco, per chiudere in bellezza, ci mancava un Newton “Sherlock Holmes”, un Galileo ribelle e provocatore, una specie di NoGlobal,  e Goethe, Lawrence e Nabokov che hanno scritto grandi opere “Prima di morire“. Beh, certo, sarebbe stato molto difficile scriverle dopo morti!

Ecco, questo è il grande sociologo Alberoni. Immagino che, per scrivere le sue poche righe una volta alla settimana, guadagni più di voi che lavorate tutti i santi giorni. Che dire, non tutti possono essere originali e scrivere articoli interessanti. Forse per farlo si potrebbe seguire il consiglio del sociologo, cambiare lavoro,  fare colpi di testa, rompere con l’abitudine, morire per rinascere e via elencando. Tanto per cominciare allora, Alberoni potrebbe sperimentare su se stesso le sue teorie e vedere se riesce a diventare “Creativo“. No? Si potrebbe concludere parafrasando una celebre battuta di Totò da “Signori si nasce”: Creativi si nasce. E Alberoni non lo nacque…

11 pensieri su “Creativi si nasce. Alberoni si diventa…

  1. Ebe

    Birbante, guarda che vengo lì e ti tiro le orecchie…

    Non ti piace Alberoni e non l’hai mai nascosto, ma qui ti sei divertito ad estremizzare il discorso.
    Sai bene, proprio tu che coltivi con acuta intelligenza il gusto dell’ironia, che è proprio l’assurdo della condizione umana che fa scaturire le cose migliori, anche a costo di caro prezzo. Ami Pessoa, la Dickinson, quel Totò che ebbe a dire che la base del suo genio era stata la miseria dell’infanzia e della giovinezza, che lo aveva reso così capace di sensibilità rara e giocosa ma sempre venata di malinconia, ami musicisti che non ebbero esistenze dorate eppure seppero far scaturire miracoli proprio dalle difficoltà del quotidiano e con una tenacia titanica, citi Salgari che scrisse i suoi capolavori in una piccola casa torinese ma che poi si suicidò per depressione. Eccetera.
    La creatività, quando è vera e non fittizia, richiede sacrifici e rinunce, anche se poi viene ricompensata proprio dal frutto che riesce a produrre. Magari postuma, ma se è vera, prima o poi il riconoscmento arriva.
    Non è necessario arrivare alla morte, sia chiaro, e tanto meno a commettere gesti inconsulti: lì siamo su altri versanti comportamentali.
    Il binomio genio-follia è suggestivo ma non sempre efficace: Baudelaire era alcolista e oppiomane ma non tutti gli alcolisti e tossici sanno scrivere come lui, ad esempio.
    Campana era malato di mente e pieno di problemi gravi, ma non tutti i malati di mente sanno fare le cose che faceva lui.
    Eccetera ancora.

    Il problema di oggi, e qui ti do ragione, è che molti si credono artisti senza esserlo solo perchè hanno quel quarto d’ora di celebrità che li fa assurgere al titolo di divi solo perchè canticchiano, ballicchiano, scribacchiano eccetera. I mestieranti sono in ogni dove e hanno successo: questo sì che è scandaloso e fai bene ad indignarti.
    In quanto a te, per quel poco che ti conosco (e pazienza se ti arrabbi perchè sei allergico ai complimenti) ti dico che tu sei creativo nel senso migliore del termine: perchè non sei mai banale e noioso e dietro il tono leggero e ironico dei tuoi ragionamenti si scorge profondità di pensiero e onestà intellettuale.
    Non mi sembra cosa da poco.

    Ciao!!! :)))

    "Mi piace"

  2. @Ebe
    scusa, solo una precisazione su Salgari che nulla toglie al tuo discorso. E’ vero che si è suicidato.. ma non per depressione e basta. Il suo è stato un gesto dovuto alla disperazione di dover scrivere anto, essendo sfruttato fino allo spasimo dalle case editoriali che invece si arricchivano alle sue spalle.
    Il discorso di Giano, lo condivido infatti proprio per questo. Alcuni sono magari pagati tanto per scrivere cose anche poco originali o condivisibili.
    Altri (come Salgari.. dei veri geni prolifici in creatività) sono sottopagati !
    Scusa, ma io ho letto tutto Salgari.. e lo amo visceralmente. Era solo per rendergli giustizia. Un saluto

    "Mi piace"

  3. Ebe

    @Elle
    Anch’io ho amato tanto Salgari e credo di averlo letto tutto (io possedevo circa 80 volumi di un’edizione di parecchi anni fa, che si “costruiva” a fascicoli periodici). Non sono entrata nel dettaglio dei motivi del suicidio perchè il discorso verteva su altro, ma hai fatto bene comunque a precisarlo, grazie e ciao!

    "Mi piace"

  4. Forse… la creatività si ha dentro come predisposizione e basta.
    A volte può essere una vera tempesta del nostro vivere e manifestarsi come un’esigenza di espressione e, a volte, invece ha bisogno di essere stimolata dalla necessità (l’arte di arrangiarsi).
    Il famoso “cambiamento” necessario per farla uscir fuori, può avvenire anche senza spostarsi da casa, senza cambiare lavoro, ecc. ecc. deve solo avvenire dentro di noi… tutto qui.

    🙂

    "Mi piace"

  5. Giano

    Bentornata, carissima Ebe, cominciavo ad essere preoccupato per la tua lunga assenza. Sai che i tuoi commenti erano sempre graditi ed apprezzati. Detto questo, mi sa che tu confermi esattamente ciò che ho detto. E’ vero che Totò, tanto per citarne uno, attinse pienamente al suo ambiente e che l’esistenza giovanile non fu certo fatta di lusso e divertimenti. Ma non tutti quelli che sono nati al Rione Sanità ed hanno patito la fame (e sono tantissimi) sono diventati Totò. Tanti sono stati in manicomio, ma non tutti sono diventati poeti come la Merini. Il concetto è chiarissimo. Non sono le circostanze della vita, o i traumi esistenziali, a far nascere la creatività. Possono stimolarla, accelerarne o favorirne l’espressione, ma se non c’è una predisposizione naturale non sboccia la creatività dal nulla.Credo che su questo concetto ci siano pochi dubbi. Certo, forse ho calcato un po’ la mano. Ma talvolta, per chiarire un concetto, bisogna proprio portarlo alle sue estreme conseguenze, ingigantirlo. Credo che Alberoni commetta un errore di fondo. Ma in questo è in buona compagnia di moltissimi intellettuali, anche più acuti del nostro sociologo. L’errore è quello che anche in passato ho cercato spesso di illustrare. E’ la sostanziale convinzione che l’uomo sia un prodotto della società e, pertanto, sia sufficiente intervenire sulle regole sociali per modificare, di conseguenza, l’individuo. L’altro errore madornale è quello di pensare che sia la volontà individuale a poter modificare le circostanze esterne ed il comportamento. Ricorderai che questo tema della volontà è un mio pallino e che ne parlavo già alcuni anni fa (Vero?).
    Citerò, a proposito, un libro di un noto “esperto” che tu dovresti conoscere e ricordare. Il guru televisivo (ospite fisso, una volta, da Costanzo) il prof. Raffaele Morelli (toh, chi si rivede…). Alcuni anni fa scrisse uno dei suoi best seller, quei libri densi di consigli per essere felici e contenti e risolvere tutti i problemi e guai esistenziali (!?). Il titolo era già esplicativo: “Ciascuno è perfetto”. Si capisce già dove andrà a parare. Ciascun individuo, secondo il nostro illuminato guru, può decidere di cambiare se stesso e diventare una persona “perfetta”. Dedicai anche un lungo post a questo libro (Rintracciabile nell’archivio). Se non ricordo male il titolo era “5 euro di felicità”. Poi verifico ed eventualemnte correggo. Mai lette tante sciocchezze tutte insieme come in quel libro. Anzi, nelle poche pagine che ho letto, perché leggerlo tutto sarebbe stato masochistico. Bisognerebbe denunciarlo per abuso della credulità popolare. Eppure quella è l’opinione quasi unanime dei nostri cervelloni. Poverini, mi viene da ridere pensando a quando, forse fra qualche decina d’anni, capiranno finalmente di aver detto e scritto un sacco di stupidaggini. Ma intanto la gente legge, si convince della bontà delle loro idee e perde tempo e denaro cercando di diventare “perfetti”. Anche Woody Allen lo pensava. Infatti era eternamente in cura da uno psicanalista. Ma una sua battuta, in un film, era così evidentemente autobiografica, che la si può prendere come una confessione. Il film credo fosse Io e Anny, (o Manhattan?). La battuta era questa, dopo aver confessato che andava dallo psicanalista, senza notare miglioramenti, da 15 anni: “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes…”. Forse sto andando fuori tema, ma di poco. Il guaio è che la nostra società vive con delle convinzioni errate, diffuse dalla maggior parte di quelli che chiamiamo intellettuali, vedi Alberoni, e che provocano danni enormi. Ecco perché non li sopporto. E quando capita, come in questo caso, mi sfogo. Beh, ora basta. Grazie per essere tornata. Buona giornata 🙂

    "Mi piace"

  6. Giano

    Letizia, è proprio così. La creatività è dentro di noi, o c’è o non c’è. Le circostanze della vita possono solo favorirne l’espressione, non generarla. E’ talmente evidente che non capisco perché ci si giri intorno, vendendo fumo e facili ricette di felicità. Certi intellettuali moderni mi ricordano il dottor Dulcamara, dell’Elisir d’amore, che vendeva pozioni magiche buone per tutte le occasioni. E intanto ci campano, alla faccia degli ingenui.

    "Mi piace"

  7. Ebe

    Guarda, solo per il fatto che citi l’adorato Woody non posso che dirti, a priori, che sono d’accordo con ciò che scrivi (quasi sempre, eh?) :).

    A proposito di creatività poetica, sai lui cosa dice nella sua Commedia sexi… al suo amico che vuole conquistare Ariel? Più o meno così ” Tu sì che hai l’estro poetico. Io no, non sarò mai poeta. Io non voglio morire per amore. Io lavoro a Wall Street!”
    Capisci che un po’ ci vuole anche il phisique du role per fare il poeta, compresi certi languori esistenziali e aspirazioni estreme. Io non lavoro a Wall Street e non sarò mai poeta: seconto te cosa cosa si potrebbe mai combinare di alternativo onde comunque evitare una morte disperata e prematura ma assurgere lo stesso all’altare della gloria? Boh…

    In quanto alla creatività ricorderai anche le famose percentuali di Hemingway che spiegano il prodotto artistico: il 10% di ispirazione e il 90& di traspirazione. Mi sembrano plausibili: forse certa gente traspira poco, giudicando i risultati delle loro produzioni.

    Infine, un aforisma che ho trovato qualche giorno fa per caso, di Dumas (non so se padre o figlio, però): “Preferisco i mascalzoni agli imbecilli perchè ogni tanto si concedono una pausa”.

    Io, per non esagerare e rischiare di citarmi addosso, che è cosa sconveniente, ti saluto (sappi che ti leggo sempre, anche quando non ti commento perchè mi sembra di non avere niente di intelligente da dire).
    Ciao! 🙂

    "Mi piace"

  8. @Ebe, Giano
    e va beh.. intanto abbiamo appurato che a tutti e tre piace Salgari. 🙂

    Ebe, davvero azzeccato il richiamo a Hemingway..

    E, tutti e tre (me compresa anche se la considero una mia debolezza 🙂 ) seguiamo Allen. Ma, sinceramente lo preferivo ai tempi della Keaton. Il suo “Provaci ancora Sam” è secondo me uno dei trattati più obiettivi sui drammi esistenziali intrisi di autolesionismo che abbia visto negli ultimi anni 🙂

    Per Morelli, ho visto in libreria il suo ultimo (mi pare Il sesso è amore..o qualcosa di simile) Ho da poco fatto rifornimento di altro genere però mi incuriosisce. Non ho mai letto nulla scritto da lui, e a sentirlo parlare sembra sul serio abbia la ricetta della felicità.
    Giano, spesso ti leggo anche io, ma non sempre commento.
    un saluto a entrambi

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...