La pecora nera.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse, invece, una questione molto seria che dimostra ancora una volta che ormai non ci si può fidare più di nessuno; meno ancora di chi dovrebbe aiutarti, proteggerti e tutelare i tuoi interessi. O, almeno, dice di farlo e, spesso, è anche pagato per farlo. Di recente si sono svolte, sia in Sardegna che a Roma, delle manifestazioni di protesta dei pastori. Si lamentano perché il latte viene pagato ad un prezzo ridicolo dagli industriali lattiero caseari e per la concorrenza sleale, che viene in particolare dall’estero. Sempre più spesso il latte ed i suoi derivati, che vengono commercializzati come Made in Italy, provengono da aziende che operano all’estero. A risentire di questa “truffa” è in particolare il “Pecorino romano“. Bisogna tener presente che quello che viene chiamato pecorino romano, in realtà, è il pecorino sardo. Un prodotto che dà lavoro a migliaia di aziende e che costituisce una fetta importantissima dell’intera economia sarda. Basta pensare che su circa sette milioni di capi ovini presenti in Italia, 3 milioni sono in Sardegna.

Salvate la pecora” si leggeva in alcuni striscioni durante la protesta. Hanno ragione di protestare contro chi specula sul loro lavoro e spaccia per prodotto sardo ciò che sardo non è. Ed ecco la sorpresa. Oggi il Corriere, con un articolo “Il pecorino sardo si fa concorrenza da solo”, ci svela che quella concorrenza sleale che combattono ce l’hanno in casa. Non solo, ma è opera dei due maggiori produttori sardi; i fratelli Pinna che, questa è la sorpresa, hanno una azienda lattiero casearia in Romania. Come se non bastasse, gli stessi fratelli Pinna sono componenti di importanti organismi che dovrebbero tutelare i pastori sardi. Uno, Andrea, è vicepresidente del “Consorzio di tutela del pecorino sardo” (!). L’altro, Pierluigi, è consigliere dell’organismo che certifica il controllo di qualità del prodotto. E per tutelare meglio il pecorino sardo aprono un’azienda in Romania. Fantastico, no?

E’ evidente che nel settore della pastorizia e delle aziende che lavorano il latte c’è del marcio. Ma non è il gustosissimo formaggio marcio, quello con i vermi, “Su casu marzu“, vera delizia per buongustai. No, fra coloro che lavorano e che dovrebbero tutelare i propri interessi e quelli della categoria c’è, sempre per restare in tema, qualche pecora nera che ti rovina la festa. Solo che questa pecora nera non bisogna cercarla nel gregge, ma fra gli stessi pastori. Bizzarro, no?

Ecco, questa è l’immagine dell’Italia, quella che protesta, che si indigna per la corruzione dilagante, che accusa Regione, Stato, Governo, di non fare abbastanza per tutelare il lavoro e le aziende, che si lamenta per la crisi, che paventa scenari catastrofici per l’economia, che richiede sempre nuovi e più consistenti interventi di sovvenzione pubblica delle aziende. Vatti a fidare! E dire che una volta i pastori erano persone serie, lavoravano duramente 365 giorni all’anno e riuscivano a stento a campare. Poi anche i pastori, o quelli che campano sul loro lavoro, si sono globalizzati, hanno imparato presto la lezione, hanno tolto i gambali, indossano abiti firmati, si spostano sui SUV, usano il cellulare ed il computer e, invece che pascolare le greggi nelle verdi vallate della terra dei nuraghi, aprono aziende in Romania. Che tempi, signora mia, non ci sono più i pastori di una volta…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...