Quei "farabutti" della stampa…

Tempi duri per i giornalisti. Poco ci manca che vadano in giro con un cartello al collo su cui sia scritto "Il pericolo è il mio mestiere", come il titolo di un vecchio programma TV. E’ una professione a rischio, a quanto pare. Si sentono costantemente minacciati, censurati, limitati nella libertà di espressione, oggetto di ricatti, intimidazioni e…querele. Specialmente quelli che si occupano di informazione politica. Sarà vero? Basta dare uno sguardo all’informazione che passa quotidianamente su stampa e TV e possiamo renderci conto di quale sia la situazione. E’ un discorso già fatto e ripetuto, ma tanto vale ribadirlo. Su cosa si basa l’informazione politica? Sostanzialmente sulle dichiarazioni dei vari politici degli opposti schieramenti. L’opposizione impegnata a contestare tutto quello che fa o pensa di fare la maggioranza e la maggioranza impegnata a rispondere agli attacchi. Questa è la nostra dose quotidiana di informazione politica. Ed in questa estenuante battaglia a colpi di dichiarazioni si impegnano e si sprecano le migliori energie, invece che riservarle alla soluzione dei problemi veri e reali del Paese. E’ lo stesso pastone che troviamo sia sulla stampa che in televisione. Il succo non cambia.

Non sarebbe nemmeno tanto riprovevole, se queste dichiarazioni riguardassero fatti e problemi concreti. Ma il più delle volte sono semplici battute riprese al volo dal solito nugolo di cronisti, con microfono incorporato di serie, pronti a registrare qualunque cosa dica il politico di passaggio, beccato all’uscita da una riunione, a passeggio per i fatti suoi o durante uno dei mille convegni, incontri e dibattiti che si tengono ogni giorno dalle Alpi a Lampedusa. Funziona così: si registra la battuta del politico, si invia alle agenzie o ai giornali che la pubblicano. A questo punto i soliti cronisti d’assalto, sempre con microfono incorporato, aspettano al varco un politico di schieramento opposto al primo, lo si ferma per strada e gli si comunica la dichiarazione del primo, chiedendo un suo commento. Ovvio che il secondo politico risponda per le rime. Si registra questa seconda dichiarazione e si invia ancora ai giornali. E ricomincia il giro, riferendo al primo politico cosa ha risposto il secondo politico e si registrano le nove dichiarazioni. Con queste notizie si riempiono poi le pagine dei giornali ed i TG televisivi. Sì, sembra un giochino scemo o il classico pettegolezzo da comari al mercato, ma funziona proprio così. E la chiamano informazione. Basta leggere i titoli dei giornali o seguire i TG per rendersi conto che il giochino è proprio questo. Su una semplice battuta ci campano per giorni e giorni, fra risposte, contro risposte e varie, fino alla prossima battuta.

Sembra, quindi, che il grande impegno dei nostri operatori dell’informazione sia quello di trovare degli spunti o delle battute che possano scatenare risposte e reazioni che inneschino polemiche, accuse reciproche, fraintendimenti, smentite, conferme, dissociazioni, chiarimenti e, talvolta, querele. Appunto. E con questo bel minestrone ci campano. Beh, sempre meglio che lavorare in fabbrica, in miniera o al catasto. Di questo sistema abbiamo conferme ogni giorno. Basta ricordare la battuta di Bossi, riferita ad una dichiarazione di Fini sull’immigrazione, che dice "Quello lì è matto". Battuta da bar dello sport, forse fuori luogo, ma una semplice battuta. Beh, ci hanno campato per giorni, ingigantendo la portata di quelle parole, tanto da creare problemi nelle relazioni all’interno della maggioranza. Ma questo è esattamente ciò che si voleva ottenere.

Altro esempio lampante è la battuta del premier, a Porta a porta, il quale ha detto che nella politica, nella stampa ed in televisione ci sono dei farabutti. Apriti cielo. Titoloni su tutti i quotidiani e da una settimana è uno dei titoli e dei riferimenti che troviamo ovunque in bella evidenza. Santoro ne ha fatto addirittura il titolo della sua prima puntata di Annozero. Ora, in quella puntata, da Vespa, si è parlato per oltre due ore di vari argomenti. Ma certa stampa, di due ore di programma ha notato solo quella battuta. Eppure, tanto per fare un esempio, c’era, in collegamento esterno, Piero Sansonetti direttore dell’Altro ed ex direttore di Liberazione, il quale ha detto chiaro e tondo, ha ripetuto e ribadito che in Italia non c’è pericolo per la democrazia e non c’è pericolo per la libertà di stampa. Ha detto, invece, che esistono tre grandi dubbi dominanti nel panorama dell’editoria. Ma questo non vuol dire che sia in pericolo la libertà di stampa. Lo ha detto chiaro e tondo, giusto per rispondere a tutti coloro che continuano a gridare al regime, al fascismo, alla censura ed all’attacco alla libertà di stampa. Sarà diventato berlusconiano anche Sansonetti, comunista, ex direttore del quotidiano di Rifondazione comunista? No, difficile pensarlo. Allora diciamo che, secondo una vecchia logica tutta sinistra, è un compagno che sbaglia.  E siccome sbaglia non bisogna dargli spazio, la sua opinione non conta, meglio tacere.                                                                                      

Così, i nostri attentissimi direttori, cronisti, redattori di certi giornali fanno finta di non averlo sentito. Infatti nessuno ha ripreso le parole di Sansonetti. Ha detto anche, sempre a proposito di informazione in TV, che Ballarò, il programma di Floris, è il programma del PD. Arriva immediata la risposta, via fax, di Floris il quale afferma che il suo programma è "libero e indipendente". Al povero Sansonetti, ed anche a noi spettatori, non resta che sorridere e pensare che anche Floris, quando vuole, fa delle battute niente male. Un altro che, per male che vada, un posto a Zelig lo trova di sicuro. Ma anche questo siparietto nessuno lo ha visto: non c’erano o se c’erano dormivano. Ma tutti hanno dato grande rilievo ai "farabutti" della stampa. Beh, anche a voler essere pratici, bisogna dire che i farabutti esistono, da che mondo è mondo. Allora, almeno per una questione statistica, i farabutti devono essere presenti in tutte le categorie e settori della società; anche in politica, anche nella stampa ed anche in televisione. Allora cosa c’è di così scandaloso? Niente, ma questa semplice battuta viene intesa come se avesse detto che tutti i giornalisti sono farabutti. Ma Berlusconi non ha detto questo. Però la si legge in questo modo e diventa un’altra freccia all’arco di chi continua a gridare alla censura, all’intimidazione della stampa, all’attacco alla libertà. Solito giochino, si prende una battuta, se ne stravolge il significato e la si usa per avvalorare le proprie tesi.

La cosa curiosa è che proprio quelli che urlano e sbraitano di più, sono proprio quelli che hanno a disposizione giornali, radio e programmi televisivi in cui dicono e fanno ciò che vogliono, senza che nessuno possa in qualche modo contestarli. Ora, non fa un po’ sorridere che Santoro, che ha un suo programma in prima serata, che conduce a modo suo, invita chi vuole, tratta gli argomenti che vuole e come vuole, parli di attacco alla libert&agrave
; di stampa? Non è perfino ridicolo un Travaglio che agita lo stesso spauracchio, mentre continua a sfornare libri usa e getta, a scrivere sulla stampa, a fondare un suo nuovo giornale di cui è anche editore, ad avere il suo spazio personale in TV, a girare per i teatri d’Italia, nelle scuole, nei convegni, a tenere i suoi sermoni, come un qualunque uomo di spettacolo? Qualcuno glielo impedisce? Qualcuno ha bruciato in piazza i suoi libri? Si è fatto qualcosa del genere per tutti gli altri paladini della libertà di stampa che imperversano su stampa e TV, liberi di dire e scrivere quello che gli pare? Sono stati mandati al confino in una sperduta isola? Direi di no. Allora bisogna concludere che, forse, ha ragione Berlusconi e che ci sono in giro molti farabutti. E se non sono farabutti sono in malafede. E campano agiatamente agitando lo spettro del regime, del fascismo e della censura. Per fare questo occorre avere una buona dose di ipocrisia e, soprattutto, una bella faccia di bronzo. E molti "farabutti" ce l’hanno…

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