Canti nuovi (Morte a Venezia)

Ecco un altro dei miei ricordi musicali presi dal cinema. E’ una vecchia canzone napoletana popolare che mi tornava spesso in mente e che avrei riascoltato con grande piacere. Era inserita nel film “Morte a Venezia” del 1971, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Mann e diretto dal grande Luchino Visconti. Con grande sorpresa, tempo fa, ho scoperto che questo video era su YouTube. Bisogna, quindi, che mi decida a pubblicarlo prima che scompaia. Già, perché YouTube è una grande invenzione, ma ha un difetto; i video spariscono da un giorno all’altro, sembra per violazione dei diritti e delle norme d’uso. Succede che si passa del tempo a scovare video interessanti, magari inserirli in apposita playlist e poi scoprire che dopo qualche giorno non sono più disponibili. La cosa è piuttosto fastidiosa, sia per chi non può rivedere i video, sia, soprattutto, per chi li pubblica. Oltre ai video spariscono addirittura intere pagine e viene annullato l’account, cosa ancora più antipatica per chi ci ha lavorato per mesi, inserendo video spesso anche rari e vede scomparire tutto in un colpo, senza possibilità di rimediare.

Ma torniamo a Morte a Venezia. La canzone è “Canti nuovi” del 1919, di Armando Gill, considerato il primo cantautore italiano, visto che scriveva le parole e la musica delle sue canzoni. Ed essendo una cosa inusuale ai suoi tempi, con una buona dose di ironia era solito presentare le sue canzoni così: “Parole di Armando, musica di Gill, cantata da Armando Gill“. Una sua composizione, la celebre “Come pioveva“, del 1918, era ancora nel repertorio dei cantanti italiani negli anni ’50 e ’60 e veniva presentata nelle edizioni di “Canzonissima“, sempre con grande favore del pubblico. Notizie biografiche e aneddoti li trovate qui: “Armando Gill“.

Indimenticabile la prima strofa in cui Gill espone una specie di sua  filosofia sull’amore e che, probabilmente, costituiva anche la regola d’oro per tutti i donnaioli d’allora: “Chi vuole con le donne aver fortuna non deve mai mostrarsi innamorato. Dica alla bionda che ama la bruna, dica alla bruna che dall’altra è amato.“. Non è garantito che funzioni, però si può provare.

Questa canzone la ricordo perché era una di quelle che cantavo da ragazzo. Già, conoscevo e cantavo tutto il repertorio classico della canzone napoletana, nonché quelle in italiano.  Come se non bastasse, suonavo anche la chitarra. Avrei potuto anch’io fare il posteggiatore. Bei tempi. Ed ho sempre amato queste vecchie canzoncine popolari o motivi tradizionali, che si cantano accompagnandosi magari solo con la chitarra. Sanno di cose buone, di allegria, di cose semplici, di serate fra amici. Ok, stop ai ricordi.

Oltre a “Canti nuovi” in questa scena viene eseguita anche “‘A risa” (La risata), altro classico del repertorio napoletano, di Berardo Cantalamessa, scritta nel 1895 e che diventò un classico di tutti gli interpreti di inizio secolo, perché quella risata diventava contagiosa e finiva per coinvolgere l’intero pubblico in una generale e irrefrenabile risata. Il pezzo ebbe tanto successo che l’autore, morto a Buenos Aires nel 1917, scrisse un seguito “ La risata nuova“. Ecco il video in cui, oltre alle canzoni, possiamo ammirare la splendida ed elegantissima Silvana Mangano…

Nota: Vedo oggi (febbraio 2016) che il video che avevo inserito non è più visibile, rimosso (a conferma di questa pessima abitudine di Youtube). Ho trovato, però, un altro video in cui c’è la scena della canzone “Canti nuovi”, ma manca il seguito con “A risa”. Pazienza, lo inserisco, sperando che non rimuovano anche questo.

Aggiungo qualche curiosità su questo video. Sapendo del perfezionismo che Visconti poneva nella realizzazione dei suoi film, anche nei minimi dettagli, non era pensabile che ricorresse, per l’interpretazione di queste canzoni, ad attori che facessero finta di suonare, come succede molto spesso anche in film di un certo prestigio. No, Visconti non lo avrebbe fatto. Infatti questi sono proprio dei musicisti, forse posteggiatori, ma suonano davvero. Si vede benissimo che il chitarrista esegue gli accordi giusti sulla tastiera. Perfino la scelta delle canzoni non è casuale, ma tiene conto dei motivi che erano più conosciuti e popolari nel periodo in cui è ambientata la storia.

Ma chi è questo interprete che canta? Nelle schede del film viene riportato come Antonio Apicella. E sapete chi è? E’ il padre di Mariano Apicella, il posteggiatore divenuto famoso dopo essere stato scoperto e lanciato da Berlusconi. Già, proprio lui. Solo che per accertarlo ho dovuto penare parecchio, perché anche cercando notizie su Mariano Apicella, si trovano indicazioni vaghe che accennano al fatto che è figlio d’arte, che anche il padre, Tonino Apicella, faceva il posteggiatore, ma senza notizie più precise. Solo in una intervista di Claudio Sabelli Fioretti lo stesso Mariano accenna al fatto che il padre partecipò al film di Visconti. Svelato il mistero. Beh, ogni tanto qualche curiosità bisogna pure soddisfarla, no?

Aggiornamento. A conferma di quanto avevo già scritto, ho appena trovato una bella recensione di Angela Cingottini su questi brani: “La musica reale in Morte a Venezia” in cui si ricorda che lo stesso Thomas Mann, nel romanzo Morte a Venezia,  cita la presenza di posteggiatori che cantavano queste canzoncine orecchiabili e divertenti.

Visto che ho parlato di Armando Gill, tanto vale inserire anche un’altra divertente sua composizione. Si tratta di “E allora?“, del 1926, in cui si narra la disavventura di un tale che ci prova con una signora milanese, incontrata sul tram di Posillipo, ma giunto al dunque, si rende conto che lei voleva solo circuirlo per fargli pagare il conto salato dell’albergo.  A quel punto, lascia la signora e torna dalla sua Amelia, alla pensione Flora, concludendo: “E allora ebbi la prova di una grande verità: ch’a via vecchia p’a nova nun s’ha da maje cagnà…”. Ecco i primi versi con la caricatura dello stesso Gill. Qui il testo completo: “E allora?”.

L’interpretazione è di Lino Patruno e i Gufi, registrata durante una puntata di Portobello nel 1977.

Frisjo, citato nella canzone, era un famoso ristorante con terrazza, luogo di ritrovo di nobili e ricchi borghesi. In realtà “Frisjo” era il nome di tutta l’area sopra Posillipo, appartenuta ai duchi di Frisjo. Ecco una breve storia: “Lo scoglio di Frisjo“.

“Dalla fine del XIX secolo fino al primo ventennio del secolo successivo il locale divenne un noto ristorante frequentato da personaggi di spicco quali Giosuè Carducci e Annie Vivanti (1891), Emile Zolà (1894), Ferdinando Russo, Salvatore di Giacomo e persino Gabriele D’Annunzio.”

Ecco la sua terrazza con vista sul golfo in una tela del ‘900.

Frisio

 

3 pensieri su “Canti nuovi (Morte a Venezia)

  1. ekaterina

    Ciao Gianino,
    grazie per gli auguri, sempre tempestivi e graditissimi !
    ovviamente ricambio, augurandoti ogni bene !
    complimenti per il post, sei uno scrigno pieno di notizie e curiosità narrate con verve ed acume …
    ti auguro una buona serata
    ekaterina
    p.s.
    sto andando a teatro a vedere la storia di una posteggiatrice abusiva … che coincidenza !
    kisssss

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  2. elle

    Mi sono accorta anch’io che su you tube tante cose si possono trovare ma altrettante invece possono sparire nel nulla,e così capisco la tua voglia di pubblicare queste chicche “storiche” prima che oltre ad essere considerate rarità,facciano poi parte letteralmente delle introvabili!
    Non conoscevo questi brani,ne tantomeno le curiosità che le riguardano… di Armando Gill ho un vaghissimo ricordo,nel senso che il nome è uno di quelli gia sentiti anche se non riuscirei a legarlo a niente,i gufi invece si,per quanto in “bianco e nero”,ce li ho nella mente,Lino Patruno e Nanni Svampa (forse i due più celebri),me li vedo a cantare “il gallo è morto” e col pensiero,mi delizio ancora di quella esibizione!
    Nei film in genere,una volta era tutto più genuino,e chi recitava,sia che fosse il primo attore o un personaggio minore doveva sapere almeno il fatto suo…c’erano meno artefazioni,meno filtri,meno tecnologia a supportare le carenze di certi divi!Bravo Tonino Apicella che non sapeva di sicuro quanto il figlio sarebbe diventato famoso e quanto si somigliano,non trovi?
    Grazie per questi spaccati di “storia” nostrana,un saluto caro,
    elle:)

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