Il CENSIS dà i numeri…

Una delle notizie oggi in prima pagina riguarda i dati forniti dal Censis su omicidi, incidenti mortali in strada o sul lavoro. In genere il mio primo sguardo alle notizie è sul sito dell’ANSA, per vedere le ultime news in tempo reale. Poi, a seguire, faccio il giro dei vari quotidiani on line. In alcuni casi, su notizie specifiche, vado a vedere come i diversi quotidiani riportano la stessa notizia e con quali commenti. E’ un esercizio molto utile per imparare a discernere la notizia nuda e cruda da quella che, molto spesso, è l’alterazione fornita dai diversi media, secondo l’uso strumentale che se ne vuol fare. Così ho fatto anche oggi per vedere come questi dati Censis venivano riportati.

Incredibile, a parte il Corriere che almeno si prende la briga di impaginarli diversamente, tutti gli altri, Stampa, Repubblica, Giornale, Messaggero, Unità (che però cambia l’apertura del pezzo), riportano quasi esattamente lo stesso articolo, una specie di copia/insolla del pezzo ANSA. Non è la prima volta che noto questo particolare, succede anche troppo spesso. E non sarebbe nemmeno tanto grave se non fosse per un dettaglio: questi pezzi riprodotti in serie sono, generalmente, impostati secondo una strategia ben precisa che solo se si è molto attenti si riesce ad individuare. Ho dedicato molti post all’informazione ed alla sottile arte della manipolazione delle notizie. Uno dei tanti è "Non è vero, ma ci credo", esempio da manuale su come si costruisca un pezzo giornalistico basandosi su una falsa notizia, ma facendola passare come vera per giustificare l’articolo. In questo caso, per esempio, si comincia con poche righe d’apertura: "Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non a causa della criminalità o di episodi violenti. I morti sul lavoro, infatti, sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi sulle strade otto volte più degli omicidi. A lanciare l’allarme è il Censis, secondo il quale, tuttavia, "gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità".

Questa è la prima "notizia": si muore più sul lavoro che per omicidi. Anzi, i morti sul lavoro sono "quasi il doppio" degli assassinati. La seconda "notizia" è che l’attenzione pubblica è, invece, concentrata sulla sicurezza. In pratica si dice che l’allarme sulla sicurezza dei cittadini è eccessivo e che, invece, il vero problema sono i morti sul lavoro. Fatta questa premessa, che è la chiave di lettura dei dati esposti successivamente, l’articolo conclude con questa dichiarazione di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis: "Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti", osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati. "Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale – spiega – e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".

La chiusura riprende, amplifica e specifica lo stesso concetto dell’apertura; quello secondo cui ci sarebbe una eccessiva attenzione verso il problema della sicurezza, con relativi provvedimenti ed "evidente sfasatura tra i pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli", a scapito degli interventi sulle strade ed i luoghi di lavoro. Insomma, la sbandierata emergenza sicurezza, così come l’emergenza immigrazione, è un falso problema; il problema vero è la sicurezza sul lavoro.

Nel mezzo, fra l’apertura e la chiusura del pezzo, si sciorinano i dati. Ma quei numerini si dimenticano presto. Quello che rimane in testa, ed i nostri autorevoli redattori lo sanno bene, è il concetto espresso in apertura e chiusura, nonché, ovviamente, il titolo. Infatti l’Unità, che sa benissimo come funzionano questi meccanismi mentali, titola così: "Mandate i soldati nei cantieri: i morti il doppio degli omicidi". E le prime righe sono ancora più esplicite: "L’attenzione del governo si concentra sulla sicurezza in città e sulla microcriminalità, ma si muore il doppio sul lavoro e 8 volte di più sulle strade che per omicidio.". Ecco un esempio illuminante di come si presenta e si "legge" la notizia secondo l’uso che se ne vuol fare.

Ma diamo uno sguardo a quei numeri forniti dal Censis, partendo proprio dai dati sui morti sul lavoro. "Nel 2007, sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 per infortuni "stradali", ovvero lungo il tragitto casa-lavoro (in itinere) o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa.". La prima osservazione è che già si è modificata la classificazione: i "morti sul lavoro" dei vari titoli sono diventati "morti per motivi di lavoro". Non è una sottigliezza, visto che fra quei morti vengono conteggiati anche coloro che sono morti in strada durante il tragitto casa/lavoro che sono 609. Se li detraiamo dal totale il numero esatto "dei morti sul lavoro", in fabbrica, in aziende, in laboratori artigiani o cantieri, diventa 561. E quanti sono, invece, gli omicidi?  Nel 2006 (strano che i dati sui morti sul lavoro siano riferiti al 2007 e gli altri dati siano riferiti al 2006) gli omicidi sono stati 663. Ovvero gli omicidi sono un centinaio in più rispetto ai morti sul lavoro. Ma allora come si fa a dire che i morti sul lavoro sono il doppio degli omicidi? Devono avere delle strane calcolatrici da quelle parti. Tanto è vero che, ancora i dati Censis, dicono che, detratti i morti "in itinere" sul tragitto casa/lavoro, i morti effettivi sul lavoro sono 918 (!?). "L’Italia, avverte il Censis, è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia…". Ora provate ad indovinare come si ottenga quel numero 918. Nessuno lo spiega, quindi, ci terremo il dubbio sulla strana matematica in uso al Censis. E come se non bastasse, ci sarebbe anche un altro piccolo dettaglio. Visto che i morti per incidenti stradali nel 2006 sono stati 5.669, in questo numero sono compresi anche quelli che vengono conteggiati fra i morti sul lavoro, ma che sono morti in strada? Non bisognerebbe detrarli? O vengono conteggiati due volte? Valgono sia come morti sul lavoro che come morti in strada? Saranno come gli aerei di Mussolini che, andando ad ispezionare gli aeroporti vedeva sempre nuove squadriglie di aerei, ma erano sempre gli stessi che si spostavano da un aeroporto all’altro? 

Sì, talvolta leggendo certe notizie, invece che informarti ti vengono dei dubbi atroci. E non solo sui numeri. Ci sembra strano, per esempio, che il Censis operi uno strano paragone, comparando il problema dei morti sul lavoro con il problema della sicurezza dei cittadini. Questa, poi, è aritmetica elementare. Ci dicevano, da piccoli, che non si possono sommare le uova con le patate. Ma il Censis ci prova. Tanto è vero che il problema della sicurezza lo riduce esclusivamente a prendere in esame il numero degli omicidi, per dimostrarci che, in fondo, visto che sono così pochi (?), non sono un problema e che, quindi, tutti i provvedimenti adottati per garantire la sicurezza dei cittadini sono esagerati, eccessivi; andrebbero invece destinati a risolvere i problemi della sicurezza sul lavoro e nelle strade. Dimenticando, ovviamente, che il problema sicurezza non riguarda esclusivamente gli omicidi o la paura di essere assassinati, ma riguarda i furti, le rapine, gli scippi, lo spaccio di droga, la prostituzione, l’abbandono delle periferie e dei centri urbani a bande di spacciatori e papponi, se non delinquenti di ogni ordine e grado, riguarda la violenza dilagante, gli stupri, le aggressioni, l’accattonaggio, l’occupazione abusiva di edifici e aree urbane, l’incremento costante di una immigrazione senza freni e controlli. Riguarda il fatto che oltre il 40% di detenuti in Italia sono stranieri e che nel carcere di S. Vittore, a Milano, la percentuale è di addirittura il 70% di extracomunitari. Caro signor Censis, questa è la questione sicurezza. Lo sa o non lo sa? Se non lo sa si informi (come direbbe Totò), e se lo sa perché fa finta di non saperlo? Oppure pensa che sia sufficiente dare dei numeri ed intepretarli a piacere? Non basta nemmeno che i vari quotidiani si limitino a fare copia/incolla dei pezzi, dovrebbero spiegarci anche quelle piccole stranezze nei numeri e, possibilmente, svelarci il segreto della matematica in uso al Censis. Altrimenti ci resta il dubbio e l’unica considerazione che possiamo fare è questa: Il Censis sta dando i numeri…

5 pensieri su “Il CENSIS dà i numeri…

  1. Mary

    Ma non solo il Censis dà i numeri… C’è l’Istat anche che dà i numeri e le statistiche. Coraggio Gianino…
    Ti ho lasciato un commento sul post delle 100 lire.
    Ciao e… dimenticavo: i fagottini rosa ringraziano zio Giano!

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  2. Giano

    Ciao Mary, hai ragione, sono in tanti a dare i numeri. Ho risposto al tuo commento, stavamo scrivendo contemporaneamente, l’ho visto subito dopo aver pubblicato le risposte. Una carezza ai fagottini e buona serata a te 🙂

    Cao Piero, beh, ogni tanto perdo tempo a segnalare queste perle della stampa. So che non serve a niente, ma almeno mi sfogo. In quanto ai numeri di oggi e di ieri, quelli di ieri sono sempre più vaghi. Mi sa che dovrò fare presto a scriverli prima che scompaiano del tutto. Buona serata…

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