Va pensiero…

Ogni tanto mi capita di dare uno sguardo ai link musicali presenti nella colonna a destra del mio blog. Non aggiorno l’elenco da molto tempo. Però talvolta scorro i titoli ed ascolto qualcuno dei brani presenti. Oggi è stata la volta di "Va pensiero".

Non sono ancora spente le polemiche sul gestaccio di Bossi, che perde sempre le buone occasioni per stare zitto, indirizzato al nostro inno nazionale. Ed ogni volta si riapre il discorso sulla bellezza o meno del nostro inno, con suggerimenti sulle possibili sostituzioni. Una delle alternative più gettonate è proprio quest’aria verdiana, conosciutissima ed amata da tutti. Il guaio è che il testo non si presta; trattandosi di un coro di ebrei schiavi che ripensano con nostalgia alla lontana patria "sì bella e perduta". E Sion e le rive del Giordano niente hanno a che vedere con le italiche sponde. Peccato, perché "Va pensiero" è una delle più belle, toccanti e commoventi arie di tutto il repertorio operistico. Una di quelle arie che nascono spontaneamente e improvvise nella mente del compositore; un’aria che nasce già compiuta nella sua interezza. E’ più facile comporre un’intera sinfonia di un’ora, basta un’idea da sviluppare ed un minimo di "mestiere", piuttosto che comporre una bella melodia, breve e semplice. E Verdi in questo è un maestro indiscusso. Alcune delle melodie più belle di tutta la storia del melodramma sono sue.

E’ vero, peraltro, che noi italiani, pronti a dividerci su tutto, non ci tiriamo indietro nemmeno quando si parla di musica. Così, da sempre, ci dividiamo fra verdiani e pucciniani. Beh, io di solito non amo schierarmi, ma in questo caso non ho dubbi; sono un verdiano. Punto. La differenza fra Verdi e Puccini, al di là delle differenze di ispirazione e di scrittura musicale, sono di carattere psicologico, sono due personalità diverse. Detto con parole molto povere: Verdi è uomo di campagna, dai sentimenti chiari e forti, dall’amore per le cose vere e semplici; Puccini è un cittadino con complicazioni intellettuali che ama una realtà artefatta, sofisticata, in cui anche i sentimenti sono sfumati e confusi. Verdi quello che deve dirti te lo dice subito, senza tentennamenti, trucchi o sotterfugi, e va dritto al cuore; Puccini, invece, ci gira intorno, prende tempo, passa per reni, fegato, milza e frattaglie varie, si perde in fronzoli, svolazzi e ghirigori prima di arrivare al cuore, se ci arriva. In termini letterari, Verdi si esprime per aforismi, Puccini tiene una conferenza. Verdi è essenziale, Puccini è ridondante. Verdi è un bel piatto caldo di polenta o di pasta e fagioli dopo una giornata di lavoro nei campi; Puccini è un sofisticato piatto di "Nouvelle cousine" servito a commensali eleganti, riposati e di poco appetito. In termini più attuali si potrebbe dre che Verdi è quello dalle passioni forti "senza se e senza ma", Puccini sarebbe quello delle "Passioni sì, forse, ma anche…". Lo so, potrei sucitare le ire dei pucciniani, ma che mi frega? Quando si parla di musica non accetto discussioni, dibattiti e polemiche. Ognuno ascolti quel che vuole.

Però credo che siano in pochi, quando ascoltano questo coro del Nabucco, specie quando si arriva ad "Arpa d’or", a non sentire, su quel "d’or", un brivido scorrere lungo la schiena. E se non lo sentite mi dispiace per voi.

Sì, sarebbe stato un bellissimo inno nazionale.

Ecco un video con una bella esecuzione del coro del Metropolitan Opera House di New York, in una edizione del Nabucco del 2001. L’orchestra è diretta da James Levine.

 

Ecco, invece, una video per chi volesse ascoltare il brano seguendolo sullo spartito. Interessante, penso che anche non avendo delle particolari cognizioni musicali, si possa almeno segure l’andamento della melodia. Provare per credere…

 

 

 

E’ successo poche volte che uscissi dal teatro prima della fine della recita. La prima volta fu in occasione della stagione operistica che si svolgeva, allora, al teatro Massimo di Cagliari. Quella sera erano in programma "Cavalleria rusticana" di Mascagni e "Suor Angelica" di Puccini. Primo tempo con "Cavalleria rusticana", tutto bene. Intervallo, caffè al bar del teatro, sigaretta. Ripresa, secondo tempo, si rientra in sala e comincia "Suor Angelica". Scena grigia, entrano delle suore, lentamente, cantando una specie di nenia. Aspetto, vediamo cosa succede. Non succede niente, continua la nenia. Ancora un po’ di pazienza, una decina di minuti, ma poi non ho resistito. Mi sono alzato e sono uscito. Non è sempre stato così. Le altre opere le ho viste, Madame Butterfly, Boheme, Turandot. Ed anche apprezzate, entro certi limiti. Ma quella Suor Angelica non sono mai riuscito a sentirla per intero. No, decisamente, con Puccini non ci intendiamo. Questione di gusti. Sarà che anch’io sono un campagnolo? Può essere…

 

2 pensieri su “Va pensiero…

  1. Giano

    Indubbiamente sotto l’aspetto musicale non c’è paragone. Purtroppo non è assolutamente pensabile usare “Va pensiero” come inno nazionale, per i motivi che ho scritto. Ma in fondo, non era all’inno nazionale che pensavo, ma solo al piacere di proporre questa splendida aria di Verdi. Ciao 🙂

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