Doppia morale e meticciato

Talvolta possiamo avere l’impressione di esagerare nei nostri giudizi, specie quando sono molto critici. Spesso le nostre convinzioni personali, i criteri estetici, i principi, la formazione culturale, possono indurci a sentenziare in maniera forse troppo radicale. Può succedere, quindi, che ogni tanto ci vengano dei dubbi sulla nostra obiettività di giudizio. Non so agli altri, ma a me succede. Così mi chiedo spesso, quando esprimo un giudizio, “Ne sei sicuro?”, facendo continue verifiche e tendendo sempre aperta quella finestrella del dubbio. Poi, però, capita di avere conferma delle nostre osservazioni da fatti di cronaca o da personaggi più autorevoli i quali, sia pure in maniera diversa e con linguaggio più colto, esprimono quegli stessi concetti. In quel momento si è rassicurati. Non perché si potrebbe esclamare il classico “Io lo avevo detto…”, sempre da evitare, ma perché si ha la conferma che, in fondo, non saremo il massimo dell’obiettività, però, se le nostre osservazioni sono condivise da personaggi autorevoli, perlomeno non abbiamo detto delle enormi corbellerie. O, se le abbiamo dette, siamo in buona compagnia. Ed è già tanto.

Faccio un esempio pratico. Ci sono almeno due temi che tratto molto frequentemente ed in maniera piuttosto critica: l’informazione in genere, spesso imprecisa, fuorviante, quando non del tutto inutile o usata in maniera strumentale, e la prassi congenita alla sinistra di usare due pesi e due misure per giudicare i fatti, la realtà e la politica in particolare. Ovvio che, nel caso si tratti di “informazione della stampa di sinistra”, le due cose molto spesso coincidono. Bene, e vediamo le conferme a quanto sostengo da tempo in due articoli; uno di Angelo Panebianco, editorialista del Corriere, l’altro di Aldo Grasso il quale ha una sua rubrica, sempre sul Corriere, nella quale si occupa di televisione.

L’articolo di Panebianco “La doppia morale” tratta il tema del “doppiopesismo” che è una caratteristica costante della sinistra. Riporto l’apertura del pezzo:

“Ma perché la cifra stilistica della sinistra italiana deve essere per forza il doppio standard, la doppia morale? Prendiamo l’ultimo caso in ordine di tempo. Il governo utilizza una norma vigente per dichiarare lo stato d’emergenza di fronte all’afflusso dei clandestini. Dalla sinistra partono bordate: razzismo, xenofobia, autoritarismo, intollerabile clima emergenziale. Quella norma però è stata in passato utilizzata anche dal governo Prodi” . Esattamente quanto scrivevo io, quasi con le stesse parole, giusto qualche giorno fa. Per rendere ancor più chiaro il concetto, Panebianco continua così: “

Come mai all’epoca nessuno fiatò? Come mai nessuno di quelli che oggi strillano accusò quel governo di razzismo e xenofobia? Perché i «sacri principi», quali che essi siano, devono sempre essere piegati alle esigenze politiche del momento? Non è forse un modo per dimostrare che in quei principii, utili solo come armi da brandire contro l’avversario, in realtà, non si crede affatto? La spiegazione più ovvia, più a portata di mano, quella che rinvia l’esistenza della doppia morale, del doppio standard, alle persistenti scorie lasciate in eredità al Paese dalla vecchia tradizione comunista, è insoddisfacente: spiega troppo o troppo poco. Certo, è vero, nella tradizione comunista il doppio standard era la regola. Per i comunisti esisteva un fine superiore, una nobile causa al cui raggiungimento tutto doveva essere subordinato e piegato. Il ricorso continuo alla menzogna, ad esempio, era giustificato dal fine superiore. Così come il doppio standard.”

Ma gli esempi di questa doppia morale sono quasi quotidiani, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Basta ricordare il caso emblematico di Diliberto che accusò Berlusconi di avere “le mani sporche di sangue”, perché inviò un contingente italiano in Iraq. Dimenticando, ovviamente, che il nostro contingente non ha mai partecipato ad azioni di guerra ed aveva il solo compito di controllare una zona cruciale del territorio iracheno. Ma dimenticando, soprattutto, che quando, invece, l’allora premier D’Alema, durante la guerra dei Balcani, inviò i nostri caccia a bombardare, non in ricognizione fotografica, ma a “bombardare”, nessuno accusò D’Alema di avere le mani sporche di sangue. Questo è un classico esempio di quella doppia morale che è il pane quotidiano della sinistra.

 

L’altra conferma alle mie frequenti critiche all’informazione ed ai giornalisti viene da Aldo Grasso in un pezzo dedicato a Gianni Minà: “Il ritorno di Minà e le nostalgie kitsch“.

“Minà, al di là del suo pensiero ideologico, del suo amore per Fidel Castro, della sua passione irrefrenabile per gli anni ’60 è il più grande esempio di giornalismo kitsch. Kitsch è ben altro che una semplice propensione al cattivo gusto. Esiste l’atteggiamento kitsch. Il comportamento kitsch. Il giornalismo kitsch. Secondo Harmann Broch, il kitsch è il bisogno di guardarsi allo specchio dell’inganno che abbellisce e di riconoscervisi con commossa soddisfazione.”. Beh, forse io talvolta esagero a prendermela con i giornalisti, ma certo anche Grasso non scherza! Quella definizione di Broch, poi, calza a pennello, è proprio l’immagine di certo giornalismo così innamorato delle proprie idee, spesso false e talvolta volutamente, che continuano tutta la vita a far finta di credere a quello che dicono. Come, appunto, guardarsi in uno specchio che ti abbellisce ed essere convinti che quello che vedi sei proprio tu. Grazie Grasso, almeno mi fornisce una conferma di quanto penso da tempo.

Ma c’è anche un’altra conferma, riguarda ciò che ho scritto in diversi post ultimamente; l’esaltazione di certa nostra stampa per il fenomeno Obama. L’ho scritto in “Obama the One” (24 luglio) ed ancora prima in “Tutti matti per Obama“. In breve, la mia impressione è che gran parte dei nostri media, specie di sinistra, sostengano Obama non per i suoi programmi, ma per il semplice fatto che sia nero, sia un candidato “di rottura” e, pertanto, sia necessariamente migliore del suo avversario. La conferma questa volta arriva dal blog di Gad Lerner e da un suo post del 25 luglio che già nel titolo è esattamente una conferma di quanto affermo: “Vai Obama e largo ai meticci“.

“Ma noi del blog bastardo abbiamo un motivo in piu’ per essergli grati: la sua figura inconfondibilmente meticcia che provochera’ svenimenti a Marcello Pera, prefigurando il futuro multicolore che auguro all’Europa. Obama rivendica i luoghi e le debolezze da cui proviene, e’ un teorico e un pratico della contaminazione globale, unica via di salvezza per il pianeta.”

Chiaro? Perché fa il tifo per Obama? Non perché ne condivide i programmi, di cui nessuno parla e pochi conoscono (lo stesso Obama ha le idee un po’ confuse, come denunciano molti media americani), ma per il semplice fatto che è un “meticcio”, l’avanguardia di quel meticciato globale che farebbe la felicità di tutti i fans del multicolturalismo e del nostro meticcio, o “bastardo”, come ama definirsi e come ha intitolato il suo blog, il nostro Gad Lerner che è una specie di sintesi dei due temi affrontati prima; il kitsch alla Minà e la doppia morale di Panebianco. Gad Lerner è tutto insieme, in offerta speciale; prendi due paghi uno.

Ora, dopo queste evidentissime conferme, lo so che non si deve dire, ma una volta tanto lasciatemi concludere così: “Lo dicevo io…”

5 pensieri su “Doppia morale e meticciato

  1. Giano

    Ciao Ebe, grazie per la comprensione. Anche se non ne sono affatto felice. Anzi…

    Ciao Piero, no, no, non scherziamo, non leggono il mio blog, non ne hanno bisogno. Però mi consola quando leggo queste cose. Anche se scoprire che ho ragione non mi rallegra, pittosto mi fa aggiungere…purtroppo.

    Continuo a combattere con vecchi e nuovi problemi del PC. Ogni giorno ce n’è una nuova. Mah, pazienza…

    Buona serata

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  2. ivy

    non è doppia morale, è appunto un fine che hanno in mente e non è il bene per l’umanità ma il partito..
    mai potuto soffrire chi segue il machiavellitico “il fine giustifica i mezzi”..

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