Monet e Mancini.

Un quadro di Claude Monet, battuto all’asta da Christie’s, è stato acquistato per 51 milioni di euro. Si tratta dell’opera "Le basin aux nympheas" (Lo stagno delle ninfee), una delle tante opere del pittore che ritraggono scorci del suo giardino, ninfee e riflessi d’acqua. Dal video, riportato sul Corriere, mi sembra di capire che il quadro in questione sia quello della foto sotto.

 

Cifre da capogiro che mi richiamano alla mente un’altra notizia di qualche tempo fa; la liquidazione concessa all’ex allenatore dell’Inter, Mancini, il quale, per interrompere il contratto che lo legava ancora per qualche stagione al club, ha ricevuto un compenso di 48 milioni di euro. Questa storia degli euro sembra fatta apposta per farci perdere il senso del valore del denaro. Tradotto in vecchie e care lirette, così ci capiamo meglio, si tratta di circa 95 miliardi! Poco meno, quindi, di un quadro di Monet.

Ora ci chiediamo se conviene più dipingere ninfee in uno stagno oppure fare l’allenatore di calcio. Certo le cose non sono facilmente intercambiabili. Con un Monet puoi assicurarti un allenatore come Mancini per qualche anno. Oppure puoi vendere l’allenatore e comprarti un Monet. Già, però se speri di fare i miliardi dipingendo ninfee devi mettere in conto che prima devi crepare. Sì, perché finché sei vivo non ti si fila nessuno; i geni di solito vengono scoperti dopo morti. Strano, vero? E siccome resuscitare dopo una cinquantina d’anni, per venderti il quadro, non è impresa facile, forse conviene fare qualche stagione da allenatore e poi comprarsi un quadro con le ninfee. No?

Mah, fra quadri d’autore e pallonari è una bella gara. Entrambi marciano a suon di miliardi. Ma non sono i soli. Oggi tutto è esaltato, ingigantito, enfatizzato, iperbolizzato. I miliardi scorrono come acqua fresca dalla sorgente. Poi senti di gente che non arriva a fine mese, di povertà nel mondo, di bambini che muoiono di fame, di Stati (noi in prima linea) che hanno debiti pubblici che si fa fatica anche a quantificarli e scriverne la cifra. Poi ti guardi intorno e vedi che c’è gente che gioca con i miliardi come a Monopoli. Per fortuna, però, ogni tanto ci ricordiamo della realtà. Allora si organizza un bel Telethon, si chiedono due o tre euro alla gente, mettiamo insieme una bella sommetta, con la quale si potrebbero acquistare due o tre Monet o, in alternativa, ingaggiare un allenatore  e diversi pallonari per 2 o 3 stagioni e voilà…siamo a posto, con la coscienza tranquilla. Facile, no?

2 pensieri su “Monet e Mancini.

  1. Giano

    Ciao Otto, ho risposto da te. Ma davvero mi sono pentito di aver risposto. Mi è venuto istintivo dopo il precedente post sul metronomo. Mi son detto “No, questa volta non mi freghi, te lo dico subito…”. Poi mi pento. Già…
    Buona giornata 🙂

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