Chavez: come farsi la televisione personale.

Hugo Chavez, presidente del Venezuela, è quel pittoresco personaggio, amico fraterno di Fidel Castro (il che è tutto dire) il quale, qualche tempo fa, intervenendo all’assemblea dell’ONU, cominciò il suo discorso facendo una serie di arcani scongiuri ed il segno della croce perché, prima di lui, sullo stesso palco, aveva parlato il diavolo in persona nelle sembianze del presidente Bush.

Si definisce socialista e democratico. Curioso notare come tutti i regimi dittatoriali amino definirsi “democratici”. Anche i regimi dell’ex impero sovietico erano “Repubbliche democratiche”. Forse bisognerebbe fermarsi un attimo e cominciare a chiedersi cosa si intenda per “democratico”. Bene, anche Chavez segue la moda. E siccome è socialista e democratico, di recente ha chiesto ed ottenuto dal Parlamento i “Pieni poteri” che lo autorizzano a decidere su alcuni settori fondamentali dello Stato, compresa l’informazione, in piena ed assoluta autonomia. Ora, come tutti sanno, attribuire i “Pieni poteri” al capo del Governo è una delle caratteristiche di un Paese democratico. O no? E tanto per cominciare ha deciso di non rinnovare la concessione ventennale (in pratica chiudendola) alla più vecchia rete televisiva dell’intero sud America, la RCTV che trasmetteva dal 1953, affermando che con questa chiusura “Ha reso un servizio all’opinione pubblica.” Il motivo? Non gli era molto simpatica perché era ostile al suo Governo. Così da domenica scorsa Radio Caracas TV ha cessato le trasmissioni.

Ma a quanto pare non è ancora soddisfatto, perché ha minacciato di chiudere anche un’altra emittente TV, la “Globovision”. “Io raccomando che Globovision prenda un tranquillante, che si calmi, se no la farò calmare io.” Chiaro? A buon intenditor… Ma non si è limitato a chiudere la rete, ha fatto di più. Il Tribunale supremo di giustizia ha deciso che tutte le infrastrutture ed attrezzature tecnologiche di RCTV passino “temporaneamente” (!?) sotto il controllo del Governo che le utilizzerà per la nuova rete nazionale controllata dallo Stato. Una specie di “esproprio proletario” alla Caruso. Al posto di RCTV trasmetterà una nuova rete, la Tves (Television social de Venezuela), finanziata dallo Stato e quindi controllata, in pratica, dallo stesso Chavez. Pare che lo scopo sia quello di utilizzare la TV per “educare il popolo”.

Quando qualcuno comincia ad usare i mezzi di informazione per “educare il popolo”, sappiamo come va a finire. Infatti ha già cominciato a educare il popolo attraverso “cadena nacional”, con una serie di messaggi a reti unificate che per legge tutti i canali sono costretti a trasmettere in diretta. E così il nostro Hugo si è fatta la sua televisione personale (e anche la radio). E bravo! Questa decisione ha scatenato proteste che vanno avanti da giorni, manifestazioni di piazza e scontri con la polizia che per disperdere migliaia di manifestanti ha usato idranti, gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma. Il bilancio è di almeno 17 feriti e, solo fra domenica e lunedì, come riferiscono alcune fonti di informazione, risultavano arrestati 182 manifestanti dei quali 107 minorenni. Non c’è che dire, una bella dimostrazione di “democrazia” e, soprattutto, di libertà di informazione.

Ora, visto che da noi tutti i giorni ci sostentiamo a pane e libertà di informazione, ci si aspetterebbe un’ondata di proteste e di sdegno per la decisione di Chavez. Specie da quella parte dell’opinione pubblica sinistrorsa che è sempre pronta a denunciare vere o finte censure e rivendicare a gran voce la piena e completa libertà d’informazione. Ricordiamo tutti il tribuno Santoro che urlava in prima serata su RAI1 “Voglio il mio microfono”. E’ di questi giorni la notizia che a Mosca è stata vietata una manifestazione del Gay pride e che la nostra parlamentare Luxuria, volata a Mosca per sostenere la causa della “libertà di manifestare”, ha ricevuto una “ovazione”. No, non uno scrosciante applauso, è stata presa ad uova in faccia. E per tale trattamento, e per la mancanza di “libertà” di espressione, la nostra transqualcosa ha chiesto a D’Alema di intervenire per protestare contro il sindaco di Mosca.

Allora adesso come la mettiamo? Chiederanno di protestare contro Chavez e la sua televisione di Stato? Vedremo Santoro che ormai ce l’ha in mano, il microfono, lanciare un appello in prima serata per garantire il microfono anche ai Santoro venezuelani? Oppure… Ecco, bravi, oppure…

Intanto la notizia in TV io non l’ho sentita. Non ho visto servizi sugli scontri a Caracas, non ho sentito politici indignati per l’attentato alla libertà d’informazione, non ho visto fiaccolate in Campidoglio. Niente di niente. Eppure se ne è occupato il Parlamento europeo e c’è stata una nota dell’ambasciatore venezuelano a Roma il quale, sbrigativamente, definisce la chiusura di RCTV come “un affare interno venezuelano”.

Perché la TV non ne parla? Ma la cosa ancora più curiosa è che, mentre ci si aspetterebbe la protesta di tutti quegli intellettuali sinistrorsi che tanto ci tengono alla libertà d’informazione, curiosando in rete si scopre che proprio da loro arrivano attestati di stima e di consenso per la decisione di Chavez. Ma guarda un po’! Vediamo qualche curiosità.

La prima riguarda un sito di informazione diretto da Gianni Vattimo, filosofo ed ex eurodeputato DS, che invece che riportare la notizia, si limita a riportare la lettera dell’ambasciatore venezuelano, senza una riga di commento.

Articolo 21“, sito ispirato proprio all’articolo della Costituzione che garantisce la libertà di pensiero e di espressione, e che è sempre schierato in prima fila quando c’è da difendere la libertà di stampa, invece che commentare il fatto, si limita a riportare un intervento della parlamentare italo-venezuelana Marisa Bafile, eletta nella circoscrizione esteri dell’America meridionale, la quale, lungi dal condannare apertamente la chiusura della rete televisiva, si limita a vaghe considerazioni generali limitandosi a considerare la decisione di Chavez come un semplice “passo falso”. Beh, un po’ poco, no?

Su “CCS News“, uno di quei siti di informazione che pensano di essere liberi, indipendenti ed obiettivi, troviamo un breve comunicato in cui si esordisce esprimendo disappunto per i poliziotti che puntano le armi contro manifestanti disarmati. Ma si chiarisce subito che a Caracas “si confrontano due pericolosi opposti estremismi”. Il che è un espediente per evitare di chiarire meglio le diverse posizioni degli “opposti estremismi”. Un po’ come quando, sulla questione del medio oriente, ci si definisce “equivicini”. Ci siamo capiti. E continua con questa perla di democrazia e libertà: “Per quanto riguarda il merito della chiusura di RCTV invece (anche se in realtà non le è stato rinnovato il contratto per le frequenze e passerà a trasmettere via cavo), siamo contenti. La vulgata comune vuole che si debba sempre garantire la libertà di espressione e informazione, ma quando questa libertà è finalizzata ad offuscare le menti, attraverso continue menzogne o sciocchi programmi di intrattenimento, allora diventa qualcos’altro e può essere combattuta.”

Il che significa, pari pari, che se colui che detiene il potere è anche, o si sente, autorizzato a stabilire cosa sia “finalizzato ad oscurare le menti”, come è il caso del nostro Hugo, è anche autorizzato a combattere chi vuole. Alla faccia della libertà. Ed infatti il pezzo si conclude con un categorico “Bravo Chavez!”

Su un altro sito “Mega Chip“, sottotitolo “Democrazia della comunicazione”, ci si aspetterebbe, visto che si presenta come difensore della democrazia dell’informazione, che si esprima condanna verso una decisione che, comunque la si veda, chiude una fonte di informazione democratica. Invece no. Riporta un articolo del Manifesto, a firma di Matteo Matteuzzi, che è intriso del più classico odio di classe nei confronti dell’editore di RCTV, Marcel Granier. Se la prende perfino con “Reporters sans frontiere” che, per bocca di Benoit Herveiu, fa notare come il governo di Chavez abbia “una posizione egemonica nei media…in questi ultimi mesi sono apparsi 63 periodici nuovi affiliati al presidente Chavez» in un «ambiente di attacco al pluralismo» Continua con “Chiudere una tv o un giornale non è mai bello. Ci perdono tutti. Ma nessuna lagrima per Rctv e il signor Granier.” Insiste con questa esilarante affermazione: “Il Venezuela resta una sorta di paradiso per la pluralità dell’informazione.”. E termina in bellezza con questa perla: “Per molto meno di quello che Rctv ha detto in questi anni, decine di giornalisti sono stati ammazzati in paesi come la Colombia e il Messico.” Il che è come dire che Chavez è una specie di santo perché, invece che ammazzare tutti i giornalisti ed i dipendenti di RCTV, come si usa fare da quelle parti, in fondo si è limitato solo a chiudere la rete. Com’è buono Hugo!

Su L’Unità, invece, Maurizio Chierici, dopo poche righe di blanda condanna, in un lungo articolo parte per la tangente e pur di evitare di approfondire il discorso, finisce per parlare, indovinate un po’, di Berlusconi per dimostrare che, in fondo, Berlusconi è peggio di Chavez. Classico, da un po’ di tempo, visto che non riescono a venire a capo delle loro rogne interne, spostano l’attenzione sul loro “nemico pubblico n° 1”. E che i venezuelani si arrangino. Bella rassegna di opinioni da parte di coloro che mattino, pomeriggio e sera rivendicano a gran voce la libertà ed il pluralismo dell’informazione. Ma bisogna ricordarsi che loro applicano una logica speciale. Bisogna intendersi; pluralismo sì, purché siano schierati con loro. E poi non era forse questo l’insegnamento del padre putativo? Diceva: “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”. Chi lo diceva? Stalin!
Riferimenti: ( Torre di Babele )

2 pensieri su “Chavez: come farsi la televisione personale.

  1. lore

    Giano, ma scherzi? Guarda che ti sbagli, il Venezuela è libero. Scusa secondo te chi l’ha chiusa la TV dell’opposizione: Bush? Blair? Berlusconi? Il Papa?
    Se non è nessuno dei quattro, o affiliati, si esclude un’azione del Male, e quindi la mossa è stata fatta per forza dal Bene.

    Anche te con tutti questi ragionamenti… quando le cose sono così semplici…

    "Mi piace"

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