Il terrorismo in “Franchising”.

Il franchising, come tutti sanno, è un sistema per aprire una nuova attività sfruttando il nome di una casa madre affermata. Si apre un proprio negozio, ma si usa il marchio, la griffe, la fama della grande marca. Cosa c’entra con il terrorismo? Ora lo spiego.

Ultimamente, nell’ambito di quel bizzarro passatempo che chiamano “guerra santa” o Jihad, si moltiplicano i gruppi, gruppetti, organizzazioni varie che si dedicano con profitto a questo nuovo gioco di società. Ormai proliferano come i funghi, ogni giorno se ne scopre uno nuovo, tanto che anche i più attenti ed informati osservatori stentano a tenerne il conto. Noi conosciamo le organizzazioni più famose, come Al Qaeda, ma anche Hezbollah, Hamas, Al Fatah, per citare quelle che ultimamente riscuotono un buon successo e gradimento mediatico. Se fossero programmi televisivi sarebbero “format” da prima serata con uno share altissimo. Se fossero delle case di moda vedremmo le loro sfilate nelle più esclusive passerelle d’Europa e, forse, ci sarebbe già un “PalAlqaeda” a Manhattan o un “PalHamas” a Milano2.

Dietro queste importanti ed ormai affermate aziende proliferano, però, tutta una serie di piccole organizzazioni che cercano di farsi luce e di ritagliarsi un proprio spazio ed una fetta di mercato. Ieri, per esempio, in Libano ci sono stati dei violenti scontri, con una trentina di morti, fra l’esercito regolare libanese ed una nuova organizzazione “Fatah al Islam” legata, a quanto pare, ad Al Qaeda. Molte di queste nuove organizzazioni, in varie parti del mondo, sono legate ad Al Qaeda, che sembra essere leader del mercato del terrorismo. Ormai ha sbaragliato la concorrenza. Sì, Al Qaeda è diventato un marchio di successo, una griffe, e gli affiliati sono in continuo aumento. Fanno addirittura la pubblicità.

Per esempio, così come da noi periodicamente si fanno le campagne di arruolamento e si pubblicizzano con grandi manifesti i bandi per accedere ai corsi di sottufficiali o ufficiali delle varie specialità delle forze armate, in Iran, l’anno scorso, hanno pubblicizzato, con inserzioni sui maggiori giornali, i concorsi per “Kamikaze”. Ed in breve tempo ne hanno arruolati 40.000. Non è uno scherzo, è una notizia vera (purtroppo). Allora immagino che in futuro anche da noi, quando tra breve saremo tutti islamizzati, potrebbero lanciare delle campagne di affiliazione con grandi cartelli pubblicitari che invitano ad aprire una piccola attività terroristica in proprio. Immagino anche lo slogan: “Affiliati ad Al Qaeda e la tua impresa avrà una crescita esplosiva”.

Del resto c’è poco da scherzare. In un periodo in cui le risorse scarseggiano, l’economia è in fase di stallo ed i consumi calano, l’unica attività in crescita ed in continua espansione è proprio il terrorismo. Ecco perché fra non molto Bin Laden sarà nominato “Cavaliere del lavoro”. Così, sfruttando questa opportunità d’impresa, i piccoli terroristi che avrebbero difficoltà ad avviare una piccola attività in proprio decidono di “affiliarsi” alla casa madre, sfruttarne il nome ed il marchio prestigioso, con tutto quello che è il ritorno mediatico in termini di immagine e di notorietà. Magari sono un gruppetto di disperati cialtroni ex aspiranti/apprendisti/sostituti cammellieri precari, ma se sono affiliati ad Al Qaeda, acquistano improvvisamente prestigio ed importanza.

L’investimento iniziale è minimo, basta qualche chilo di tritolo per far saltare un’auto, ma se ne ottiene un vantaggio immediato. Tutti cominciano a parlare della nuova sigla che ha rivendicato l’attentato e così, dopo un po’, si diventa famosi e, se va bene, si potrebbe anche andare a passeggio a braccetto col nostro ministro degli Esteri D’Alemhamas o essere invitati alla prossima “Conferenza di pace” organizzata da Prodi per risolvere i problemi del mondo. Il tutto con un minimo investimento e sfruttando semplicemente il marchio della casa madre “Al Qaeda” che, in tal modo, accresce la propria fama, non rischia niente e si ritrova centinaia di piccole succursali sparse per il mondo. Insomma, una specie di franchising del terrorismo.

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Riferimenti: ( Torre di Babele )

3 pensieri su “Il terrorismo in “Franchising”.

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