All’improvviso, un mattino…


Talvolta arrivano all’improvviso, senza ragione apparente, così, quando non te l’aspetti.
Quando magari sei intento a gustare il primo caffè del mattino, con lo sguardo che vaga distratto sui mobili della cucina.
Ti colgono alle spalle, di sorpresa.
Ti volti come se avessi sentito un rumore strano o un alito di vento sfiorarti il volto.
E ti sembra di udire voci e rumori di tanti anni fa.
E perfino profumi.
Come quando…
Ti svegliavi al mattino e sentivi la casa inondata dal caldo profumo del pane appena sfornato.
E sapevi che quello era un giorno speciale.
Sì, perchè quando si faceva il pane si approfittava per fare altre prelibatezze da cuocere al forno.
Era un giorno di festa, almeno per me.
Per loro no. Era un giorno di fatica che iniziava prestissimo.
Ma allora, chissà perché, nessuno sembrava risentirne.
E aspettavo con ansia che togliessero dal forno le grandi teglie con i biscotti, dorati, caldi e profumati.

Profumi d’altri tempi.
Profumi che ti accompagnavano fin dalla nascita.
Profumi che ti entravano dentro e che riconoscevi come parte integrante della casa, del tuo mondo.
Crescevi con quei profumi.
Come il profumo della terra d’estate.
L’aia, la trebbiatura, il cavallo che girava in cerchio trascinando una pesante pietra con la quale schiacciava le spighe di grano, liberando i chicchi dorati.
E mio nonno che, per accontentarmi, mi sistemava sulla sella.
Il sudore del cavallo si mischiava all’odore del fieno e della terra.
E l’aia diventava, nella mia fantasia, una sconfinata prateria.

La terra.
La fatica, vera, dura, con l’unica speranza che l’annata fosse buona.
“Saludi e trigu” (Salute e grano).
Questo era il saluto e l’augurio che usavano scambiarsi.
Non chiedevano altro: la salute che gli permettesse di lavorare e che si facesse un buon raccolto.

Nessuno era angosciato da problemi esistenziali.
Nessuno si chiedeva cosa fosse la felicità, ma erano felici.
Nessuno si chiedeva cosa fosse l’amicizia, ma l’amicizia era sacra.
Nessuno si annoiava, non ne avevano il tempo.
Nessuno si lamentava per la pioggia d’inverno; nutriva la terra.
Nessuno si lamentava per il caldo d’estate; era necessario per far maturare il grano.
Nessuno pensava, allora, che tutto questo un giorno sarebbe scomparso.
Nemmeno io lo pensavo.
E sembra ancora strano non sentire più quei rumori, quelle voci, quei profumi…
Ma talvolta, all’improvviso, mentre sorseggi il primo caffè del mattino, ti sembra di udire una voce.
Ti volti e loro sono lì…i tuoi ricordi!

Riferimenti: ( Torre di Babele)

5 pensieri su “All’improvviso, un mattino…

  1. falivenes

    Ho ricordi simili ai tuoi, e ancora in bocca il sapore e sotto il naso gli odori del mondo dell’infanzia che si spalanca davanti al mondo dei ricordi e mi trascina come fa il vento con le foglie.
    Ricordo le risate e i piedi immersi nella fontana della piazzetta a pocxhi passi da casa, ricordo l’odore di nonno, e i bocconcini prelibati che portava nel carniere, da arrostire
    sulla brace, ricordo il sapore del latte appena munto, bevuto caldo e ancora schiumoso, ricordo che mi bastava correre appressso a un cercho per essere felice, rocordo che nessuno si preoccupava mai di dove fossimo e di che facessimo, ricordo che se qcn si faceva male, nessuno mai si sognava di chiedere di chi era la colpa, non c’era bisogno di denunce, bastava un po’ d’acqua e nei casi più gravi dell’alcool e si riprendeva a correre, e niente merendine o nutella per merenda, pane spalmato di burro e marmellata e si stava benone.Giano, quel bel tempo fa ormai parte del passato, eppure a volte basta un refolo di vento a riportarti indietro.Un bacio amico mio:-)Sà

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  2. lore

    Quanta invidia, Giano. “Si stava meglio quando si stava peggio”, dicono. Quanto vorrei aver assaggiato per un pò un mondo più semplice, ma certo meno malato. E il tuo post me l’ha fatto percepire.

    Buona serata

    Lorenzo

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