Pensiero e volontà

Ogni volta che affronto il tema della volontà, come nel post precedente (Fohn, il vento che uccide), ho la sensazione di non riuscire a spiegarmi come vorrei. In verità, benché il concetto possa apparire molto chiaro nella mente, esprimerlo a parole non è poi impresa facile. La questione è semplice. Per spiegare il pensiero, e quindi la volontà, occorre riflettere sul pensiero, bisogna cercare di conoscerlo, di comprenderlo, per poi poterlo spiegare con le parole. Ma le parole non sono altro che l’espressione del pensiero. Allora è come dire che cerco di spiegare il pensiero con il pensiero. Ma siccome per spiegarlo devo prima “pensarlo”, vuol dire che il pensiero “per spiegare il pensiero deve pensare il pensiero”. Ma il pensiero può pensare se stesso?

Mi spiego, o meglio…cerco di spiegarmi. E’ come se noi, non avendo alcun sistema di misurazione volessimo inventarci uno strumento di misura, che chiameremo “metro” e volessimo determinarne la misura esatta usando un decimetro, che supponiamo sia la decima parte del metro. Ma siccome ancora non abbiamo stabilito la misura del metro, come facciamo a prendere come unità di misura un decimetro, ovvero la decima parte di qualcosa che non sappiamo quanto misura? Ecco, pensare il pensiero è qualcosa di simile. Allora, come facciamo a cercare di spiegare il pensiero usando il pensiero, se non sappiamo come funziona il pensiero? Impossibile, assurdo, paradossale. Ma siccome non ci arrendiamo facilmente, cerchiamo di aggirare l’ostacolo inventandoci un trucchetto.

Il trucco è semplice, e speriamo che funzioni; è quello di usare il metodo deduttivo. Esempio. Se la mattina esco di casa e trovo la strada bagnata deduco che la notte è piovuto. Se la sera rientro a casa e trovo tutto sottosopra deduco che ho ricevuto la visita di ladri. E’ la classica applicazione del principio di causa/effetto. Un altro sistema di verifica è quello che ricorda un po’ la prova del nove. Diamo per scontata una ipotesi e verifichiamone il risultato. Bene, allora passiamo al dunque, lasciamo perdere i discorsi complicati e vediamo di spiegarci con esempi pratici.

Solitamente diamo per scontato che ogni individuo decida liberamente, con un atto di volontà, il proprio comportamento. Quindi ciascun individuo è quello che è per un preciso atto di libera volontà. Allora dovremmo concludere che: Il musicista è musicista perché “vuole” essere un musicista. Il poeta è poeta perché “vuole” essere poeta. E fin qui ce la caviamo ancora bene, ma se cominciamo a scendere di tono le cose cambiano. La persona mediocre è mediocre perché “vuole” essere mediocre. Il cretino è cretino perché “vuole” essere cretino. Lo scemo del villaggio è scemo perché “vuole” essere scemo. Se si è veramente convinti che noi siamo quel che siamo per libera volontà non dovrebbero esserci difficoltà ad accettare le affermazioni sopra riportate. Ma credo che ben pochi siano disposti ad accettare questa spiegazione.

Allora deve esserci qualcosa che non è chiaro. Facciamo un altro esempio. Se andate in ristorante e scegliete di mangiare una spigola, qual è il meccanismo mentale che vi fa scegliere, che vi fa dire “voglio” mangiare la spigola? Decidete con un atto di volontà, al momento, che “volete” che vi piaccia la spigola per scegliere di mangiarla? No, il meccanismo è esattamente l’opposto. Io non decido che “voglio” che mi piaccia la spigola per mangiarla, ma…siccome mi piace la spigola “voglio” mangiarla. Quindi la mia scelta, il mio “volere” scegliere la spigola è determinato dal fatto, precedente alla scelta, che mi piace la spigola. E fin qui, forse, siamo d’accordo, no?

Ma il problema vero è un altro; il problema è capire e spiegare “perché vi piace la spigola” e non, per esempio, le anguille marinate. Ora, se ci facciamo caso, possiamo elencare tantissimi casi simili nell’arco della giornata e verificare che, contrariamente a quella che è la prima impressione, la spiegazione del nostro comportamento è determinata da una relazione di causa/effetto, ma in molti casi noi scambiamo l’effetto con la causa e viceversa. Se pensiamo poi alle nostre abitudini, le fissazioni, i gusti di vario genere, ci rendiamo conto che molti dei nostri comportamenti sono talmente radicati che difficilmente riusciremmo, anche volendo, a cambiare abitudini.

Facciamo ancora un esempio facile. Ci sono persone che amano il dolce ed altre che preferiscono il salato. Bene, se il comportamento dipende dalla libera volontà non dovremmo far fatica a cambiare abitudini. E così io che non amo i dolci una mattina mi sveglio e decido con la mia libera volontà che da oggi in poi andrò pazzo per le torte con la panna. Facile, no? E così ogni mattina potremmo decidere, solo con un atto di volontà, cosa ci piacerà in quella giornata e come ci comporteremo. Ma potremmo decidere anche di che umore saremo, quali saranno i nostri gusti estetici, quali persone ci saranno simpatiche, troveremmo la soluzione a tutti i problemi perché…basta volerlo.

Sarebbe come indossare ogni mattina un abito diverso ed essere per quel giorno una persona completamente diversa da quella del giorno prima. Quindi, lo scemo del villaggio potrebbe svegliarsi una mattina e decidere, con un semplice “atto di volontà” che da quel momento in poi …sarà un genio! Non mi pare che le cose vadano esattamente così. Eppure questo è quello che dovrebbe succedere se accettiamo il fatto che il nostro comportamento sia determinato dalla nostra libera volontà. Se la causa è la libera volontà l’effetto deve essere quello. Ma siccome l’effetto non è quello significa che la causa è diversa da quella che avevamo ipotizzato. Ovvero, la causa del nostro comportamento non è la libera volontà, ma è qualcosa di diverso. Beh, forse non sono stato ancora chiarissimo e nemmeno convincente, ma almeno un piccolo dubbio non vi è venuto? 
Riferimenti: ( Torre di Babele)

2 pensieri su “Pensiero e volontà

  1. lore

    Ciao Giano,
    si, devo dire che in un certo senso hai ragione… la nostra volontà non è proprio incondizionata, ma tende a seguire determinati stimoli. Ed è bene: chi nasce musicista è giusto che impieghi la propria volontà a suonare gli strumenti, così come i pittori , gli scultori e ogni altra passione possibile e immaginabile. Ma la volontà rimane libera.

    Tempo fa lessi su Focus, in un articolo che si riferiva alla tortura, che un contadino del sudamerica era stato costretto a mangiarsi, sotto la minaccia di armi, qualcosa come mezzo chilo di sterco di cavallo. Penso sia improbabile che questo fosse dovuto al fatto che lo sterco rientrasse tra i suoi piatti preferiti. Tu mi dirai che però anche in questo caso la volontà risponde sempre allo stimolo esterno, più forte di quello interno, che è l’arma… certo, abbiamo la ragione, che sta sopra la volontà, che ci dice in che direzione questa va usata, e che lo stimolo più forte (sopravvivenza) è quello giusto: purché non auguri a nessuno di mangiare il letame, sarebbe stato folle farsi sparare per questo… ma sarebbe stato possibile; cioè la volontà è libera anche di fare atti di follia.

    Di solito però, nelle persone “normali” è divisa tra seguire stimoli che si contrastano tra di loro: parte bassa, l’istinto, e parte alta, la ragione… ma può scegliere. Io se mi sposo, posso decidere di cedere alle avances della commessa del negozio sotto casa (istinto) o di rimanere fedele a mia moglie (ragione). Se guido posso decidere di picchiare una persona che inizia a infamarmi per strada (istinto) o fare finta di nulla (ragione). Gli esempi sono svariati; tutto per dire che se possiedi la ragione, in ogni scelta della vita puoi sempre decidere tu cosa seguire; la scelta può essere più o meno difficile o condizionata, ma rimane sempre libera.

    Buona giornata

    Lorenzo

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  2. falivenes

    Il metodo deduttivo per quanto logico(causa/effetto)è suscettibile di errori es:
    vedo la strada bagnata deduco che è piovuto, passa qualcuno e mi fa notare che no, non è piovuto, è solo passata la macchina a spruzzo, che lava la strada.
    …Il fatto è che mentre alcuni comportamenti possono essere oggettivamente dimostrati e dedotti, altri per cause esterne o interne(usi costumi, influenze ambientali e culturali)possono assumere contorni ‘anomali’ a seconda del soggetto.
    Determinando un diverso corso della volontà.
    Nella stessa famiglia, sottoposti alle stesse apparenti condizioni di vita, dei soggetti assumono atteggiamenti totalmente diversi e contrapposti, perchè?
    Qual’è la sottile o marccata linea che ha segnato la differenza?
    La verità è che la mente umana è un vero affascinante mistero e il pensiero, che determina poi l’azione della volontà che da esso scaturisce, può essere ‘infettata’ da infiniti fattori.
    Anche un sorriso mancato al momento giusto può determinare la differenza.
    Aghi di bussole impazzite che non conoscono più ove sia il nord.
    Oriana è morta ‘stanotte, con lei si è spenta una voce, saranno felici i fautori ‘della guerra santa’.Sà

    "Mi piace"

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