Stampa e amnesie

Sì, la notizia non è ufficiale perché ovviamente i giornalisti non amano parlarne, ma dall’esame della sintomatologia riscontabile su gran parte della stampa italiana, ma anche dell’informazione televisiva, sembrerebbe che ci siano pochi dubbi. Abbiamo ricevuto ampia informazione sul recente conflitto fra Israele e gli hezbollah (non con il Libano, è bene precisarlo, ma con gli hezbollah) ed anche, se pure passata in secondo piano, sulla situazione a Gaza. I vari corrispondenti si esercitano nell’arte di raccontare gli orrori della guerra: devastazioni, macerie, morti e feriti, vittime civili.

Già, le vittime civili fanno sempre impressione, specie se si tratta di donne e bambini. Ma, salvo poche eccezioni, i commentatori “dimenticano” di dire perché Israele ha scatenato la reazione sul Libano e sulla striscia di Gaza. Amnesia momentanea? Fa più notizia, invece, mostrare bambini feriti, o, come ha fatto Ennio Remondino, andare in un ospedale libanese e tenere in braccio davanti alla telecamera un neonato; fa tanta tenerezza e ci riempie di orrore per i bombardamenti israeliani che si accaniscono contro i civili indifesi. Non abbiamo visto scene simili girate in un ospedale israeliano. O in Israele non ci sono ospedali, oppure non nascono bambini. Che strani questi israeliani. In un lungo servizio su RAI3 le telecamere ci mostravano cumuli di macerie e ospedali pieni di feriti, rigorosamente libanesi. Ma giusto per dire che non sono faziosi, anzi, hanno mostrato anche un ospedale israeliano. O meglio, non si è visto né l’ospedale, né feriti. Si è visto solo un tale (che, secondo il servizio, si trovava in un ospedale) vestito da pagliaccio che mostrava un giochino facendo saltare sulla mano una specie di penna. Questo giochino lo faceva ai bambini ricoverati (che non hanno mostrato) dicendo che questo era il “suo missile”. E specificando che prima dello scoppio del conflitto i bambini, a vedere questo giochino, ridevano. Dopo, forse a causa dei katiusha che colpivano quotidianamente la zona, ed anche l’ospedale, i bambini non ridono più. A completare il servizio la dichiarazione di un medico che mostrava da una terrazza il luogo dove cadevano i katiusha, senza peraltro mostrarla. Tutto qui, per un totale di circa un minuto complessivo del servizio.

Poi si torna in campo libanese e ancora morti, feriti, distruzioni, scarpine e bambole messe in bella mostra sopra le macerie e…vittime civili. Già, le vittime civili. Sappiamo bene che i terroristi, siano di hamas o di hezbollah poca differenza fa, amano farsi scudo dei civili. Ma non è solo codardia, no, è peggio, è un uso strumentale dei civili a fini propagandistici, ben sapendo che più vittime civili ci saranno più alto sarà lo sdegno per l’aggressione israeliana. E loro hanno imparato molto bene ad usare il mezzo mediatico e ne sfruttano il potenziale propagandistico con lucido cinismo. E’ risaputo ormai, lo sanno tutti, eccetto i giornalisti i quali, evidentemente, anche in questo caso “dimenticano” questo piccolo dettaglio.

Amnesia momentanea? Evidentemente però è una strana amnesia che colpisce, in particolare, i giornalisti di casa nostra. Vediamo, per esempio, cosa scrive un settimanale non italiano, l’egiziano “Roz Al-Yusuf” che non può certo essere accusato di faziosità o di essere filoisraeliano, nell’ultimo numero uscito in data 18 agosto 2006, in un articolo firmato da Mirfat Al-Hakim. Titolo: “Milizie di bambini reclutate da hezbollah“. L’articolo rivela che l’organizzazione jihadista libanese Hezbollah ha reclutato più di 2.000 ragazzini fra i 10 e i 15 anni d’età perché servano nelle sue milizie armate, e che il movimento giovanile Mahdi Scouts, affiliato a Hezbollah, li sta addestrando per trasformarli in potenziali “martiri”.

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Hezbollah – si legge nel servizio del settimanale egiziano – ha reclutato più di duemila bambini fra i 10 e i 15 anni per formare milizie armate. Prima del recente conflitto con Israele, questi bambini comparivano solo nelle celebrazioni della Giornata annuale su Gerusalemme e venivano indicati come le Unità 14 Dicembre. Oggi invece vengono chiamati istishhadiyun [martiri]”. “Tradizionalmente – continua il giornale – Hezbollah ha sempre reclutato ragazzi e bambini, addestrandoli a combattere sin dalla più tenera età. Spesso sono bambini che hanno a mala pena 10 anni, vestiti con uniformi mimetiche, coi visi coperti di pitture mimetiche, che vengono fatti giurare solennemente di combattere la jihad, unendosi al [movimento giovanile] Mahdi Scout. I bambini vengono selezionati dagli uffici di reclutamento Hezbollah sulla base di un unico criterio: la loro disponibilità a trasformarsi in martiri. (…) Fin da tenera età questi bambini vengono istruiti per diventare giovani martiri, come i loro padri, e questo addestramento viene effettuato dai Mahdi Scout, affiliati a Hezbollah, che insegnano ai bambini i principi fondamentali dell’ideologia sciita e dell’ideologia Hezbollah. La prima lezione impartita ai bambini da Hezbollah, incentrata sulla “scomparsa di Israele“, rimane per tutto il tempo la parte più importante del programma di indottrinamento. (…) Il movimento dei Mahdi Scout venne fondato in Libano il 5 maggio 1985. Secondo il sito web del movimento, dalla fine del 2004 sono 1.491 gli scout che sono stati sottoposti al programma di addestramento, e sono 449 i gruppi scout entrati a far parte del movimento per un totale di 41.960 membri. Secondo i dati più recenti forniti dal movimento, dal 2004 ad oggi non meno di 120 membri sono considerati pronti a diventare martiri. (…) Obiettivo dell’organizzazione è quello di addestrare una generazione esemplare di musulmani, fondata sul principio del “governo giurisprudenziale” [un principio fondante della rivoluzione islamista in Iran], e di prepararla per la venuta dell’imam Mahdi (il “messia” sciita). I suoi membri, compresi i bambini, si impegnano a obbedire agli ordini, a onorare la nazione islamica, a prepararsi per servire il Mahdi”.

Secondo il servizio del settimanale egiziano, Na’im Qasim, braccio destro del segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah, in un’intervista a Radio Canada ha dichiarato: “Una nazione con bambini martiri sarà vittoriosa, indipendentemente da quante difficoltà incontrerà sul suo cammino. Israele non può conquistarci né violare i nostri territori perché noi abbiamo figli martiri che purificheranno la terra dalla sozzura sionista (…) Ciò sarà fatto grazie al sangue dei martiri, finché alla fine conseguiremo i nostri obiettivi“. ((Da: The Middle East Media Research Institute, www.memri.org, 1.09.06)

Chiaro? Ma non è una novità, sono cose che si sanno da tempo. Ma allora perché i nostri “inviati speciali”, ma anche i non inviati, quelli che scrivono di guerra in confortevoli redazioni climatizzate con vista sul Colosseo o sulla Madonnina, non lo ricordano? Semplice amnesia?

E vediamo questa notizia di qualche giorno fa: ” Bagdad – Il n.2 di al Qaeda in Iraq è stato arrestato alcuni giorni fa. Ne ha dato notizia l’addetto alla sicurezza nazionale in Iraq Mowaffak al-Rubaie, in una conferenza stampa tenuta stamane. Si tratta di Hamed Juma Faris al-Suaidi, anche conosciuto come Abu Humam or Abu Rana, vice di Abu Ayyub al-Masri, che guida le milizie sunnite dei ribelli dopo che l’esercito Usa ha ucciso Abu Musab al-Zarqawi, a giugno. E’ stato catturato a metà giugno, a nord di Baquba, non lontano dal luogo dove è stato ucciso Zarqawi. Si nascondeva in una casa utilizzata da alcune famiglie – ha spiegato al-Rubaie – intendeva usare donne e bambini come scudi umani, nel caso in cui i militari avessero cercato di catturarlo”.

Vediamo, infine, una preziosa testimonianza di un “osservatore ONU” che ci racconta della sua esperienza sul campo, riportata in un articolo di Lorenzo Cremonesi. “A metà pomeriggio del 20 luglio scorso due missili israeliani colpiscono in sequenza rapida una palazzina a due piani a circa 200 metri in linea d’aria dalla base Unifil, dove da oggi saranno acquartierati gli italiani. Le esplosioni gettano terriccio, sassi e schegge fino al nostro cortile. Noi per un attimo restiamo stupiti. Sino ad allora Israele non aveva mai tirato ordigni tanto potenti così vicino. Ma subito dopo capiamo la ragione. Un’esplosione gigantesca, molto più forte delle precedenti, devasta l’intero quartiere del villaggio di Burgkalawai dove si trovava l’edificio colpito. Era stato distrutto un deposito di missili. L’Hezbollah l’aveva costruito a nostra insaputa vicino a noi per farsi scudo con la nostra base. Uno dei tanti casi.”

“Negli ultimi tempi abbiamo scoperto che sin dalla seconda metà dagli anni ’90 i suoi capi hanno deciso di mimetizzarsi tra le strutture Unifil per coprire le loro attività militari.” Lo racconta il capitano William Nortey, un ufficiale d’esperienza. Ha 35 anni, dal 1996 ha operato in Libano con la forza di spedizione Unifil del Ghana.In merito alla missione italiana ed ai possibili rischi, così prosegue: “Attenti nel valutare i danni tra i villaggi qui attorno. Gli israeliani difficilmente sparano a caso. Se c’è una casa colpita significa che vi era qualche attività militare. Ma soprattutto occorre che la nuova Unifil non ripeta gli errori del passato. È necessario approfondire la conoscenza delle forze sul campo. Abbiamo sbagliato in tutti questi anni a non avviare un serio lavoro di intelligence tra i ranghi dell’Hezbollah”.

E prosegue con un ricordo, risalente al 1996, illuminante del rapporto fra gli osservatori ONU e gli hezbollah: “Allora provammo a spiegare ai dirigenti dell’Hezbollah che non potevano venire a sparare i loro katiuscia nelle zone attorno all’Unifil. Venni personalmente minacciato. Mi fu detto, armi alla mano, che se avessi reagito non avrei mai più visto la mia famiglia in Africa.”

Per essere ancora più chiaro riporta un episodio accaduto una decina di giorni fa: “Il 25 luglio, quasi due settimane dopo l’inizio dei combattimenti, ci venne chiesto aiuto per evacuare i civili intrappolati nei villaggi di Bint Jbeil, Rmeish, Aitarun e altre località nel cuore della battaglia. Mandammo i nostri Apc blindati. Ma gli Hezbollah ci spararono contro. Bucarono le gomme”, dice mostrando un veicolo con i segni dei proiettili visibili sulla carrozzeria.”

Testimonianze ufficiali ed attendibili, provenienti da fonti diverse, che confermano quanto si sa da tempo: l’uso dei civili come scudi umani. E allora quando i nostri valenti “inviati” e non inviati, si dilungano con macabra compiacenza a mostrarci i civili feriti, specie donne e bambini, “dimenticano” questo piccolo dettaglio? Semplice amnesia momentanea? Eh no. Quando l’amnesia è saltuaria può essere considerata fisiologica, entro i limiti della norma, ma quando è ripetuta, frequente, costante e colpisce, con poche eccezioni, quasi una intera categoria, allora non si può parlare di amnesia sporadica. Non è amnesia, è un’epidemia di alzheimer!

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Riferimenti: ( Torre di Babele)

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