LGBTQ (Il mondo è bello perché è vario)

Ovvero, c’è sempre da imparare… Avvertenza: Siccome il post, contrariamente al solito, è un po’ lungo, chi non ha la pazienza di leggerlo tutto può passare direttamente al post scriptum.

Sulla HP di Liberazione on line troviamo in apertura un articolo firmato da Vladimir Luxuria. Sì, oggi sono queste le “grandi firme” del giornalismo. E’ un articolo che fa riferimento al gay pride di Torino, ma per rendere l’argomento più “colto”, azzarda un parallelismo con una manifestazione di protesta anti apartheid svoltasi a Soweto nel 1976 e che fu repressa dalla polizia con le armi, causando morti e feriti. Paragone azzardato, appunto, perché nessuno ha sparato al gay pride, se non qualche partecipante, compresi esponenti politici, che non possono fare a meno di “sparare cazzate” in ogni circostanza. Ma il fatto non costituisce reato. Tirare in ballo il razzismo, tuttavia, anche quando c’entra come i cavoli a merenda, fa sempre comodo, fa scena e giustifica quasi tutto. Ricordiamoci che anche D’Alema, rispondendo a chi si permetteva di sollevare dubbi sulla chiarezza dell’affare UNIPOL, disse chiaramente che si trattava di “razzismo”. Sì, oggi il razzismo ci sta sempre bene, è come il prezzemolo.

L’articolo comincia così: “A volte certe date sono felicemente vicine: il 16 e il 17 giugno. Il 16 giugno ricorrono 30 anni dalla strage di Soweto in Sudafrica, il 17 giugno, cioè oggi, ci sarà il Pride nazionale a Torino (che chiameremo LGBTQ Pride, ovvero lesbica, gay, bisessuale, transgender e queer anteponendo la “L” di lesbica alla “G” di gay come piccolo risarcimento di rispetto per le donne rispetto a una politica eterosessuale maschilista e misogina).”.

Ecco cosa significa quella strana sigla. I primi tre termini sono ormai conosciuti, sul quarto ho un’idea molto vaga, ma onestamente, riconosco la mia ignoranza, non so proprio cosa significhi il quinto termine “queer”. Sì, c’è sempre da imparare! Credo, tuttavia, che si possa condurre un’esistenza soddisfacente anche ignorando il significato del termine queer. Da notare, invece, l’importanza dell’anteporre la lettera “L” alla “G”. Queste sono le grandi “riforme” sociali. A parte queste dichiarazioni di apertura (Prodi, forse, le definirebbe “folkloristiche”…) c’è nell’articolo una affermazione importante che costituisce una sorta di principio etico fondamentale e si riferisce alla necessità di modificare le norme vigenti sul diritto di famiglia. Insomma, PACS con annessi e connessi. “In Italia non ci sarebbe neanche bisogno di sostituire le parole “marito” e “moglie”, l’articolo 29 della Costituzione parla solo di “coniugi” e di “società naturale fondata sul matrimonio”, dove anche sul concetto di “natura” non abbiamo nulla da eccepire: anche essere gay, lesbiche o trans è assolutamente naturale!”.

Ecco il nocciolo della questione. Suppongo che l’affermazione debba essere intesa nel senso che tutto ciò che è presente in natura sia da considerare “naturale” (e fin qui, sotto l’aspetto linguistico, niente da eccepire) ed essendo naturale debba essere accettato, giustificato e considerato, sotto tutti gli aspetti, come “normale”. Quindi, poiché anche le varie forme di “diversità sessuale” sono presenti in natura, come tali, sono da considerare naturali e, quindi, del tutto accettabili e giustificabili. Beh, si potrebbe far notare cortesemente che anche scorpioni, vedove nere e cobra siano del tutto naturali, ma a nessuno verrebbe in mente di considerare “assolutamente naturale” tenerseli nel salotto di casa. Anche le funzioni fisiologiche sono del tutto naturali, ma a nessuno verrebbe in mente di considerare “assolutamente naturale” orinare e defecare in pubblico lungo il marciapiede, all’ufficio postale, sulle poltrone a teatro, o in un parco pubblico in mezzo a ragazzini festanti e madri intente a godersi il sole. Già, c’è una piccola differenza, che spesso sfugge a questi “naturisti”, tra ciò che esiste in natura, ciò che è “naturale” e ciò che è normale e accettabile nel comportamento umano.

Quello che generalmente viene definito “normale”, all’interno di una società, non è frutto di un provvedimento legislativo temporaneo e modificabile, ma è frutto in larghissima parte di secoli di usi, costumi e tradizioni che determinano, in un certo periodo storico, cosa sia socialmente considerato “normale” ed accettabile e cosa non lo sia. L’aspetto fondamentale per giudicare la normalità di un comportamento non è il fatto che esista in natura e quindi sia da considerare, con banale tautologismo, “naturale”, ma il fatto che la maggioranza della popolazione, in un dato ambito spazio/temporale, lo giudichi più o meno accettabile e consono alla morale corrente.

Ed ecco che abbiamo tirato in ballo la fatidica parolina magica: morale. E su questo bisognerebbe scrivere altri dieci post. Ma vediamo di dirlo in poche parole, accennando brevemente il problema. Quando si dice che “anche essere gay, lesbiche o trans è assolutamente naturale!” intendendo affermare che tutto ciò che è naturale è lecito e giusto, si commette un errore madornale. Esprimere un giudizio morale su un qualunque fenomeno naturale implica l’esistenza di un qualche principio di natura, appunto, morale. Ma, e qui casca l’asino… In natura la morale non esiste.

Questo è il grande enigma irrisolto di tutti i relativisti, darwinisti, naturisti di questo mondo. I vegetali nascono, crescono, si sviluppano e si riproducono secondo precise leggi naturali, non morali. Non esiste una morale vegetale. Gli animali seguono le stesse regole. I leoni che inseguono le gazzelle non lo fanno per qualche principio morale. Non esiste una morale leonina. I pesci grandi che divorano i pesci piccoli non seguono la morale, ma l’istinto di sopravvivenza. Allora, se è vero che l’uomo non è altro che il prodotto della naturale evoluzione di una delle innumerevoli specie esistenti in natura, tutte evolutesi spontaneamente a partire da una prima cellula formatasi accidentalmente (nessuno ha ancora spiegato come), si deduce che l’uomo non è altro che una delle tante specie animali viventi, più intelligente, più evoluto, più tutto, ma pur sempre e solo un animale come tutti gli altri. Ma se l’uomo è nient’altro che un animale, come tutti gli animali, dovrebbe seguire solo ed escusivamente le leggi naturali. Nè più, né meno che leoni, balene e vegetali che, come abbiamo visto, non hanno una morale. L’uomo, invece, ha una morale.

Allora, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: Come, dove, quando e perché è nata la morale? In attesa di rispondere a questa domanda alquanto impertinente, non ci resta che constatare che, comunque, la morale esiste, è insita nella natura umana, ed è qualcosa che è avulsa dalle leggi naturali e fisiche che regolano l’universo. E’ qualcosa che, secondo la scienza e le più accreditate teorie sulla nascita della vita, non dovrebbe esistere, è una bizzarria della natura, una anomalia insiegabile. Eppure esiste, ed è lì, sotto gli occhi di tutti, a porci una domanda alla quale ancora nessuno trova risposta. Non solo esiste, ma è su questa morale che l’umanità ha fondato l’organizzazione sociale e le regole della convivenza. E’ la morale che rende l’uomo unico, speciale e diverso da tutti gli altri animali. Senza morale saremmo tutti animali della giungla e seguiremmo solo la legge del più forte.

E’ evidente, quindi, che tentare di giustificare un comportamento con il solo fatto che esista in natura e che, pertanto, sia naturale e, come tale, del tutto normale, accettabile e giustificabile, non ha alcun fondamento logico e razionale. E’ un “ragionamento” da animali inferiori. Esempio. Il fango esiste, è presente in natura. Quindi è naturale. I lombrichi lo sanno bene e, infatti, ci vivono nel fango. Ergo, siccome in natura è cosa del tutto “naturale” vivere nel fango, sarebbe “assolutamente naturale” se un uomo vivesse immerso nel fango. Ecco un tipico “ragionamento” da lombrichi.

Queste dichiarazioni di Luxuria sono le classiche affermazioni che una mia amica (Nené), che di recente ha dedicato un post ad un curioso termine inglese, chiamerebbe “bullshit”. Io, non essendo molto pratico di inglese, le chiamo semplicemente “cazzate”.

P.S.

Riassunto del post, in termini non troppo eleganti, ma molto chiari e comprensibili a tutti. “Anche la merda esiste in natura e, quindi, è “assolutamente naturale”. Ciò non significa che se ne debba parlare a tavola!”

Chi avesse ancora delle difficoltà a capire il concetto può tentare, come ultima soluzione, di aggregarsi alla prima comitiva in partenza per Lourdes. E non perdete le speranze, ogni tanto i miracoli succedono!
Riferimenti: ( Torre di Babele)

7 pensieri su “LGBTQ (Il mondo è bello perché è vario)

  1. ivy phoenix

    bravissimo! ottimo articolo… in natura non c’è morale e la natura non è bucolica, non è l’età dell’oro …
    l’uomo si inganna credendolo… salvo poi quando arrivano i disastri NATURALI e li si accorge della natura cieca che non rispetta l’uomo come lui si aspetterebbe credendola naturalmente buona…
    ehm mi rileggo più lentamente l’articolo, intanto bravo ancora

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  2. ivy phoenix

    la morale è un giudice interiore, spirituale.. se ci si crede, ossia che esiste la morale allora lo si ascolta. Se in epoca posmoderna si ribadisce che tutto è relativo e che la morale cambia a seconda delle opinioni… allora questo giudizio su ciò che è bene e male non lo si sente più. Ma c’è solo una cosa peggiore della morale che ti mostra che questo è bene e questo è male… ed è l’assenza di giudizio dibene e male…..
    ciao
    mi sei molto piaciuto 😉

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  3. falivenes

    Vedi caro Giano, mio saggio e notevole amico,il problema delle “CAZZATE” è più grave di quanto sembri,pensa a quanto esse incidano sul vivere quotidiano,pensa al male che fanno tutte queste false rappresentazioni siano esse di ordine morale che fisiche, hanno sempre un unico scopo,abbattere il senso logico (e coscienzale)riducendo la morale ad una specie di elastico,stravolgendo ogni principio etico,consentendo pure agli escrementi,di avere autorevole voce.Si le “Stronzate”,fanno più danno delle menzogne, è di questo che io sono convinta( ho in parte anticipato l’epilogo).Ci sentiamo il 9 Luglio,ti chiamerò io,pagherà la tim,Bacio:-)Sà

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  4. serenase81

    L’unica morale che conta è l’accettazione della vita in tutte le sue sfaccettature e l’accettazione di sè con tutti i personali limiti. Fatto questo, mi sembra inevitabile scegliere l’amore come direzione. Bel post. ran

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  5. Dani-Dyodì

    giustamente ironico il tanto per soffermare l’attenzione e farsi leggere ma… ho da proporre una ulteriore riflessione su questa frase:
    —- “L’aspetto fondamentale per giudicare la normalità di un comportamento non è il fatto che esista in natura e quindi sia da considerare, con banale tautologismo, “naturale”, ma il fatto che la maggioranza della popolazione, in un dato ambito spazio/temporale, lo giudichi più o meno accettabile e consono alla morale corrente”.
    Ecco. Appunto. Morale.. CORRENTE.
    Se la morale, i costumi, le usanze rimanessero sempre tali, se non cambiasse mai la “morale corrente”, tutti noi contineremo a mettere i vestitini sulle gambe dei tavoli. Allora infatti le GAMBE nude delle donne , persino quelle di un tavolo!!! erano un insulto alla…. morale c o r r e n t e…
    Dovrebbe quindi chiamarsi morale SCORRENTE… dato che tutto è in continuo movimento, tutto cambia, tutto si trasforma… Non dico che tutto cambi in meglio ma non si può bloccare un sistema in movimento se non con l’imposizione e una forma di conservatorismo che rischiano di esasperare tutti:
    sia chi si vuole imporre e sia chi si vuole ribellare.

    Non si tratta di tollerare e essere permissivi ma si tratta di capire solo che il mondo è in eterno cambiamento. Come il mare. Ci sono onde da spettacolo e devastanti. Che si fa?? Metto una diga?? Siamo tutti onde, particelle…
    La ragione da che parte sta? La “morale corrente” lascia il tempo che trova. Anzi spesso lo ammazza. Se la morale corrente è infatti quella della maggioranza mi metterei subito le mani nei capelli e rischierei di diventare calva. L’ipocrisia e la retorica dilagano ovunque. Chi ha ragione? Dove sta la verità?
    Non si può dire.
    Sarei per un’Etica individuale. Strada lunga quanto difficile ma non dispero.

    P.S.
    Lascio perdere cordialmente Luxoria e i vari opinionisti dei media e politici… Intenderei vedere il tutto da un ottica più ampia e meno “interessata”….

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