Rockpolitik è finito; andate in pace…

Finalmente una buona notizia: Rockpolitik è finito. Amen! Non ho visto l’ultima puntata, ma, da quello che ho letto, non è stata molto diversa dalle precedenti. Ospite della puntata è stata la nuova eroina dei rivoluzionari in pantofole, quella Sabina Guzzanti dagli occhi da tartaruga e smorfiette ammiccanti da finta monella che ancora non sa cosa farà da grande: attrice comica o rivoluzionaria ruspante? E poiché continua a fare la vittima ed a scassarci le palle con la storia che l’hanno censurata (cosa che fa comodo ed accresce la notorietà) si prende, finalmente, i suoi "dieci minuti di libertà". Già, perché in Italia la libertà non esiste; non c’è libertà di pensiero, né di espressione, né libertà di stampa. E per dimostrarlo i nuovi tribuni, da Santoro a Celentano, alla Guzzanti, denunciano tale mancanza di libertà usufruendo della massima libertà possibile, senza censure, né visioni preventive dei testi. Come dire "Ho la massima libertà di affermare che non c’è libertà".

 

Difficile inventare una affermazione più stupida e contraddittoria. Un vero paradosso, ma chiamarlo così significa nobilitare una considerazione che, invece, è solo un’autentica sciocchezza. Ma tant’è, noi ci beviamo tutto. Ci siamo bevuti perfino la storia che l’Italia, in quanto a libertà di stampa, sia allo stesso livello di Mongolia e Bulgaria e che sia "parzialmente libera". Ed è stato subito scandalo ed indignazione. Sì, perché lo sanno tutti che in Italia c’è un’unica mente diabolica e potentissima che controlla stampa e TV. Controlla personalmente, per esempio, programmi televisivi come "Ballarò" o "Parla con me" della Dandini, o "Che tempo fa" di Fazio, o "Report", o i TG3, o ancora "L’Infedele" di quel Gad Lerner che è un fulgido esempio di conduttore super partes, o "Le invasioni barbariche" di una Daria Bignardi che non si sa come e perché sia arrivata in TV…tanto per fare qualche esempio. Ma controlla personalmente, per orientarli a proprio favore, anche quotidiani come "Repubblica", "L’Unità", "Liberazione", "Il Manifesto", etc… Insomma, tutta gente che, in TV o sui giornali, non può esprimere liberamente le proprie idee e che è obbligata a schierarsi apertamente in favore del gran controllore e del suo governo e cantarne quotidianamente le lodi.

Anche Rockpolitik, ovviamente, era controllato personalmente dal grande censore, il quale ne ha fatto una trasmissione di elogio sperticato per se stesso. Un vero scandalo che il nostro Adriano ha fatto bene a denunciare. Lo scandalo vero, però, non è quella classifica fasulla, ma il fatto che la gente la prenda per buona. Eppure molti commentatori, sorvolando sulla inattendibilità della classifica, in parte riconosciuta poi anche dalla stessa "Freedom house", e in generale sulla validità dei testi e delle prediche celentanesche, si limita ad osservare che comunque i monologhi di Adriano (niente a che fare con "Le memorie di Adriano", sarà bene precisarlo…) hanno il pregio di far riflettere.

Vero, la cosa fa riflettere. Fa riflettere il fatto che se gli italiani, per riflettere, hanno bisogno delle trite e ritrite banalità qualunquistiche (nel senso più deteriore del termine) di Celentano, siamo proprio presi maluccio. Forse è sfuggito ai più, ma per deliziarci con quei testi così profondi, fra una pausa e l’altra e amnesie varie, e mettere insieme quasi tre ore di programma, per quattro puntate, hanno lavorato dietro le quinte ben sette (diconsi sette) autori, compreso Adriano, impegnati per mesi a scrivere monologhi, battute e, forse, perfino le pause. Il tutto per la modica somma di circa venti miliardi di care vecchie lirette. Alla faccia della povertà, della fame e del terzo mondo. Tieh!

Del resto, non ci deve meravigliare. Oggi sembra normale che le persone facciano qualcosa di diverso da quello che sanno fare. Così abbiamo comici che fanno politica, politici che fanno ridere, preti che stazionano nei salotti TV e alle feste VIP, Lecciso che vuol fare la ballerina, Flavia Vento che afferma di essere intelligente e vuol dedicarsi alla politica e, ovviamente, cantanti che fanno le prediche. Ed in tanta confusione il nostro Adriano ha gioco facile, sale in cattedra e ci spiattella, dando un calcio a tutta la storia del pensiero occidentale, una semplicissima interpretazione del mondo, catalogando in via definitiva, e senza il minimo dubbio sulla fondatezza delle sue classificazioni etiche, ciò che è bene e ciò che è male, secondo il più puro e scontato manicheismo e inquadrando fatti e persone in due semplici categorie, con due paroline che evito di citare poiché il solo pensiero mi fa venire l’orticaria. Eppure tutta l’Italia è impazzita ed improvvisamente questa enorme stupidaggine, punta di diamante del pensiero debole, anzi debolissimo, anzi inesistente, riempie pagine di stampa e salotti TV. E persone serissime, almeno apparentemente, si ritrovano ad usare quelle stesse parole e fare la loro personale classifica di ciò che è bene e ciò che è male. Ho sentito perfino il cardinale Tonini usare quei termini! Proprio vero che non c’è più religione.

Cavolo, improvvisamente siamo diventati tutti profondissimi cultori dell’etica. Bastava un Celentano qualunque per fare quello che non è riuscito ad uno stuolo di filosofi in 2000 anni. E pensare che il buon vecchio Socrate ha trascorso una vita arrovellandosi sulla ricerca della verità e sul concetto di bene e male, per arrivare alla conclusione che "L’unica cosa che so è che so di non sapere". Poi, un bel giorno arriva un rockettaro e così, come se bevesse un bicchiere d’acqua fresca, ti spiattella un lunghissimo elenco , senza possibilità di errore, di ciò che è bene e ciò che è male. E ci voleva tanto? Caro Socrate, lo so che ti stai rivoltando nella tomba, ma non sei il solo. Nei cimiteri d’occidente è tutto un rivoltarsi nelle tombe, sono a migliaia, e creano un tale subbuglio nelle viscere della terra che tale movimento sussultorio è stato scambiato per una scossa sismica.

Ma onestamente anche il nostro Adriano non è solo, è in buona compagnia. Ormai i "pensatori" moderni non sono più quelli pallosissimi che si studiavano a scuola. Oggi, nei discorsi quotidiani e anche in rete ( i blog pullulano di questa nuova "cultura") non si cita più Platone o Kant, Aristotele o Nietzsche, no, oggi si scambiano opinioni e pensieri e ci si confronta attraverso le parole delle canzoni. I nuovi "pensatori" sono Vasco Rossi, Ligabue, Jovanotti, Caparezza e vari, ai quali si accodano in buon ordine (anche loro "tengono famiglia") uno stuolo di comici, anch’essi ormai grandi dispensatori di profondissime verità.

 

Niente di male, è quello che qualcuno definisce come cultura popolare. Altri chiamano questo minestrone di sciocchezze assortite "Satira". Il risultato è che qualunque comico di terz’ordine si sente autorizzato a dire qualunque sciocchezza e giustificarla come satira. Già, e per giustificare la satira sempre e comunque e avvalorarne la funzione, i più colti (vedi il filosofo Cacciari ed altri) tirano in ballo Aristofane, Molière e perfino Pascal! Pascal? Faceva satira? Come no, ma certo, era un famoso comico francese che teneva una rubrica radiofonica di satira quotidiana su Radio Port Royal libera.

Ma sì, c’è posto per tutti, oggi siamo tutti poeti (ci sono più poeti nei blog che in tutta la storia della letteratura), romanzieri, pensatori, siamo tutti esperti e opinionisti. E’ facile, quindi, sentire parrucchiere che disquisiscono di psicologia, idraulici che forniscono magiche ricette per risanare l’economia, tassisti che pontificano di politica estera, netturbini, pardon…operatori ecologici, che commentano l’andamento della Borsa e Boicheddu Bruquittu di Trescagheras che, fra un bicchiere e l’altro di malvasia, al bar dello sport si avventura in complicate e profondissime riflessioni escatologiche.

Ovvio che, in cotanto tripudio di pensatori, il buon Adriano si sia chiesto "Perché io no?". Del resto, considerato che hanno dato il premio Nobel ad un buffone (è lui che si considera tale) come Dario Fo e che hanno assegnato la laurea honoris causa ad un pallonaro come Zoff, ad un rockettaro come Vasco Rossi e ad un motociclista come Valentino Rossi, vuoi vedere che la prossima laurea se la becca proprio il nostro predicatore nazional popolare moralista da mercatino rionale? Sì, mi sa che siamo proprio alla frutta. Anzi, ho l’impressione che stia già arrivando il conto! E adesso chi paga?

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Riferimenti: ( Torre di Babele)

8 pensieri su “Rockpolitik è finito; andate in pace…

  1. AvidadivA

    Personalmente ho seguito le prime due puntate perché sapevo che, tra gli autori, c’era anche Diego Cugia, quel Jack Folla che tanto mi aveva appassionato in Alcatraz. Mi interessava anche il fatto che fossero state invitate persone per cui era stata proclamata una sorta di “damnatio memoriae” (purtroppo alcune, forse le più interessanti, non si sono presentate). Perché, nonostante quella classifica sia stata criticata, secondo me è vero che l’Italia è “parzialmente libera”. Certo, hai sottolineato che esistono programmi come Ballarò, ma non dimenticare i vari Emilio Fede che, sparsi tra le reti perché inviati “dall’alto”, in diverso grado alterano le notizie nei telegiornali (e QUELLI SI’ che sono visti da TUTTI, non come Ballarò). Un esempio? L’ambiente universitario è in subbuglio da mesi, spessissimo cerco qualche docente ma leggo sulla porta della sua stanza che è in sciopero contro la riforma Moratti, o contro i tagli ai ricercatori, o contro altri bei provvedimenti del nostro generoso governo che ci vuole ignoranti… Di tutte queste agitazioni e di questo malcontento, i telegiornali non hanno mostrato che un paio di cortei. Se questa è libertà di espressione…

    Ti auguro un buon fine settimana caro Giano… se fai visita al mio blog, forse l’ultimo post potrebbe interessarti!

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  2. Artur

    Vorrei sottoporre alla tua attenzione il discorso che il nostro autorevole Cavaliere ha tenuto a Sorrento l’altro ieri e che è stato ampiamente trasmesso, nei suoi salienti punti sulla minaccia comunista da tutti i telegiornali e da tutti i giornali italiani.
    L’enfasi con cui è stato recitato e la totale mancanza di replica da parte di nessun programma televisivo, anche quelli da te citati, dimostra la profonda ingerenza di un governo nelle cose italiane.
    Infatti solo la dipendenza economica cui è soggetta qualsiasi impresa o istituzione, anche la più sinistroide che esista, può consentire di poter dire una tale accozzaglia di fesserie senza che non si chieda l’immediato taglio della testa che le ha profferite.
    Conoscendo i limiti e la storia di Celentano lo possiamo accettare o no ma, mi ripeto, non possiamo giudicarlo nè da destra nè da sinistra.
    Del resto se una determinata situazione del Paese passa attraverso anche la sua condizione di libertà intellettuale bisogna pur dire che di intellettuali di destra ve ne sono ben pochi e di intellettuali di sinistra ve ne sono ben troppi.
    Di qui la sperequazione da te segnalata.
    Poichè, però, la par condicio è qualcosa che deve o dovrebbe essere applicata non tutto l’anno ma solo in pre periodo elettorale per quale motivo viene sbandierata così tante volte dai politici di destra?
    Qui si dimostra la bravura della Guzzanti che, nella imitazione dell’Annunziata, ha ben mostrato questo errato atteggiamento di censori e non cultori della libertà televisiva.
    Che, poi, tu abbia determinate inclinazioni per quanto riguarda la serietà della Cultura mi sembra inopportuno paragonare la Lecciso e suoi compagni d’avventura ad un Celentano che ha mostrato che quando si ha la forza di non rincorrere i sodli a tutti i costi come invece ha fatto un certo Bonolis si riescono ad ottenere libertà impensate.
    Poi a come le si usa è affar nostro farne buono o cattivo uso.
    Io mi son presa la libertà di vedere il programma e trarne le cose buone e le cose cattive secondo le mie convinzioni.
    Non è questa la vera libertà di cui si parla tanto?

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  3. Stef/Card

    Ciao Giano,

    cenò messo di tempo
    per leggere tutto il
    post

    maperò nè valsa la pena

    ora ho lidee più chiare…

    Perchè prima le avevo oscure

    Ciao Giano buon uichen

    TROPPO FORTE…G R A N D E!

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  4. Nenè

    Pascal? Faceva satira?
    Come no, ma certo, era un famoso comico francese che teneva una rubrica radiofonica di satira quotidiana su Radio Port Royal libera.
    …mentre mi rilasso su questo insospettabile aspetto di Pascal dopo aver letto il tuo post
    che trovo singolarmente esaustivo del tuo punto di vista,leggendo tra icommenti trovo che c’è chi per conrobbattere parla di Emilio Fede,
    sarebbe come rispondere ad un equazione matematica con una barzelletta.
    Cito:
    “Celentano che ha mostrato che quando si ha la forza di non rincorrere i soldi a tutti i costi come invece ha fatto un certo Bonolis si riescono ad ottenere libertà impensate.”
    Si,le abbiamo viste le libertà impensate di tali personaggi ma lo sa questo signore qual’è il compenso che brama la libertà di cui va piangendo il libero “Proscritto” Sant’ORO?E quella di Celentano? Quanto ci costano le sue disquisizioni?e quelle da delirante saltimbanco di Benigni?Se ancora satira c’è in questa nostra Italia che parli Beppe Grillo o è ancora scomodo alla RAI?Giano sei grande,concordo pienamente e anche di più,ne approfitto per dirti che finalmente sono riuscita a linkare quelle Pillole di storia a proposito di Israele,le ho prese da Zampa.Con stima:)))Nenè

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  5. Artur

    Forse si dimentica che siamo, a ragione o a torto, in un paese in pieno “Status” capitalista.
    Senza demonizzare quest’ultima parola, ciò significa che il Sistema: “Io ti do una cosa a te se tu dai una cosa a me” è IMPERANTE.
    La RAI ha stanziato una certa cifra per una determinata trasmissione e, come da anni non accadeva, ha raggiunto un tetto di ascolti al di là di ogni rosea previsione e, anche, per un determinato periodo di tempo considerevolmente lungo.
    Ne hanno beneficiato anche le trasmissioni precedenti e susseguenti, anzi il solito profittatore Vespa, facendo un vero dopoprogramma aperto alle critiche dei riduzionisti ha fatto da contraltare di “PAR CONDICIO” tacitando le blasfeme rimostranze di coloro che si sono sentiti presi in giro e sminuiti nella loro crassa considerazione di se stessi che permea tutte le persone stupide e cattive.
    Del resto, poichè hanno le code di paglia, quando qualcuno avvicina ad esse la torcia subito sono in uno stato di apprensione che rasenta il panico e le fa straparlare.
    Inutile soffermarsi sui contenuti della trasmissione che sono opinabili in relazione al modo con cui ci si confronta con la Società corrente.
    Diciamo che non sono stati migliori o peggiori di tanti altri programmi della stessa fascia oraria.
    Poichè, però, è il risultato quello che conta la RAI ne ha tratto un beneficio economico non indifferente per cui la sua spesa ha avuto un ritorno ben più sostanzioso della stessa spesa.
    Quindi le rimostranze di chi vede uno spreco non sono valide, anzi dovrebbero essere rivolte ad altre sperimentazioni e lottizzazioni che rendono invivibile l’ambiente dei media.
    Sul fatto, poi, che trasmissioni più interessanti debbano essere relegate in orari impossibili mi sembra che potrebbe essere molto più proficuo e intelligente riproporle ad orari fissi su canali tematici a basso costo che dovrebbe essere compito di un qualsiasi Governo illuminato imporre e finanziare sia sulle reti cosiddette pubbliche sia su quelle private attuando quell’auspicato ricambio e scambio culturale che manca ad una sana gestione dei media di una Nazione evoluta.
    Proprio in questa direzione dovrebbero essere convogliate le energie di coloro che criticano e non compiono gesti concreti volti alla pubblicizzazione e all’informazione di tali problematiche.

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  6. Nenè

    Rispetto le idee di tutti,apprezzo Artur,mi piace come espone però…
    Insisto!
    In nome della satira, che lascino parlare Beppe Grillo.
    Troppo scomodo per loro?E chi se ne frega!
    Il canone lo paghiamo noi.
    Noi non ci sentiamo offesi da ciò che dice!
    I programmi utili devono essere a Zero costo non a basso ne ad alto costo,fatti ad orari comodi e chi se ne sbatte dell’audience.
    Santoro come parlamentare prendeva Circa 32 milioni di vecchie lire.
    Sant’ORO da articolo riportato da “Il Giornale” (22/X/05)viaggiava con ” Lo stipendio, (si parla dell’ultimo anno in cui Sciuscià andò in onda) di 762.650,86 euro pari lire 1.476.697.980: una cifra corrispondente a uno stipendio mensile di circa 184.587.000 di vecchie lire!!! Visto che la trasmissione durò otto mesi.”
    (Beh, almeno un italiano che arriva a fine mese c’è)!!!
    Questa io la chiamo informazione, ed anche “Satira”Grazie Giano!
    Ecco perchè simili persone affondano i denti nei teatrini di una pseudo politica da compassione.
    Poi ci fanno la grazia di parlarci di:
    Libertà Uguaglianza e Fraternità???
    Io questa la chiamo VERGOGNA:)Nenè

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