Il Blog e le regole del gioco…

Vediamo di capirci, una volta per tutte. Nel post precedente esprimevo la mia sorpresa per un post apparso in home page. Ogni volta che si tocca questo argomento si tende a mjnimizzare il fatto invitando a non dare importanza alla HP, o tirando in ballo la libertà di espressione, o ricordando che nessuno ci obbliga a guardare la HP o leggere i vari post. Come dire che è meglio chiudere un occhio, pensare agli affari propri e tirare avanti. Purtroppo io sono uno di quelli che non riesce proprio a pensare agli affari propri, ritenendo, forse erroneamente, che tutto ciò che fa parte della realtà in cui vivo e che, quindi, interagisce con la mia vita, in qualche modo sia da considerare come "affari miei". Sono convinto, pertanto, che tutto ciò che fa parte della realtà in cui viviamo siano "affari nostri", poiché, volenti o nolenti, direttamente o indirettamente, ne siamo coinvolti e condizionati in varia misura.

Non è fuori luogo ricordare che anche il fascismo ed il nazismo hanno potuto crescere ed affermarsi perché moltissime persone chiudevano un occhio, tolleravano e "pensavano agli affari propri". Ciò premesso, sarà utile ricordare che al momento di aprire un blog si sottoscrive un impegno che, fra le altre cose, specifica all’art. 2: "…(omissis)… L’Utente si impegna, altresì, a non utilizzare il Servizio per la pubblicazione, trasmissione, scambio di materiale illecito, volgare, osceno, calunnioso, diffamatorio, offensivo della morale corrente, o, comunque, lesivo dei diritti altrui, della netiquette e della privacy dei terzi. L’Utente si impegna a non utilizzare il Servizio in maniera tale da violare diritti di proprietà intellettuale o industriale della Tiscali o di terzi. L’Utente si impegna a non utilizzare il Servizio in maniera professionale o a scopi commerciali."

Credo che il concetto sia chiarissimo e se Tiscali evidenzia il divieto di utilizzare il blog per pubblicare materiale illecito, volgare, osceno, etc…qualche motivo ci deve pur essere. La stessa Tiscali dovrebbe quindi, visto che pone dei precisi divieti, vigilare ed intervenire, ove necessario, per eliminare quei post che non rispettino tali vincoli. Se invece, nonostante questo divieto, la stessa Redazione Tiscali, non solo consente la pubblicazione di simile materiale, ma lo mette in bella evidenza, selezionandolo appositamente in HP, come minimo si resta sconcertati e ci si chiede che senso abbiano gli impegni sottoscritti all’art. 2. Ora, capisco che il concetto di "morale corrente" possa essere alquanto aleatorio e si presti a varie interpretazioni che richiederebbero una trattazione a parte. Ma l’art.2 prosegue specificando: " La procedura di ricerca e visualizzazione automatica potrebbe, inoltre, portare alla consultazione d’informazioni dal contenuto non gradito o adatto ad un pubblico adulto, in merito Tiscali declina ogni responsabilità." Se Tiscali ritiene di dover declinare le responsabilità in merito alla pubblicazione di materiale "adatto ad un pubblico adulto" significa affermare che su tale materiale si nutrono riserve, ritenendolo non propriamente adatto a tutti i frequentatori del blog e, quindi, non adatto ad essere pubblicato nello spazio pubblico, ma che debba essere pubblicato esclusivamente nel proprio spazio personale, assumendosene la responsabilità.

Ma allora, stando così le cose, se questo materiale adatto ad un pubblico adulto può apparire solo nel blog personale (ma anche su questo ci sarebbe da molto da dire), come mai finisce addirittura in HP? E’ un errore? Uno spiacevole incidente? Strano, molto strano. Ancora più strano se consideriamo che la Redazione è andata a scegliere un post che era pubblicato solo sul blog personale e che quindi non dovrebbe nemmeno, secondo l’intenzione dell’autore del post, apparire nella pagina pubblica. Già, perché quando scrivete un post potete scegliere se pubblicarlo solo sul vostro blog personale oppure farlo apparire anche nella pagina pubblica: è una scelta precisa di ogni blogger e come tale andrebbe rispettata. E se decidete di pubblicarlo solo nel vostro blog personale significa che non volete che appaia nella pagina pubblica. Chiaro, vero? Ma allora perché la Redazione decide (come nel caso del post in questione, ma anche di tanti altri), in barba alla volontà dell’autore del post, di farlo apparire in pubblico o, ancora meglio, evidenziarlo selezionandolo nella HP? Perché?

Non sto sottilizzando sull’interpretazione dell’art. 2, non è pignoleria, non è nemmeno falso moralismo, è solo una questione di pura e semplice logica. Ed essendo una questione di logica non ha niente a che fare con la libertà di espressione, né con la censura, né col fatto che si è liberi di leggere o meno: è solo una questione di "logica". Ora vediamo di guardare il problema sotto un altro aspetto. E’ di qualche giorno fa la notizia che sono stati individuati dei pedofili che agivano nelle chat e tramite SMS. Niente di nuovo e sconvolgente, hanno scoperto quello che si sapeva già da tempo. Già, perché forse i genitori non lo sanno o fanno finta di non saperlo, ma ormai quasi tutti i bambini hanno un PC in casa e navigano su internet, frequentano chat e…blog.

Ricordo che qualche tempo fa, quasi contemporaneamente, apparvero dei post di alcuni bambini (perché di bambini si tratta) che annunciavano l’apertura dei loro blog, dichiarando di avere 10 o 11 anni. Non ricordo i loro nick, né il titolo dei blog, ma molto probabilmente frequentano ancora il blog e lo usano come tutti gli altri. E come tutti gli altri possono vedere tutto quello che viene pubblicato nei blog personali, nella pagina pubblica e nella HP.

Bene, a questo punto, visto che nel blog non ci sono solo bambini e adolescenti, ma ci sono anche moltissime persone adulte, compresi padri e madri e, magari, anche i genitori di quei bambini di 10 anni che hanno un loro blog, vorrei chiedere a questi genitori, specie a quelli che invocano la libertà di espressione o la libertà di non leggere i post non graditi: " Siete sicuri che non ci trovereste niente di strano se la vostra deliziosa bambina di 10 anni, quell’innocente angioletto di casa, andasse a vedere quei blog dove si tratta di sesso esplicitamente ed in maniera non proprio elegante? Siete sicuri che trovereste normale che vedesse certe foto pubblicate nella pagina pubblica o leggesse resoconti di amplessi e acrobazie sessuali da far invidia alla più esplicita letteratura erotica?" Ne siete proprio sicuri? E come lo giustificate? E’ libertà di espressione? E’ libertà?

Sembrerebbe che oggi in nome della libertà tutto debba essere consentito, concesso e giustificato. Allora faccio un altro esempio. Immaginiamo una bella scenetta familiare, una riunione di famiglia in occasione di una festività, di una cerimonia o di una occasione speciale. Grande tavola imbandita, genitori, figli, nonni, zii e parentado vario. Immaginiamo che ad un certo punto, mentre tutti degustano in silenzio le deliziose tagliatelle preparate dalla mamma, la piccola di casa, quell’angioletto di 10 anni, giusto per verificare quanto appreso dalle chat e dai blog, cominci a parlare di sesso, di orgasmo, di sesso orale, di penetrazioni, di kamasutra e di contorsionismi vari, di esperienze sado maso con annessi e connessi. Siete sicuri che trovereste la cosa del tutto normale? La giustifichereste come libertà di espressione? La nonna farebbe i complimenti all’angioletto per la dimostrazione di tanta "cultura"?

Immaginiamo ancora un’altra riunione familiare con amici vari nel corso della quale il solito amico disinibito e di larghe vedute cominci a parlare, davanti alla vostra bambina di 10 anni, di argomenti sessuali, con dovizia di particolari. Lo trovereste normale? Sicuri? Siete proprio sicuri che non debbano esserci limiti a ciò che si può fare e dire in pubblico? Posto che anche il blog è uno spazio "pubblico", siamo sicuri che si possa giustificare tale "libertà di espressione" semplicemente dicendo che nessuno vi obbliga a leggere? Sarebbe come dire che chiunque è autorizzato a defecare in pubblico perché "nessuno vi obbliga a guardare".

Mi rendo conto che questo sfogo potrebbe apparire eccessivo, ma non lo è. Forse ai più, se si limitano a dare uno sguardo ai pochi blog degli amici, sfugge ciò che passa pubblicamente sul blog. Io ho l’abitudine, per curiosità innata, di sfogliare tutte le pagine, quando ho tempo, e vedere tutto ciò che viene pubblicato nella pagina "società". Ovviamente non leggo tutti i post, vedo i titoli, leggo le prime righe e talvolta, se mi incuriosisce, leggo il post. Ormai non ci faccio più caso, ma se proprio dovessimo attenerci alle citate disposizioni dell’art. 2, moltissimi post dovrebbero essere cancellati perché in contrasto con quelle disposizioni: alcuni per il carattere volgare e osceno, altri perché reclamizzano di tutto e di più, dalle vendite di libri ai siti d’arte, dagli ovetti e sorpresine Kinder alle disponibili signorine cinesi, altri ancora per il contenuto al limite della diffamazione o del vilipendio.

Personalmente non mi scandalizzo di certo, né ho in mente di fare il censore e quando mi capita di leggere certi post che, a mio giudizio, sarebbero da censurare, mi limito a chiudere e andare oltre. Una volta poi accertato lo stile ed i contenuti di certi blog non li leggo più, nemmeno per curiosità, mi limito a ignorarli. Ma ciò che mi lascia perplesso è il constatare che in moltissimi ancora non abbiano capito, o facciano finta di non capire, la differenza fra ciò che è pubblico e ciò che è privato.

Si legge spesso di polemiche, accuse, insulti causati da questa opinabile interpretazione. Sono in molti a considerare il blog come un fatto "privato", in cui si sentono autorizzati a scrivere di tutto e di più semplicemente perché da qualche parte hanno letto che il blog è un "diario virtuale". E considerandolo un diario personale si sentono autorizzati ad usarlo come tale, illuminandoci sulle avventure o disavventure sentimentali, sulle pene d’amore, sulle loro performances sessuali e perfino sui loro cicli mestruali.

Credo che sarebbe sufficiente constatare che qualunque testo venga pubblicato in uno spazio pubblico cessi di essere "privato" e diventi "pubblico". Ed essendo pubblico, nel senso che tutti possono leggerlo, è evidente che non può essere considerato come un diario privato nel quale è concesso scrivere qualunque cosa. Un diario privato e personale è qualcosa che dovrebbe essere letto solo da chi lo scrive. Se vuoi tenere un diario privato apri una pagina word, scrivi quello che ti pare e te lo leggi. Ma se quella pagina compare in uno spazio pubblico non è più una pagina privata e personale, diventa una pagina pubblica. Bisogna essere dei geni per capire la differenza?

Chiarita la differenza fra pubblico e privato resta da definire cosa si possa scrivere pubblicamente e cosa sia meglio evitare. Alcune restrizioni sono indicate molto chiaramente nel citato art. 2 e basterebbe attenersi a quelle disposizioni per evitare di andare incontro a critiche, polemiche ed eventuali censure da parte di Tiscali. Ma c’è sempre chi fa finta di non sapere e, in osservanza di una discutibile interpretazione della libertà di espressione e in pieno stile "vietato vietare", si sente autorizzato a non avere limiti e confini. Tutto deve essere permesso in nome della "libertà".

Mi viene in mente una discussione di molti anni fa, proprio su questo argomento. Qualcuno affermava che anche parlare di argomenti di carattere scatologico o usare solitamente un linguaggio volgare e scurrile fosse del tutto normale in quanto si trattava di cose del tutto naturali e quello era il linguaggio usato normalmente da molte persone. Anche in quel caso contestare tale modo di esprimersi veniva definito come falso moralismo o falso pudore. Una volta un certo modo di esprimersi veniva definito "linguaggio da caserma" e come tale poteva trovare una qualche giustificazione se usato in quel luogo, mentre sarebbe stato disdicevole il suo uso in luoghi diversi dalla caserma. Come dire che tutto, o quasi, può essere permesso, ma…a tempo e luogo.

Per essere ancora più chiari: " Il fatto che la merda esista e sia naturale non significa che se ne debba parlare a tavola". Più chiaro di così!? E non per una questione di falso moralismo o di censura, ma per semplice educazione. Ho l’impressione che oggi si usi a proposito ed a sproposito la parola "libertà" ed in suo nome si giustifichi tutto e di più, dimenticando che esistono anche altre due paroline, che forse sono scomparse dal vocabolario (ma vi assicuro che una volta c’erano), che in molti casi sarebbe utile ricordare: educazione e buon senso. Per questi motivi ritengo che non si possa sempre chiudere un occhio e non guardare o far finta di non vedere. C’è un limite, e quando si oltrepassa quel limite è giusto e sacrosanto indignarsi e chiedere il rispetto delle regole sottoscritte al momento dell’apertura del blog. Tutto qui, è semplicemente una questione di educazione, buon senso, rispetto del prossimo e delle regole del vivere sociale. E anche se non sembra, in fondo è solo una questione di "logica".
Riferimenti: ( Torre di Babele)

15 pensieri su “Il Blog e le regole del gioco…

  1. elisa_giglioli

    beh spero solo che fra i post e i blog che tu censureresti non ci sia anche il mio…non penso di aver violao nessuna regola…ma se noti che l ho fatto mi farebbe piacere che tu me lo facessi notare…poi cercherò di agire x il meglio…un bacione e buona giornata

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  2. piz

    io ti ho letto, tutto tutto, come sempre, senza annoiarmi, anche se non guardo il blog nella sua interezza ma solo le pagine amiche. E sono d’accordo su gran parte di quello che hai detto

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  3. Giuliano

    Come sempre i tuoi ragionamenti sono assolutamente condivisibili. Come sempre, nella nostra società, avvengono oggi fatti che fanno apparire i misfatti di ieri poca cosa.

    Ho visto stanotte, per pochi secondi, il linciaggio morale cui è stato sottoposto un giovane torinese di illustre famiglia. Ci si son buttati, da Vespa a Mentana, tutti i cacciatori di “ascolto” televisivo. Verrebbe voglia di citare Cambronne.

    Mi auguro che un giorno i signori in questione, provino sulla loro pelle cosa significhi avere un figlio tossicodipendente e che il fatto venga scaraventato nella prima pagina dei media.

    Cari saluti Giano, Giuliano

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  4. curiosa

    Si può scrivere anche senza essere titolare di un blog? Siiiiiii….bene. Giano-genio-del-mediatico.
    ti seguo da un bel pò di tempo e con te seguo i “possessori di blog”. Mai ne avrò uno, non per altro, solo per l’età e per altri impegni che mi sottrarrebbero il tempo di parteciparvi. Insomma, ogni frutto la sua stagione caro Giano. Però una domanda vorrei portela, fermo restando che condivido, ma solo in parte, il tuo profondo disgusto (ho capito non sei moralista) per la vignetta …mioddio
    volgave….pvopvio volgave. La domanda è questa: “quale differenza tra quella vignetta che può suscitare solo disgusto e una foto di una donna vera, nuda, con le mani sulle tette, a gambe divaricate, le calze a rete, rigorosamente nere….sdraiata su un letto… che recita parole poetiche??!!”
    La differenza mica è da poco, anche se il risultato è diverso. La vignetta disgustosa suscita il ribrezzo, mentre la foto suscita DAVVERO pensieri erotici. Quindi?!! Chi è più leale e più onesto nel proporsi?! I miei dubbi sono parecchi. Se me li metti in fuga te ne sono grata, ma che dico grata…gratitissimaaaaaa…….Ciao grande gianuzzo

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  5. AvidadivA

    Carissimo, ero tornata per lasciarti un saluto, ma leggere questi tuoi ultimi post mi ha fatto riflettere sulla presunta qualità che la redazione di Tiscali vorrebbe offrire ai suoi lettori… Sembra che abbia deciso di adeguarsi alla spazzatura televisiva, anzi a quanto pare a volte si può scendere ancora più in basso… Sono con te, approvo e sottoscrivo quanto hai affermato.

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  6. pralina

    Comunque io mi sento di aggiungere una cosa!
    E’ vero che le regole del gioco dovrebbero essere rispettate!
    Un po’ come nella vita di tutti i giorni. Ci sono delle regole e dobbiamo rispettarle! Per noi stessi e soprattutto per gli altri!
    Ma sappiamo tutti che non e’ cosi’. Che qualcuno non le rispetta, ne’ le regole e ne’ il prossimo!
    Quello che fa la rapina forse rispetta le regole?
    No e non rispetta neanche il lavoro e la persona di chi fa il torto!
    Io per prima cosa le regole le faccio dentro me stessa e prima di guardare l’errore dell’altro, guardo di non sbagliare io!
    E se l’altro continua a sbagliare, questo non mi deve togliere il diritto di continuare per la mia strada…. oppure di dire, se lo fa lui lo posso fare anch’io…. oppure lamentarmi perche’ gli altri rubano e non stanno alle regole del gioco!
    Io continuo a camminare per la mia strada, cercando di fare del mio meglio e cercando di non fare torto a nessuno, evitando la’ dove ci sono cose che non mi piacciono e fermandomi la’ dove c’e’ quello che mi interessa!
    Va beh Giano, volevo dirti il mio pensiero e che le regole le dobbiamo tenere pulite soprattutto dentro la nostra coscienza!
    Ciao e spero di leggerti presto

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  7. La piz

    Tempo fa, lessi in un blog, che oggi mi risulta chiuso, un post molto interessante. Lo copiai e l’ho conservato perché allora, come adesso, lo ritengo uno scritto degno di nota e valido anche per il discorso che tu hai fatto. Ciao e alla prossima.

    “Ci sono persone che non hanno la possibilità di trattenere niente per sé. Un limite alquanto inquietante. Sembra che non ci siano possibilità in loro di avere nessuna barriera che consente di definire un dentro e un fuori. Una mancanza di consapevolezza – quale anche riflesso del proprio pensiero – del carattere impudico dell?esibizione alla quale si abbandonano e spesso banalmente mascherata. Una turbe psichica dell?immagine inconscia del proprio corpo e del proprio pensiero che impedisce loro di avere alcuna intimità.

    Il pudore è la comprensione del paradosso che vuole che una cosa sia resa più presente della sua assenza e l?imperio del soffio vitale si avverta più forte nel vuoto che non nel pieno; così avviene nelle litoti del testo letterario, nelle pause e nei silenzi della musica.

    Il pudore, con la sua funzione separatrice, rende possibile la creazione di frontiere fra gli esseri umani e permette ai processi di differenziazione e di individuazione di verificarsi. L?accesso al linguaggio e il costituirsi di uno spazio per la parola attestano il compimento di tali processi, da cui può nascere la vera autonomia. Pudore e linguaggio fanno lega per costruire questo spazio di sicurezza all?interno del quale l?essere di ciascuno è al riparo del mondo esterno, e a partire dal quale può incontrare l?altro senza rischiare di invadere l?altrui spazio vitale; e il massimo dell?impudicizia e forse quello di essere convinti che tutto sia ottenibile e condivisibile, perfino quello che riguarda la sfera più intima.

    Fondersi con l?altro e mantenere la giusta distanza, senza una totale perdita di sé stessi nell?altro, è il giusto equilibrio per amare e vivere. Il pudore aiuta a trovare questo equilibrio così fragile, così delicato, quasi intangibile e mai sicuro. Una differenza sostanziale che ci separa dal mondo animale.
    E? sempre stato sempre pericoloso negare l?esistenza di uno spazio di libertà individuale; tentare di sopprimerlo, in nome di pretesi interessi collettivi superiori, è costato (e costa) all?umanità una serie di totalitarismi, uno più efferato dell?altro. E la radice di questo male, purtroppo, è nel singolo. In ognuno di noi.

    La pretesa di amare ed essere amati (spesso solo considerati) si incontra e si scontra in questo diaframma di pudore da cui convergono e divergono le nostre istanze di vivere umanamente anche attraverso un mezzo che “ancora” riteniamo virtuale, evitando le reiterate stupiderie, il conclamato affanno di ripetere all?infinito l?inutilità, il vago, se non proprio il vuoto; anche questo richiede un sostanziale pudore, per dichiarare la propria libertà, la forza di verità dell?essere quale principio di estensione e crescita della propria consapevolezza.

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  8. Giano

    Ringrazio tutti per i commenti e per aver avuto la pazienza di leggere il post.
    Di solito non amo dilungarmi troppo nello scrivere, ma ogni tanto scappa la mano sulla tastiera. Scusate.

    Ringrazio Piz per il brano riportato che ricordo di aver letto e con il quale concordo in pieno poiché esprime perfettamente il concetto.
    Purtroppo anche il pudore è una di quelle parole che sembrano scomparse dal vocabolario.
    Su questo argomento ci sarebbe da scrivere non un post, ma un saggio.
    E l’esempio ci viene offerto quotidianamente da mamma TV dove ormai è consuetudine andare a mostrare tutto il repertorio di miserie umane, senza ritegno e senza “pudore”.

    Devo anche rispondere alla precisa domanda di Curiosa.
    Non ho detto che la vignetta sia disgustosa.
    Anzi, ho detto che può essere anche simpatica.
    Io poi ho sempre avuto una passione speciale per le vignette. Mi piacciono perché riescono a riassumere i concetti con una sola immagine e poche parole: il massimo.
    Credo di aver detto chiaramente che ciò che mi ha indignato non è la vignetta, ma che essa sia finita in HP, in netto contrasto con le disposizioni impartite dalla stessa Tiscali.
    Non è, quindi, un discorso sulla qualità della vignetta, ma una considerazione sulla mancanza di “logica” di una Redazione che trasgredisce alle stesse regole che impone ai blogger.
    Forse non è sempre chiaro, ma alla base di molte delle mie critiche nei confronti dell’informazione, dello spettacolo, del costume o della stessa poltica, c’è un giudizio basato sulla “logica”.
    Ma se dovessi spiegare anche questo dovrei scrivere un altro lunghissimo post.
    E forse lo farò.
    Buona giornata a tutti 🙂

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  9. PIZ

    grazie per il commento ma sembra ci sia in giro qualcuno che mi ruba il nome (non che sia registrato…) io non ti ho lasciato quel commento ne’ quel brano.
    anzi vorrei sapere, per non incorrere in spiacevoli equivoci chi usa quel nome uguale al mio. D’ora in poi sarà mia cura mettere sempre, come di default, l’indirizzo del mio blog nei miei commenti

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  10. Gabbiano

    Ti leggo spesso perchè anche io, come te, vado in blog società e sfoglio, guardo i titoli e leggo i post che più m’incuriosiscono o che affrontano argomenti sui quali mi trovo d’accordo o su cui posso dissentire. Mi piace molto la letteratura romantica per cui seguo molto i blog che trattano di poesia o argomenti d’amore in genere, perciò mi è capitato di leggere delle storie che a dire erotiche è già un complimento, perchè è pura pornografia. Il racconto poi viene corredato da foto alquanto esplicite, ma la cosa che più mi lascia perplesso è che questi blog sono nel gruppo di quelli raccomandati. Ultimamente poi noto che in hp vanno proprio queste storie e che la poesia viene sottovalutata. Proprio oggi mi è capitato di postare un mio scritto ed è stato sottoposto a controllo, senza capire il perchè. Poichè il mio blog è abbastanza conosciuto dalla redazione per i suoi contenuti, questo fatto, oggi mi ha lasciato di stucco.

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  11. Giano

    Ciao Gabbiano, è una vecchia storia, nessuno ha mai capito i criteri seguiti dalla Redazione.
    Anzi, sembra che l’unico criterio sia quello di non avere un criterio.
    Quindi non ci resta che rassegnarci.
    Almeno finché non esagerano, come nel caso di quella vignetta che era del tutto fuori luogo.
    Grazie per la visita, buona giornata…:)

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