I salutisti; se li conosci li eviti.

La sindrome salutista si basa sostanzialmente sulla volontà di raggiungere, e mantenere, una perfetta forma fisica e, quindi, sulla necessità di evitare abitudini alimentari e stili di vita che possono essere nocivi alla salute. Le raccomandazioni più frequenti riguardano i pericoli della vita sedentaria, l’alimentazione sbagliata e l’uso incontrollato di cibi e bevande potenzialmente dannosi, oltre all’uso e abuso di alcol, fumo e droghe: queste sarebbero le cause che favoriscono un “elevato tasso di mortalità”. Quindi, tutti in palestra e tutti a dieta: non c’è che l’imbarazzo della scelta, palestre e diete miracolose nascono come i funghi e garantiscono risultati incredibili in brevissimo tempo. Unite, naturalmente, alla pratica di una regolare attività fisica all’aperto. Poi magari, vi viene l’infarto proprio mentre fate la vostra corsetta nel parco, o la partitella a calcetto, o praticate altre attività alle quali non siete abituati e che richiedono uno sforzo fisico eccessivo che va oltre le vostre possibilità.
Teniamo conto, inoltre, che l’ambiente urbano (non solo le metropoli, ma anche le piccole cittadine di provincia) costituisce già di per sé un pericolo, a causa dell’alto inquinamento derivante da smog, gas di scarico, polveri sottili, effluvi maleodoranti di varia natura e provenienza, micidiali fumi prodotti da ciminiere e da incendi spontanei o dolosi, di rifiuti e prodotti tossici sparsi dovunque, specie lungo la fascia periferica. In questa bucolica ambientazione, anche se state tranquilli in panchina o siete al chiuso, in ufficio o a casa, senza rendervene conto, assorbite ogni giorno una tale quantità di veleni da far invidia a Mitridate. Se però, a causa di attività lavorativa o sportiva svolta all’aperto, aumenta il ritmo respiratorio e la quantità di aria inspirata, aumenta notevolmente anche la quantità di veleni che si assorbono.
Ovvio, quindi, che fare jogging in città non è il massimo del salutismo. Non solo non è salutare, ma si corre il rischio di andare a sbattere distrattamente contro ostacoli vari lungo il percorso, di inciampare in buche stradali, o di essere investiti da auto, moto, biciclette, tram. Ed inoltre, a causa del ritmo respiratorio accelerato, si aumenta l’assorbimento di gas di scarico e sostanze nocive. Tutti pericoli che evitereste restando tranquilli a casa, seduti sul divano a leggere, guardare la TV o ascoltare un concerto di Mozart. Non parliamo poi di chi si avventura, senza nemmeno avere la necessaria esperienza e preparazione fisica, in sport estremi o altamente pericolosi che sono molto spesso causa di incidenti seri e spesso mortali. Ma la sindrome salutista comporta sacrifici e rinunce. Altrimenti sono guai; aumenta il rischio di “elevato tasso di mortalità”.

Come se la mortalità non sia un fatto del tutto naturale ed inevitabile, ma sia un incidente di percorso da evitare ad ogni costo, qualcosa da sconfiggere con qualche passeggiatina quotidiana o evitando il cibo spazzatura. Senza tener conto che il cibo fresco, sano, genuino e cucinato al momento di andare a tavola, quasi non esiste più. E che il cibo spazzatura costituisce oggi la maggior parte degli alimenti che si trovano in commercio e che sono prodotti dall’industria alimentare, usando spesso materie prime di scarsa qualità, di incerta provenienza, lavorati e conservati con additivi, coloranti, conservanti, e chissà quali altre porcherie, già dannosi in partenza.

A causa delle mutate abitudini sociali e lavorative, che hanno comportato anche un cambiamento delle abitudini alimentari, questi sono i cibi consumati ogni giorno da miliardi di persone. Non sono scomparse solo le ricette della nonna. E’ scomparsa che la cucina della nonna. Le nostre cucine si stanno trasformando; non ci sono più camini col fuoco acceso e pentole e tegami in cui cuociono a fuoco lento bolliti, minestroni, polente e stufati. Oggi la cucina moderna è costituita sostanzialmente da due elettrodomestici; il frigorifero in cui conservare i surgelati, cibi già precotti, preconfezionati e, forse, anche predigeriti, ed il forno a microonde per cuocerli o riscaldarli in pochi minuti. Non serve altro.

Se si volesse evitare di consumare alimenti pericolosi oggi si resterebbe a pane e acqua. Ma nemmeno così saremmo sicuri, perché anche l’acqua è spesso inquinata da scarichi di liquami tossici di ogni genere che confluiscono in laghi, fiumi, depositi, condotte idriche, o penetrano nei terreni e nelle falde acquifere, inquinando l’acqua alla fonte. Ed essendo spesso inquinata anche l’acqua usata per irrigare i campi coltivati, anche i prodotti agricoli sono, di conseguenza, inquinati.

paneEd anche il pane, cibo primario dell’umanità, non è più quello che accompagna l’uomo da millenni. Ormai è fatto con farine di scarsa qualità e spesso di provenienza ignota, quando non si usano addirittura come base prodotti semilavorati prodotti industrialmente (come la pasta surgelata per pizza, usata comunemente da moltissime pizzerie). Come se non bastasse la scarsa qualità della materia prima, anche la lavorazione, lievitazione e cottura sono fatti a ritmo accelerato, per risparmiare tempo e costi.

Ormai questa è la norma e, per tentare di rimediare un po’, usano aggiungere alla pasta un additivo che chiamano “Miglioratore”, che serve (o dovrebbe servire) a dare al pane l’aspetto, la consistenza  ed il gusto del buon pane di una volta (peraltro senza riuscirci). Tanto che, alla fine, il prodotto finale è un qualcosa che, apparentemente, a prima vista è fragrante e di bell’aspetto, se ancora caldo e appena sfornato. Ma già alla sera diventa qualcosa di gommoso, immangiabile, che si può utilizzare per diversi usi; farne palline per giocare con il cane, piccoli tappi per le orecchie con la mollica, come zeppe per sedie e tavoli, a piacere. Tutto ci si può fare, meno che mangiarlo; al nonno resta attaccata la dentiera ed ai bambini gli si blocca in gola. Allora non c’è scampo, nemmeno pane e acqua: digiuni.

Già, non è facile nemmeno fare i salutisti. Ma poi, è davvero necessario sottoporsi a diete micidiali (che spesso producono più danni che benefici) o cimentarsi in età adulta in attività sportive che non si praticavano nemmeno da giovani, che costano tanta fatica e comportano rischi concreti per cuore e articolazioni? Tutto per illudersi di restare sempre giovani; potersi arrampicare su vette alpine o scalarle in bicicletta come tanti Messner o Pantani, o saltare di slancio la staccionata come faceva Nino Castelnuovo molti anni fa nella pubblicità di un famoso olio. Come se facendo una vita sana non si corra il rischio di invecchiare e si viva in eterno. Cibo sano e attività fisica; questo è l’elisir di lunga vita. Il che è anche vero, ma non in assoluto.

Dimenticano di accennare, giusto per fare un esempio, alla predisposizione genetica alla longevità (che esiste, anche se fingono di dimenticarlo), ai fattori ambientali (un conto è vivere in un paesino di montagna dove si respira l’aria salubre, ti salutano i monti e le caprette ti fanno ciao, altro è vivere nelle vicinanze di impianti industriali che scaricano veleni nell’aria a ciclo continuo), ai condizionamenti inevitabili derivanti dal tipo di lavoro svolto (stare seduto per dieci ore al giorno non è come lavorare nei campi, all’aperto ed in attività fisica per tutta la giornata). Ma stranamente tutti i messaggi salutisti tendono a far credere che tutti, ma proprio tutti, sono in condizioni di ottenere una perfetta forma fisica semplicemente seguendo un’alimentazione sana, facendo qualche corsetta settimanale, frequentando regolarmente una palestra o semplicemente usando comodamente a casa qualche attrezzo magico che garantisce una muscolatura da far invidia a Maciste. Viene il sospetto che più che guadagnarci la salute ci guadagnino palestre e ditte che producono attrezzi e abbigliamento sportivo.

E se proprio sei un caso disperato e non c’è palestra o esercizio ginnico che ti faccia ritrovare la forma perfetta, allora ecco la ricetta miracolosa: la dieta. Uno degli avvisi pubblicitari più diffusi è proprio quello sulle diete miracolose, quasi sempre indirizzati alle donne, che promettono di ridurvi in brevissimo tempo, anche se sembrate delle modelle di Botero, come dei figurini, taglia 40, pronte per sfilare sulla passerella. Ma molto spesso questi annunci sono delle autentiche truffe: non solo non garantiscono ciò che promettono, ma spesso sono anche molto pericolose per la salute. Si ha l’impressione ed il legittimo sospetto che, dietro la mania salutista, più che tutelare la salute della gente, si voglia incrementare il giro d’affari di prodotti dietetici, bibite ipocaloriche, integratori, palestre, attrezzi e abbigliamento sportivo, e chissà cos’altro.

Certo, c’è del vero, l’esercizio fisico e la sobrietà alimentare aiutano a tenersi in forma e mantenere una buona salute. Lo sapevano già i nostri antenati: “Mens sana in corpore sano”, dicevano. E gli spartani ne facevano il loro stile di vita. Era naturale, senza farla tanto lunga e senza bisogno di ambientalisti, ecologisti, nutrizionisti, dietologi, e personal trainer. Ma bisogna ricordarsi che il vero pericolo per l’uomo, la causa prima e fondamentale dell’elevato rischio di mortalità è solo uno: essere vivi. Se sei vivo il rischio di morire, prima o poi, è altissimo: al 100%, garantito.

Scemocrazia: quelli che giurano sulla Bibbia

“Nei tribunali degli Stati Uniti si giura di dire la verità mettendo la mano su un best-seller fantasy dove si racconta che la Terra è piatta ed ha seimila anni, si cammina sull’acqua, si trasforma l’acqua in vino, si moltiplicano i pesci, si partorisce vergini e si fanno risorgere i morti. Un assassino intelligente potrebbe confessare di aver ucciso sua moglie perché gliel’ha ordinato un angelo: chi potrebbe obiettargli che è impossibile, tenuto conto di quello che è possibile nel testo su cui ha giurato di dire la verità?” (Da “Scemocrazia”, ed. Bompiani aprile 2018, di Massimiliano Parente).

                      bibbia

L’universo è nato da…dall’universo

Una sciocchezza? No, no, anzi è una cosa seria. E’ l’ultimissima scoperta scientifica dei soliti scienziati americani (In realtà questo è un post del 2007 che ho riletto mentre facevo una ricerca su vecchi post; ma la notizia è così curiosa che vale la pena riproporlo).
Ad informarci è la solita notizia ANSA (3 luglio 2007). Merita di essere riportata per intero:

La teoria del Big Bang potrebbe essere sostituita da quella del “gran rimbalzo” elaborata dagli scienziati dell’università di Penn State. Secondo lo studio, pubblicato dalla rivista Nature Physics, prima della nascita del nostro universo ce n’era uno simile che collassava rapidamente su se stesso, fino a raggiungere uno stato in cui la gravità e l’energia erano così alte che la repulsione reciproca ha fatto invertire il processo e ha dato vita all’universo in espansione che conosciamo oggi.

Sembra una notizia normale, da accettare così com’è, anche perché è il risultato di una ricerca scientifica. E se è scientifica è seria, sicura e attendibile. No? Va bene che i media sono sempre meno affidabili, ma mica saremo così sfiduciati da non credere più nemmeno alla scienza!
Ora, immagino che una persona normale, dopo aver letto questa sconvolgente notizia, più o meno possa fare questo ragionamento.
Se il nostro universo è nato dall’esplosione di un precedente universo, simile al nostro, collassato e poi esploso, significa che questo “Universo1“, il nostro, è nato da un precedente “Universo2“.
Breve pausa di riflessione, in  atteggiamento dubbioso e confuso.

strabico

E l’Universo2come è nato?
Beh, secondo questa teoria, visto che era un universo simile al nostro che prima si è espanso, poi è collassato per poi esplodere, anche l’Universo2 deve essere nato come il nostro, dall’esplosione seguita al collassamento di un precedente “Universo3“.
Pausa (idem, come sopra…)

E l’Universo3 come è nato?
Ovvio, dall’esplosione di un precedente Universo4.
La storia può continuare all’infinito.
Anzi, può essere un buon esercizio per addormentarsi; invece che contare le pecore si contano a ritroso tutti gli universi possibili.
Già, ma ci sarà una fine? Voglio dire, si arriva al primo, primissimo Universo dal quale sono nati gli altri? Sì o no? Oppure, non essendoci una fine, siamo punto e a capo e ne sappiamo quanto prima?

Il bello di queste ipotesi scientifiche è che non portano niente di documentato, provato e sperimentato. Sono solo ipotesi.
Ma costano tempo, denaro ed impegnano studiosi più o meno seri ed attendibili: si scrivono libri, si tengono conferenze, si viene citati sulle riviste scientifiche, si ricevono premi, onori, gloria e finanziamenti. Già, la scienza è una cosa seria; scientifica. Ed ogni nuova teoria viene accettata come l’unica valida;  finché non viene dimostrato il contrario.

Anche la cosmologia tolemaica è stata considerata l’unica valida per millenni. Fino a quando non sono arrivati Copernico e Galilei a scombussolare l’ordine celeste e far girare le palle…le palle cosmiche, ovvio, ai sostenitori del geocentrismo. Diceva Petrolini (cito a memoria): “La Luna è una palla che ruota intorno alla Terra. La Terra è una palla che ruota intorno al sole. Anche gli altri pianeti sono delle palle che ruotano intorno al Sole. Insomma l’universo è tutto un grande, enorme giramento di palle.”. Appunto.

Telepolli e oche giulive.

La televisione è un servizio pubblico con finalità pedagogiche e culturali, oppure è un’attività commerciale che sfrutta l’intrattenimento per realizzare profitti? E’ l’eterna lotta fra l’assecondare il gusto del pubblico o perseguire finalità più nobili tese ad elevare il livello culturale del popolo. Se la gente ama vedere talent, reality, fiction e giochini scemi, la televisione commerciale, che deve assecondare i gusti del pubblico per realizzare utili d’azienda, fa benissimo a proporre questi programmi. Dal punto di vista culturale, invece, è deprimente, sconsolante, demoralizzante, frustrante, vedere che, nonostante l’apparente progresso sociale degli ultimi decenni, la maggioranza della popolazione non abbia conseguito alcun miglioramento qualitativo e non abbia affinato il gusto estetico. Dal punto di vista culturale, trogloditi erano e trogloditi restano, nonostante la tecnologia e la maggior diffusione dell’istruzione scolastica.

Ma non bisogna dirlo, altrimenti si scatenano polemiche, insulti ed accuse di vario genere. Ed i telespettatori dai gusti discutibili si risentono, si sentono offesi, rivendicano la libertà di scelta, di gusti e di giudizio ed il diritto di assistere alle finte avventure di finti naufraghi, cuochi con le mani in pasta, paraninfi televisivi, carrambate, confessioni pubbliche di vizi privati, gossip da lavandaie e telenovelas sugli amori dei Vip. In perfetta sintonia con il relativismo imperante, pensano che la scelta dei programmi da seguire sia giustificata solo dalle preferenze personali, rinnegano qualunque valutazione di tipo estetico e culturale, concludendo che “è bello ciò che piace”. Così si asseconda il gusto del pubblico e si adegua il livello qualitativo dei programmi abbassandolo al loro livello culturale; senza tener conto che la televisione, anche involontariamente, ha un fortissimo effetto pedagogico sul pubblico. Ciò significa che mentre la televisione asseconda il gusto del pubblico, al tempo stesso e grazie all’innato istinto di emulazione, il pubblico viene educato ad assumere come criterio estetico quello fornito dalla televisione.

A lungo andare l’effetto è una rincorsa al basso, un progressivo abbassamento del livello qualitativo, perché se il gusto del pubblico non viene educato ed elevato qualitativamente, non solo non migliora, ma tende ad abbassarsi ulteriormente. Per conseguenza la televisione dovrà, di pari passo, abbassare ancora il livello dei programmi: il risultato è una irrefrenabile ed irreversibile rincorsa al peggioramento progressivo del livello estetico e culturale; non solo del pubblico, ma anche degli autori e di chi decide i palinsesti. Una tragedia della quale, forse, non si ha la dovuta percezione e della quale si ignorano volutamente gli effetti. Chiesero ad Ennio Flaiano se la televisione abbassasse il livello culturale del pubblico. Rispose. “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.”.

Ma chiunque osi criticare l’uso spregiudicato ed irresponsabile dei mezzi di comunicazione, il cui unico scopo sembra essere il profitto, e mettere in dubbio la validità dei criteri estetici della maggioranza mediocre, corre il rischio di essere accusato di snobismo, elitarismo, intellettualismo, razzismo e di “ismi” vari. Allora è meglio tacere e lasciare che ognuno guardi ciò che vuole; via, dunque, con un’altra stagione di fiction, reality, talent, nonni liberi, medici in famiglia, commesse, casalinghe disperate, preti investigatori, cani commissari, “Montalbano sono…”, marescialli, squadre speciali, distretti di polizia, postini del cuore, bambini canterini, chiacchiere da lavandaie, adulti ballerini e giochini preserali con o senza scatole. Lo vuole la gente, la maggioranza. E in democrazia bisogna rispettare la volontà della maggioranza popolare, anche quando rappresenta il trionfo della mediocrità, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali ed anche gli imbecilli fanno maggioranza. “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli” (Napoleone).

La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto, che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti barbari della maggioranza della popolazione. Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di certi programmi demenziali.

Polli-e-oche

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello culturale del pubblico, lo usiamo per pubblicizzare  detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali, e per diffondere messaggi negativi e violenti.  E non ci si può nemmeno lamentare, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Popper Big

La beneficenza rende bene

Gli italiani sono poco generosi. Lo dice questo articolo: “Soltanto il 30% degli italiani fa beneficenza.”.

beneficenzaSarà vero? A parte il fatto che si scrive “beneficenza” senza la I e non “beneficIenza” con la I, ho qualche dubbio. Non solo questi cronisti della domenica non guardano quello che scrivono (un errore può sempre scapparci), ma non lo rileggono nemmeno prima di pubblicarlo, e nemmeno lo correggono. Credo, invece,  che gli italiani siano anche troppo generosi. La beneficenza è diventata un business. Guardate cosa passa in TV ogni giorno ormai da anni; non si contano le Onlus e associazioni che sfruttando immagini commoventi di bambini denutriti chiedono soldi per mille ragioni diverse. E non c’è giorno che non nasca una nuova associazione umanitaria. Proprio questo pomeriggio, a conferma di quanto dico, ho visto per la prima volta un nuovo spot di una associazione  (non ricordo il nome) che raccoglie fondi per curare gli animali che subiscono sevizie e maltrattamenti.

Tanto proliferare di associazioni non vi fa sorgere qualche dubbio? Hanno cominciato anni fa chiedendo 2 euro una tantum tramite telefonata. Poi, visto che il sistema della telefonata funzionava le donazioni sono diventate mensili. Così sono passati a 5€ al mese, poi a 9€ e poi a 30€ al mese. Infine, non soddisfatti, di recente hanno cominciato a chiedere lasciti e donazioni testamentarie (non faccio nomi, ma chi segue la TV lo sa bene). Il fatto che, come riporta l’articolo,  Emergency incassi più di 13 milioni di euro vi dice niente? Vi sembra molto? Eppure, più o meno, è quanto Unicef Italia spese in pubblicità nell’anno 2011. Nello stesso anno incassò 37 milioni di euro. Ovvero, un terzo delle entrate venne utilizzato per la pubblicità, grazie alla quale far crescere le  donazioni con cui finanziare le spese necessarie per la stessa esistenza dell’associazione.

Cito spesso un libro di Valentina FurlanettoL’industria della carità” del 2013  (dal quale ho preso i dati che riporto nel post) nel quale spiega, con grande dovizia di nomi, cifre e citando fatti, documenti ufficiali e riferimenti concreti, il grande bluff speculativo che si nasconde dietro il paravento delle associazioni umanitarie. Nel mondo sono circa 50.000 le Ong che si spartiscono oltre 10 miliardi di dollari di finanziamenti, Secondo un rapporto dell’ONU del 2011 sono 140 milioni i volontari che operano  all’interno di queste associazioni. Ecco perché nascono sempre nuovi soggetti desiderosi di partecipare alla spartizione della torta. Riporto dal libro citato. “Se fosse quotata a Wall Street l’economia del bene peserebbe quanto Apple o come sei aziende della stazza di ENI alla Borsa di Milano. Si calcola infatti che nel mondo l’insieme di attività che appartengono al Terzo settore (Ong, Onlus, fondazioni, enti umanitari, cooperative) valgano annualmente 400 miliardi di dollari.”.  

In Italia negli anni ’60 le associazioni umanitarie erano meno di una ventina. Nel 2011 quelle legittimate a ricevere finanziamenti pubblici, erano già diventate 248, seguivano 3000 progetti in 84 paesi diversi, occupavano 5.500 persone e gestivano 350 milioni di euro; vere e proprie multinazionali della solidarietà. Un’attività che, a quanto pare, rende molto bene. Ecco perché possono permettersi di spendere milioni di euro in pubblicità; perché c’è un sostanzioso ritorno in donazioni e contributi pubblici. E voi vi lasciate ancora intenerire dalle immagini degli spot con i bambini sporchi e denutriti con le mosche in faccia?  O credete alle storielle di chi continua a propagandare l’accoglienza dei migranti perché “scappano dalla guerra e dalla fame”? Non vi viene il sospetto che dietro  lo spirito buonista  di queste operazioni umanitarie che “salvano vite umane” si nasconda un preciso interesse economico? Ancora fate donazioni, e magari lasciti testamentari, a queste multinazionali della carità? Sveglia, gente, sveglia.

“E bada, Pinocchio, non fidarti mai troppo di chi sembra buono.“. (Carlo Collodi)

Tanto per curiosità, date uno sguardo a questo post “Telethon e la beneficenza creativa”.

Aboliamo papà e mamme; discriminano i gay.

asilo Roma festa papà

A Roma un asilo del quartiere Ardeatino ha deciso di abolire la festa della mamma e del papà perché discrimina le coppie omosessuali. Sarà sostituita con la Festa della famiglia (meglio se allargata; oggi vanno di moda). Il Natale lo abbiamo già abolito e sostituito con la Festa d’inverno. Papà e mamma li abbiamo aboliti anche all’anagrafe, sostituiti da “Genitore 1 e Genitore 2”. Gli spazzini li abbiamo aboliti e sostituiti da Operatori ecologici. I matti non sono matti, ma “soffrono di disagio sociale”. Poi, pian piano qualcos’altro da abolire lo troviamo. Intanto aboliamo anche i test per la valutazione del QI (quoziente di intelligenza); discrimina gli idioti.

 

Ben ritrovati?

Ogni volta che lo sento è come un pugno nello stomaco. E siccome ormai è molto diffuso in televisione (sembra diventato l’unico saluto ufficiale), ogni giorno i pugni da sopportare sono più di uno, a ripetizione e di diversa qualità. Se volete conferma basta andare a qualunque ora su TGcom24, canale 51. Allora bisogna pure che qualcuno lo dica chiaro. Chi saluta con “Ben trovati” o “Ben ritrovati”, rivolgendosi al pubblico a casa, o “Bentrovato/a” rivolgendosi ad un ospite in studio, o alla meteorina che legge le previsioni meteo a pochi metri di distanza, è un cretino (conduttore cretino). Chi risponde ad ogni domanda con “Assolutamente…assolutamente sì…assolutamente no…” è cretino (assolutamente cretino). Chi infarcisce le frasi con intercalari tipo “Sicuramente…come dire…allora…voglio dire…per dire…estremamente…un attimino…e quant’altro” per allungare il brodo e mascherare l’incertezza del pensiero allungando la frase è cretino (cretino confuso). Chi ringrazia sempre gli ospiti con “Grazie”, aggiungendo sempre “Grazie davvero…” come se dire solo “Grazie” non sia abbastanza se non si aggiunge “davvero“, è cretino (cretino davvero). Chi usa “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure”, è cretino (cretino ignorante). Quelli che lanciano come “esclusiva” le notizie di gossip per nobilitare pettegolezzi da lavandaie sono cretini (cretine lavandaie). Quelli che scambiano il gossip per informazione o affermano che i reality tipo Grande fratello o Isola dei famosi sono spettacolo e intrattenimento sono cretini (cretini che ci campano). Conclusione: ci sono in circolazione troppi cretini. Bisognerebbe tenerli a bada e dargli meno spazio mediatico. Men che meno mandarli in televisione. L’ho già scritto in passato. E siccome repetita iuvant, lo ripropongo.
Ben ritrovati (dicembre 2016)
Non ne posso più di sentire in televisione questo “Ben ritrovati” usato come saluto. Mi provoca l’orticaria. Ormai dilaga, lo usano tutti, è diventato il saluto di rito. Stamattina ho sentito pure una meteorina vestita da ufficiale dell’aeronautica, che apriva le sue previsioni del tempo con “Ben ritrovati“. Viene spontaneo rispondere mentalmente “Ma perché, ci eravamo persi?”. Lo usano le annunciatrici dei telegiornali, conduttori e conduttrici dei vari programmi, inviati più o meno speciali, titolari di rubriche e rubrichette quotidiane, cuochi e oroscopanti. Non bastava usare un Buongiorno, Buonasera, Buon pomeriggio, o un normalissimo Benvenuti, come si è fatto per secoli. No, oggi bisogna inventarsi sempre delle novità, per dimostrare di essere originali, creativi, estrosi, eccentrici, chic. Così tempo fa qualcuno cominciò a salutare non con un semplice Buongiorno, ma con “Ben ritrovati“, tanto per usare un’espressione diversa. E siccome è risaputo che le cose intelligenti sono difficili da accettare, ma le stronzate fanno subito presa e si diffondono peggio dell’influenza asiatica, ecco che, in brevissimo tempo, tutti si adeguano e non c’è programma TV che non vi saluti e vi accolga con “Ben trovati o Ben ritrovati“.
E’ lo stesso principio per il quale si è diffuso come un virus l’uso di “quant’altro, assolutamente sì, un attimino, sicuramente, etc…”, ma soprattutto quella specie di obbrobrio ed oltraggio alla lingua che è l’uso di “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure“. Dovrebbe essere considerato come reato, da perseguire con sanzioni, multe salate e perfino la galera per i più recidivi; roba da metterli alla gogna nella pubblica piazza. Sembrano dettagli insignificanti, ma sono segnali della stupidità dilagante, del decadimento sociale, dell’ignoranza diffusa mascherata da cultura di massa. E la cosa più assurda è che ad usare questa nuova terminologia non sono le persone ignoranti che, grazie al cielo, continuano a parlare come mangiano: i cultori di questi obbrobri linguistici sono le classi elevate, intellettuali, giornalisti, scrittori, direttori vari, conduttori televisivi, l’élite.
Sta diventando davvero insopportabile sentire ogni giorno queste aberrazioni linguistiche, proprio perché vengono da personaggi che, per il ruolo pubblico ricoperto, dovrebbero fungere da maestri, modelli da seguire. Si dice che la televisione abbia unificato l’Italia anche nella lingua; ed è vero. Oggi, dopo aver favorito la diffusione della lingua italiana dalle Alpi a Lampedusa, sta diventando la “cattiva maestra televisione“, come la chiamò Karl Popper, che non solo sta facendo dimenticare l’uso corretto della lingua, della grammatica e della sintassi, ma favorisce la diffusione degli errori più elementari ed insopportabili. Errori che non si facevano nemmeno alle scuole medie, come usare “Te” al posto del “Tu” in espressioni tipo “Come dici te…Te cosa ne pensi…). Eppure questo errore lo si sente spesso in Tv anche da parte di conduttori come Del Debbio (che, da toscano, lo usa regolarmente perché è tipico della parlata toscana) o come l’ex direttore del TG1 Gianni Riotta, o di quel grande divulgatore scientifico che pensa di essere Alessandro Cecchi Paone (l’ho sentito per puro caso proprio ieri sera, facendo zapping, mentre si rivolgeva ad un cane col Te al posto del Tu). Ma non divaghiamo, l’elenco delle scelleratezze linguistiche sarebbe lungo.
Ora, quando si sente questo nuovo modo di rivolgersi ad un ospite in studio, al pubblico a casa, o ad un inviato in collegamento esterno, viene spontaneo porsi una domanda. Ma salutare qualcuno con ”Ben ritrovato” significa che si era perso, smarrito, dimenticato o rinchiuso per sbaglio in qualche sgabuzzino degli studi televisivi e per fortuna è stato “ritrovato” magari dalle donne delle pulizie? Significa che era dato per disperso nella foresta amazzonica o nell’Africa equatoriale e che dopo anni di lunghe e perigliose vicissitudini è stato finalmente “ritrovato” vivo fra gli indigeni? Ricorda l’episodio del ritrovamento del missionario esploratore David Livingstone che era dato per disperso in Africa. Si narra che quando il giornalista Henry Morton Stanley finalmente lo trovò, dopo due anni di ricerche, lo abbia salutato con la frase diventata celebre: “Dr. Livingstone, I presume”. Ecco, oggi invece che “Dr. Livinstone, suppongo“, un giornalista italiano direbbe “Ben ritrovato, Livingstone“. Ed avrebbe anche ragione se ci si rivolge a qualcuno che si sta cercando per mari e monti da anni. Ma non ha senso se ti rivolgi al pubblico a casa o ad un personaggio che staziona in permanenza negli studi televisivi che, quindi, non si è perso, non si era smarrito, non era dato per scomparso in Patagonia. In questo caso salutare con “Ben ritrovati” è da idioti. Punto. Per essere coerenti, se quando si comincia una puntata si saluta il pubblico con “Ben ritrovati“, quando la puntata finisce si saluta con “Ben lasciati“?

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